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Shandong, come sarà la prima portaerei made in Cina

Shandong

Inaugurata la prima portaerei costruita integralmente in Cina: Shandong è stata realizzata nella provincia di Liaoning dalla Dalian Shipbuilding Industry in sei anni. L’articolo di Marco Orioles

È stata una lunga ed elaborata cerimonia quella andata in scena martedì al porto di Sanya, nella provincia meridionale cinese di Hainan, dove – alla presenza degli alti papaveri del regine, da Xi al suo capo dello staff Ding Xuexian, al vice-premier Liu He, al capo della pianificazione economica He Lifeng fino a quello del dipartimento degli staff congiunti Li Zuocheng, accompagnati dagli ufficiali del Comando del Teatro Meridionale dell’Esercito di Liberazione Popolare – è stata inaugurata la prima portaerei costruita integralmente entro i confini del Dragone.

Precedentemente nota con la sigla di Type 001, la Shandong è stata realizzata nella provincia di Liaoning dalla Dalian Shipbuilding Industry nell’arco di sei anni esatti. La sua inaugurazione era già stata fissata ad aprile, ma il periodo di prova è durato più a lungo del previsto a causa di alcuni problemi tecnici.

Si tratta di una versione modificata del modello della classe Kuznetsov che vanta caratteristiche innovative come un radar nuovo di zecca e un particolare sistema di ponti. Sarà in grado di trasportare fino a 36 caccia J-15 – la metà in più di quanti riesce a caricarne l’alta portaerei in dotazione alla Cina, la Liaoning – insieme ad un certo numero di elicotteri Z-9 e di aerei KJ-600 per la sorveglianza elettronica

Il battesimo del mare della Shandong risale al maggio 2018, mentre pochi giorni fa la portaerei è stata impiegata nello Stretto di Taiwan per “esperimenti scientifici” che celavano, secondo molti osservatori, un messaggio ben preciso all’attenzione della provincia ribelle che si rifiuta di essere riannessa alla madrepatria.

La scelta del porto in cui celebrare l’inaugurazione è stata tutto fuorché casuale: a Sanya si trova non solo la più grande base navale dell’Asia, ma anche il secondo porto per portaerei della Cina, capace di ospitare più navi simultaneamente, e la base “Yulin” per sottomarini nucleari.

Sanya, soprattutto, rappresenta una delle vie d’accesso al Mar Cinese Meridionale, che Pechino rivendica come proprio territorio in barba ai diritti dei paesi rivieraschi come il Vietnam o il Brunei, con i quali è in corso da anni un braccio di ferro che non esclude provocazioni navali ad alto rischio. Il prossimo ingresso in questa cornice infuocata della Shandong è dunque destinato ad innalzare ulteriormente il livello della tensione.

Che il nuovo gioiellino della Marina cinese porti tempesta nel Pacifico è apparso chiaro pochi giorni dopo ai lettori del South China Morning Post che – attingendo al recente articolo di una rivista cinese specializzata in questioni militari – ha squarciato il velo sulle reali intenzioni di Pechino

L’articolo del mensile Naval and Merchant Ships rivela infatti che la Shandong sarà schierata congiuntamente alla Liaoning in quello che in gergo si chiama “dual-carrier battle group”, che avrà a propria disposizione anche due cacciatorpedinieri della classe Type055, quattro fregate Type 054, sei fregate dotate di missili teleguidati, tre sottomarini nucleari Type 093B e una nave d’appoggio.

Il nuovo battle-group, ecco il punto, sarà schierato nello stretto di Taiwan con compiti di deterrenza contro qualunque potenza straniera che osasse affacciarsi in quel tratto di mare durante eventuali ostilità  – e dietro quel “qualunque” si celano ovviamente l’identikit degli Usa e del Giappone, dei primi paesi cioè che presumibilmente mobiliterebbero le proprie navi in soccorso di Taiwan durante un’invasione cinese.

Inequivocabili, a tal proposito, le affermazioni del commentatore di questioni militari Song Zhongping che, rammentando come la principale missione dell’Esercito di Liberazione Popolare sia di “bloccare l’accesso a Taiwan alle flotte di Usa e Giappone”, si rallegra per il fatto che il nuovo battle-group estenderà non poco il raggio d’azione della Marina cinese.

Sempre a detta del Naval and Merchant Ships, l’altro compito affidato al gruppo navale sarebbe di “negare ai bombardieri Usa a lungo raggio la possibilità di decollare dalla base navale di Guam (per  impedire loro)  di prendere di mira le formazioni di sbarco e i sottomarini cinesi”.

Inoltre, come ha spiegato al SCMP lo specialista in affari militari Zhou Chenming, le due portaerei “sarebbero in grado di lanciare circa 30 jet F-15 così da colpire qualsiasi aereo che decollasse dalle portaerei Usa”.

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