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Servizi, Copasir e bollettini, cosa si dice e cosa non si dice

Pnrr

Fatti, ricostruzioni e domande su Dis, Copasir, documento declassificato e non solo.

 

Dopo la desecretazione del bollettino – desecretazione (su spinta del premier Mario Draghi, ha ipotizzato La Stampa) pressoché necessaria visto il bailamme mediatico e politico – su disinformazione e propaganda russa in Italia, è possibile stabilire alcuni punti fondamentali:

1) i documenti come quello desecretato sono in realtà plurimi, come ha accennato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Franco Gabrielli: sono quattro dall’inizio della guerra.

2) vi sono documenti/report a uso interno – certamente non visibili all’esterno – quindi dell’Autorità delegata alla sicurezza;

3) vi sono documenti/sintesi riciclabili all’esterno che possono essere “dati in pasto” all’opinione pubblica e pertanto disponibili alla polemica;

4) è abbastanza evidente che nel caso di (3) si sia optato perché la rieditazione si prestasse al bailamme, semplificando fonti e obiettivi dei documenti di cui a (2);

4) in altre parole, la banalizzazione (palesemente sciatta) del documento desecretato, magari attuata dal team di un certo Capo di gabinetto attento alla comunicazione, e su input dagli alti gradi, serve ad alzare polverone e a “fare scarmazzo“, come direbbe il Commissario Montalbano.

5) L’esistenza di livelli documentali plurimi, nonché di flussi d’informazione connessi, pone ulteriori interrogativi:

a) non c’è il rischio che il Copasir si presti a questi giochi?

b) questi livelli documentali e flussi plurimi sono avallati dagli altissimi gradi dei Servizi? Se sì, perché (il “chi” è di rilevanza limitata), sempre per favorire la guerra per bande?

c) Se il Copasir, quindi la politica, si presta a questo rischio-gioco e quindi prende parte a una (sotterranea o potenziale?) guerra interna per bande, si potrebbero prefigurare futuri equilibri politici e governativi (magari in vista del 2023)?

d) i rappresentanti del Copasir saranno nei prossimi giorni negli Stati Uniti; “screditare il Copasir alla vigilia di un viaggio così delicato avrebbe potuto far comodo a qualcuno”, ha scritto il quotidiano La Verità visto che nel primo articolo del Corriere della sera sulla “rete di Putin in Italia” era indicato proprio il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica uno dei motori principali del documento.

6) Il polverone seguito al bailamme mediatico ha coperto l’invio di armi italiane e altri aiuti all’Ucraina e ritrovati in magazzini OSCE et similia in Ucraina prima che il Parlamento votasse per il loro invio.

Di tutto ciò non si parla. Meno che mai dei droni in continuo servizio da NAS Sigonella sul teatro di guerra, alcuni italianissimi e che di fatto aiutano l’intelligence a contrastare e ribattere alla guerra russa all’Ucraina.

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