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Semiconduttori, che cosa ha spifferato la taiwanese Tsmc (e non solo) agli Stati Uniti?

Chip

Tsmc, Samsung Electronics, SK Hynix e altri produttori di semiconduttori hanno dovuto compilare un questionario per il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Tutti i dettagli

 

La crisi dei semiconduttori, iniziata con l’aumento di richiesta di strumenti tecnologici per via della pandemia e proseguita a causa di altri eventi (siccità a Taiwan, incendi nelle fabbriche e blackout, blocco del canale di Suez con la Ever Given) va ormai avanti da mesi e le aziende non riescono più a sostenere i ritmi di produzione, oltre a essere nel pieno di una crisi della supply chain.

Aziende del calibro di Apple e Intel, proprio per la carenza di chip, non riescono a stare al passo e prevedono già ingenti perdite. Ma adesso, gli Stati Uniti vogliono vederci chiaro e chiedono risposte ai produttori di semiconduttori come Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc) per migliorare la trasparenza all’interno della catena di fornitura.

COSA HA RIVELATO TSMC

Tsmc, la più grande fabbrica indipendente di semiconduttori al mondo nonché uno dei principali fornitori di Apple, secondo quanto riferito da Reuters ha fornito agli Stati Uniti informazioni in merito alle proprie scorte e modalità di consegna.

L’azienda ha però rassicurato i clienti dicendo di non aver rivelato i loro dati sensibili e rimane “impegnata a proteggere la riservatezza” dei propri clienti “come sempre, assicurando che nessuna informazione specifica del cliente sia divulgata nella risposta”, riporta l’agenzia di stampa.

PERCHÉ TSMC HA SUSSURRATO AGLI USA

Il 23 settembre scorso, il dipartimento del Commercio Usa, attraverso il segretario Gina Raimondo e il direttore del Consiglio economico, Brian Deese, ha chiesto a diverse aziende, tra cui non solo Tsmc ma anche le sudcoreane Samsung Electronics e SK Hynix, di fornire volontariamente informazioni sul proprio inventario in modo da poter comprendere meglio la carenza globale di chip.

In caso di mancanza di collaborazione, Raimondo aveva fatto sapere che gli Stati Uniti avrebbero sfoderato “dalla cassetta degli attrezzi altri strumenti” con i quali le società sarebbero state tenute a condividere le informazioni. Per esempio, il Defense Production Act.

Le aziende hanno avuto 45 giorni per presentare le informazioni richieste. La scadenza era fissata per ieri, lunedì 8 novembre.

CHI ALTRO HA COLLABORATO

Anche altre aziende, 23 in tutto, tra cui Micron Technology, Western Digital e United Microelectronics, si legge su Taipei Times, hanno presentato le loro osservazioni prima della scadenza di ieri.

PREOCCUPAZIONI PER I SEGRETI COMMERCIALI

Tuttavia, fa sapere Reuters, la richiesta degli Stati Uniti ha scatenato le preoccupazioni dell’industria sudcoreana e taiwanese sui segreti commerciali.

La scorsa settimana, due fonti citate dall’agenzia di stampa hanno riferito che Samsung Electronics e SK Hynix – i due più grandi produttori di chip di memoria al mondo – avevano intenzione di non dire proprio tutto a Washington. Il Taipei Times scrive che le aziende tecnologiche sudcoreane hanno negoziato con gli Stati Uniti sulla portata dei dati da presentare.

La Cina, infine, teme che gli Stati Uniti possano utilizzare queste informazioni per sanzionare ulteriormente le sue aziende.

COSA HA DETTO TAIWAN

La scelta di Tsmc non ha incontrato l’opposizione della ministra dell’Economia di Taipei, Wang Mei-hua, la quale si è detta fiduciosa nella riservatezza dell’azienda e nella sua capacità di proteggere i dati dei clienti.

Tuttavia, il governo di Taiwan, sebbene abbia detto di rispettare il diritto commerciale degli Stati Uniti, ha anche annunciato che sosterrà le imprese nazionali in caso di “richieste irragionevoli”.

TUTTI I NUMERI DI TSMC

Vista la grande carenza di chip e le gravi conseguenze che si stanno ripercuotendo sull’industria, Tsmc ha affermato di voler spendere 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per espandere la capacità dei chip.

Secondo i media locali, le previsioni delle vendite per il 2021 dovrebbero raggiungere i 56,6 miliardi di dollari – in aumento del 24,4% rispetto all’anno scorso.

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