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Se telefonando. Il colloquio segretissimo tra Giorgio Parisi e Giorgia Meloni…

Parisi Meloni

La telefonata surreale (immaginaria) tra il premio Nobel Giorgio (Parisi) e Giorgia (Meloni), presidente di Fratelli d’Italia, dopo i risultati delle elezioni. Il corsivo semiserio di Battista Falconi

 

–       Pvontooo…

–       Sì, chi è?

–       Sono il pvofessov Giovgio Pavisi, posso pavlarve con l’onovevole Meloni pev favove?

–       Professore mio bello, sono io! Piacere, buongiorno, come mai mi chiama? Francamente, non credo che lei sia un mio fan, un mio follower, che abbia votato per Fratelli d’Italia. Me lo dice chi ha scelto? Partito communista, partito communista dei lavoratori, Italia democratica progressista antifascista, Unione popolare? No, chiedo solo per curiosità, nun critico, anzi a me ‘sti partitini me fanno ‘n sacco de simpatia, so’ forcloristici.

–       Beh, in passato l’ho anche detto, in effetti io mi vifevisco a quest’avea pvogvessista. Cevto pvefevivei votave una sinistva unita, compatta, in difesa dei divitti dei lavovatovi…

–       (un momento di silenzio, poi scoppiano a ridere assieme) Oh, oh, oh, ah, ah, ah!

–       Oddio, me fai morì, sinistra unita, lavoratori, mamma mia bella, manco ai tempi de Cossutta guarda, ma manco Tojatti. Come se io parlassi de Mussolini! Che poi, si lo facessi, tanti dei miei sarebbero contenti, oh: questi nun vonno proprio capì come se gioca e come se vince. Nun hanno capito che io so’ mejo de Mourinho. Senti, me stavi già simpatico ma mo ho capito che sei proprio ‘na sagoma. Ce possiamo dà der tu, te posso chiama’ Giorgio?

–       Ma cevto, con piaceve… Giovgia! Ah, ah, ah (scoppiano a ridere di nuovo assieme). Beh, come dicevano gli antichi “nomen est omen”.

–       E certo, come che no? Io però me movo mejo co’ le lingue moderne, ce lo sai sì che so’ diplomata al linguistico? (si gira dai suoi, fa un cenno come a dire: eh, insomma, più o meno).

–       Sì, sì lo so (anche lui si gira dai suoi, copre il microfono e sussurra: albevghievo). Senti cava, in simpatia, se posso chiedevti una cosa, sai che il pvesidente Mattavella ha vicevuto una delegazione di scienziati, che gli hanno illustvato la tevvibile cvisi climatica, l’antvopogenetic global wavming. So che anche il tuo pavtito ha adevito al lovo appello.

–       Sì sì, anche se quelli che ce l’hanno chiesto so’ tutte zecche, ma come facevamo a dì de no solo noi? E poi guarda che pure tra i miei ce so’ tanti ecologgisti, anzi i primi a parla’ de ‘ste cose in Italia semo stati noi, coi Gruppi de ricerca ecologgica, co’ Alessandro di Pietro (copre il microfono: Bono quello!).

–       Ecco, sono contento, sollevato.

–       L’unica cosa, Giorgio mio, è che sete pesanti, lagnosi, catastrofisti. Me parete Letta: ma tu l’hai mai visto ‘na vorta, nun dico ride ma manco soride? Te lo immagini che se mette a racconta’ ‘na barzelletta? Mo, Berlusconi c’avrà tutti li difetti der mondo, c’ha l’età de Tutankamon e nun ze vo’ toglie da mezzo, però ‘e barzellette le sa dì…

–       Sì, sì, pevfettamente d’accovdo, figuvati, io ho un cavatteve divevso. Aspetta un attimo (si allontana e si sente partire una musica).

–       Aho, ma ched’è? Ah sì, er sirtaki, sì, sì, lo so che balli. Io puro, ma ‘n artro genere: zumba, paso doble, jive… Oh, ma nun è che mo che ho vinto te vai a esilià su ‘n’isoletta greca? Che poi: mare, birretta, insalatina, mica sarebbe male. Artro che la vitaccia che m’aspetta. A proposito, mo che ce penzo…

–       Sì? Dimmi.

–       Senti, ma nun me potresti dà ‘na mano? Tu sei ‘n capoccione, co’ te su ‘sto gran casino de la guera, Cina, Russia, America, e poi la pandemia, beh starei più tranquilla. Com’è che dici tu ne lo spot?

–       Pvoblema complesso soluzione semplice.

–       Ecco, appunto, basta che me dici che voi fa: curtura, scola, ricerca. Quello che voi.

–       Beh, ci penso, gvazie dell’offevta. Ci devo vifletteve, ho i miei studi.

–       Artrimenti, scusa, tu te occupi de storni, no? Beh, ce potresti trovà ‘n dissuasore che funzioni anche pe’ i piccioni e i pappagallini. E pe’ i cinghiali, ovviamente. Oh, Roma è diventata ‘na voliera, ‘no zoo. Tanto tra ‘n po’ se rivota, vedrai, e famo banco puro qui.

–       Beh, ma Gualtievi si sta muovendo bene. Anche col vigassificatove.

–       Aspe’, ecco! Tu te sei occupato de gas, co’ la storia de coce la pasta a foco spento. Ebbè, famme er ministro de l’economia, o de l’energia, anzi tutti e due!

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