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Se telefonando. Il colloquio segretissimo fra Papa Francesco e Giorgia Meloni…

Meloni Papa Francesco

La telefonata surreale (immaginaria) tra Papa Francesco e Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, dopo i risultati delle elezioni. Il corsivo semiserio di Battista Falconi

 

–        Pronto?

–        (con marcato accento ispano-americano) Pronto, buenos dias. Sono Francesco, volevo parlare con l’onorevole Meloni.

–        (coprendo il microfono con la mano) Giorgia, c’è un certo Francesco, sembra straniero. Sarà qualche promozione, un operatore telefonico…

–        Francesco… Ma sì, dammi, passamelo.

–        Pronto, Francesco, ciao. Scusa molto ma in questo periodo proprio le lezioni di zumba mi sono proprio passate di mente. Senti, mo c’ho un po’ da fa’, ma ner caso tu potresti passa’ qui da me?

–        Pronto, Giorgia? Onorevole Meloni? Soy Francesco.

–        Ma chi è? Ma Francesco chi?

–        Sono Francesco, Papa Francesco.

–        Papa Francesco… Oddio santo, santo padre. Volevo dire… Ma che piacere sentirla, grazie di aver chiamato.

–        Cara Giorgia, como ho saputo de le elesioni te ho voluto chiamarre. Sei stata bravisima.

–        Grazie, grazie davvero, molto gentile, mi fa proprio piacere. Sono onoratissima. Beh, in questi giorni in effetti mi stanno chiamando in tantissimi, però sentirla di persona è veramente un piacere. Come sta?

–        Estoy bene, grassie, un pochito de aciachi ma bene, y tu?

–        Benissimo grazie.

–        Imagìno che sarrai molto ocupata ma te volevo fare i miei auguri de vuon lavoro. Y spero che riuscirai presto a otenere lo che tu vuoi. Espero moltisimo che tu ayudaras los povres, so che te estan siempre en el corazon.

–        Eccome no? Sempre! Vedrà, caro santo padre, il caro bollette sarà una delle priorità del mio governo. E anche la sanatoria delle cartelle esattoriali. Fatti, no chiacchiere, mica come quelli della sinistra, mica come i radical chic. Siamo noi il partito degli operai, dei lavoratori, dei proletari. E si nun ce pensamo noi, chi ce pensa? Letta? (scoppia in una fragorosa risata)

–        E poi le familie…

–        E certo che sì, le famiglie. Lo sa bene, le difendiamo solo noi, le famiglie.

–        E poi el… ehm… I bambini.

–        E certo che sì, pure i bambini, i figli, l’incremento demografico, il calo della natalità, anzi: il gelo della natalità. Questa me l’ha insegnata Blangiardo, il presidente dell’Istat. Ahò, è l’unico che c’ho dei miei, tutti gli altri l’hanno messi quelli de sinistra. Vabbè, poi ce penseremo.

–        E poi ce sono i bambini… gli altri bambini…

–        Gli altri bambini?

–        Eh, quelli… (abbassa la voce, sussurra) El avorto…

–        Ah, l’aborto, eh sì… Magari ci pensiamo dopo, eh? Sa com’è, è un tema divisivo, parecchio divisivo. Ora dobbiamo consolidarci, offrire l’immagine di un governo serio, affidabile, europeo.

–        E però avevi deto che modificavi la Costitussione, come en Ungheria…

–        Sì sì, ho capito, ma l’Ungheria è l’Ungheria, l’Italia è l’Italia. Adesso abbiamo altre priorità. La lotta contro le vecchie e nuove povertà. Che si combattono col lavoro, non con i sussidi! Economia sociale di mercato, questo il nostro modello. Come nella dottrina della Chiesa, no?

–        Sì, sì, claro. Intanto pensiamo a los povres, los nuevos y los viejos povres. Los italianos y los extranjeros. Todos los povres, sono todos nuestros hermanos. Siamo tuti frateli.

–        (strabuzza gli occhi, si gira dai suoi) Sì, come no, tutti fratelli, ma prima di tutto (grida) ce so’ i Fratelli d’Italia! Siamo il primo partito, nun ce n’è pe’ nesuno. E namo!

–        Giorgia, por favore, el vloco navale no lo fare.

–        Ma daje, nun te preoccupa’, so’ cose che ho detto un mese fa, c’era la campagna elettorale, ma te pare? Ma ‘ndo le pijo le navi? Ma sai che casino? Vabbè, dai, poi vedemo. Mo scusame però, France’, che c’avrei un po’ da fa’.

–        Sì, sì Giorgia, no te disturvo più. Solo una cosa ancora, si puedo, escussame.

–        Dimme, dica pure santo padre, pe’ carità, si posso.

–        Eco, per favore, no me metere de nuovo quelo agli Interni, sinò quelo le navi le trova, le mete davero, lo fa davero el vloco.

–        Ma quello chi?

–        Quelo de prima.

–        Ma chi, Salvini? (scoppia in una risata fragorosa) Ma figurate, ma quanno mai, ma manco si me lo viene a chiede’ in ginocchio su li ceci! Co’ quer nimmanco nove ch’ha rimediato. Oh, la metà dei voti s’è perso in quattro anni, la metà! E noi ner frattempo emo quadruplicato i nostri. Se, l’interno… A France’, stai senza penzieri, dormi tranquillo!

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