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Vaticano, il quadro mostruoso dello scandalo finanziario di Londra

Vaticano, la Segreteria di Stato chiede i danni a Becciu e agli altri imputati. Il post di Maria Antonietta Calabrò sul blog JustOut

 

Alla ripresa dopo la pausa estiva del processo per il più grande scandalo finanziario recente che ha coinvolto le finanze vaticane quello che riguarda il famoso palazzo di Londra, di Sloane Ave, che vede sotto processo 10 imputati a cominciare dal cardinale Angelo Becciu), le parti civili stanno delineando il quadro “mostruoso” (dal latino monstrum) dei danni economici, di cui è stato la prima vittima proprio Papa Francesco, cui centinaia di milioni di euro devono essere restituiti.

LE CONDANNE CHIESTE DEL PROMOTORE DI GIUSTIZIA

Il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, a luglio, ha chiesto condanne per 73 anni di carcere e 387 milioni di euro di confische. La parte civile IOR (rappresentata dall’avvocato Roberto Lipari) ha chiesto al Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone “la condanna degli imputati e l’accertamento delle loro responsabilità penali” e la loro “condanna alla restituzione di quanto illecitamente sottratto”. “Il soggetto offeso dalle condotte degli imputati è in primo luogo il Santo Padre”, essendo stata vanificata la destinazione dei 700 milioni di euro erogati annualmente ,a partire dal 2004 dall’Istituto per le Opere di Religione (provenienti dagli utili di esercizio e in qualche caso dalle riserve) in favore del Santo Padre e accantonati presso la Segreteria di Stato.

LA QUESTIONE DELL’OBOLO DI SAN PIETRO

Lipari ha dimostrato due cose. Innanzitutto che gran parte del danno causato non ha riguardato il cosiddetto Obolo di San Pietro. Dell’Obolo sono stati utilizzati (per gli investimenti speculativi di Raffaele Mincione) tra l’agosto e il dicembre del 2013 “solo” 80 milioni. “Gli altri 320 milioni – ha detto – provengono dal cosiddetto cespite, cioè il tesoretto “della Segreteria di Stato, cioè il patrimonio della Segreteria di Stato, che si era costituito grazie a i versamenti dello IOR in favore del Papa, è questo patrimonio che in massima parte è stato intaccato dagli investimenti speculativi messi in campo dal cardinale Becciu e dagli altri imputati”.

PAPA FRANCESCO E IL CARDINALE BECCIU

Questi investimenti – ha detto ancora – sono vietati dal codice di diritto canonico e dalle disposizioni dettate già nel 1982 (l’anno delllo scandalo Ambrosiano) da Giovanni Paolo II. Con linee guida ribadite da Benedetto XVI.

La seconda circostanza dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio è che “nessuna autorizzazione è stata data dal Papa a Becciu”. Non esiste agli atti del processo, né la difesa ha potuto produrli, nessuna “autorizzazione scritta” del Papa, la sola necessaria per procedere a disporre di somme a lui destinate.

LE SOMME DISTRATTE ERANO DESTINATE AL PAPA

Quelle distratte era somme destinate al Santo Padre – ha denunciato l’avvocato Lipari nelle sue conclusioni -, quindi occorre restituire i fondi al vincolo che avevano e rimetterli nella piena disponibilità del Pontefice per le necessità della Chiesa”. “Questi fondi siano depositati presso lo IOR”, ha inoltre chiesto il legale. E in effetti lo saranno dal momento che , grazie a una riforma dell’anno scorso voluta da Francesco, solo lo IOR è autorizzato a fare investimenti per il Vaticano: niente più finanzieri, brokers, banche estere di dubbia reputazione (Credit Suisse e Banca della Svizzera italiana, coinvolte nell’affare di Londra, sono state entrambe chiuse).

“In questo processo abbiamo visto tentativi di arricchimento personale, progetti di estrazione petrolifera in Angola, abbiamo visto il ricorso a strumenti finanziari nei quali l’amministratore di beni ecclesiastici perdeva ogni possibilità di controllo e l’impiego del denaro della Chiesa”.

IL DANNO PER LO IOR E NON SOLO

Per quanto riguarda il danno subito in proprio dallo IOR , il legale ha inoltre chiesto la liquidazione equitativa del danno morale (plurimo) e di quello reputazionale, quest’ultimo stimato da una perizia in 987.494 euro.

Enormi danni reputazionali da ristorare dagli imputati sono invece descritti nella Relazione di consulenza tecnica stilata dal professor Giuseppe Guizzi e da Sergio Paris il 13 maggio 2023 “nell’interesse della parte civile Segreteria di Stato” rappresentata in giudizio dalla professoressa Paola Severino . Per ripristinare la reputazione della segreteria di Stato serviranno secondo una stima mediana 138,145 milioni di euro . Il danno è stato causato da 50mila contenuti stampa, web e audio video, usciti tra il 1 ottobre 2019 e il 13 aprile 2023 , tutti centrati sullo scandalo di Londra.

A conti fatti, il danno di Londra si sta rivelando almeno pari a quello causato al Vaticano dallo scandalo Ambrosiano per cui la Santa Sede pagò un “contributo volontario” di 250 milioni di dollari, che secondo quanto affermato in tempi recenti dal defunto cardinale George Pell, in realtà sarebbe stato di ben 486 milioni di dollari.

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