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Mincione e i bubboni finanziari del Vaticano secondo Monsignor Pena Parra

Che cosa emerge dal memoriale di Monsignor Pena Parra. Il post di Maria Antonietta Calabrò suk blog JustOut

IL MEMORIALE DI MONSIGNOR PENA PARRA. FONTE: BLOG JUSTOUT

Monsignor Pena Parra, attuale sostituto della Segreteria di Stato a pagina 10 e 11 del suo Memoriale depositato agli atti del processo in corso in Vaticano e citato dal Promotore di Giustizia Alessandro Diddi (nella foto) nel terzo giorno della sua requisitoria il 20 luglio 2023, ha qualificato così i vari Mincione e Torzi: “il peggio della finanza internazionale”.

Mincione ha “piazzato” il Palazzo di Londra alla Segreteria di Stato incassando 100 milioni di sterline in più del prezzo a cui l’aveva acquistato un anno e mezzo prima ( accendendo un mutuo per il 75 per cento del valore). Ma naturalmente si guardò bene di far conoscere Oltretevere queste due circostanze, come dimostrato dalla perizia tecnica del professor Giuseppe Guizzi e dal dottor Sergio Paris, depositata a metà maggio dalla stessa Segreteria di Stato che si è costituita parte civile. Per questo tra i reati contestati c’è anche la truffa.

Non solo. Mincione “spuntò” dalla Sds altri 40 milioni per uscirsene del tutto “dall’affare di Londra“ facendo così lievitare il costo totale del palazzo di Sloane Ave per il Vaticano a 275 milioni di sterline (il palazzo è stato poi rivenduto nel 2022 a 186 milioni di sterline, con una perdita complessiva di tutta la vicenda che secondo Diddi si può quantificare in una forchetta compresa tra il 139 e i 189 milioni).

Il punto è che Mincione convinse ancora una volta la Segreteria di Stato che era un suo vantaggio pagare quegli ulteriori 40 milioni. Mentre in realtà era lui che aveva urgenza di incassarli, perché andavano a scadenza altri suoi impegni finanziari dello stesso importo. E infatti appena i soldi arrivarono da Oltretevere, vennero subito spostati per far fronte alla scadenza.

La relazione del Promotore di giustizia aggiunto professor Gianluca Perone ha dimostrato inoltre che i soldi della Segreteria di Stato sono stato utilizzati dal finanziere Mincione per tentare nell’estate 2018 la scalata alla Banca Carige.

L’investimento in azioni di Banca Carige e di Banca Popolare di Milano è stato secondo Perone “ugualmente privo di ogni inerenza rispetto ad una gestione finanziaria condotta nell’interesse della SdS e unicamente rispondente alla necessità di finanziare le spericolate iniziative imprenditoriali del Gruppo Mincione“.

Oltre 300 milioni di azioni della Carige vennero acquistate pochi mesi prima che la stessa banca fosse commissariata, in un momento in cui la criticità dei conti e le anomalie della gestione dell’istituto di credito erano già diventate di pubblico dominio.

Al riguardo Perone ha ricordato che:

– nel primo semestre del 2018 cominciavano a diffondersi notizie circa il grave deterioramento finanziario della Banca Carige e la Banca veniva sottoposta a controlli e ispezioni da parte delle Autorità di vigilanza;

– sempre nel 2018 Mincione, di concerto con altri soci, si impegnava, come da lui stesso ammesso nel corso dell’interrogatorio del 6 giugno 2022, in un tentativo di scalata.

– a tal fine WRM, vari Fondi gestiti da Athena Capital ed altre società appartenenti al Gruppo Mincione rastrellavano sul mercato oltre il 10% del capitale, a tal fine utilizzando si risorse proprie o prese a prestito, sia risorse finanziarie gestite per conto di investitori terzi, ivi comprese quelle versate dalla Segreteria di Stato nel Fondo GOF;

– forte di tale partecipazione, nell’agosto 2018, in vista della assemblea convocata per il 20 settembre 2018 per il rinnovo dei vertici della Banca, Raffaele Mincione presentava una propria lista di candidati consiglieri (la quale, peraltro, in assemblea non otteneva il voto favorevole della maggioranza dei votanti);

Ebbene, in tale contesto, WRM e Mincione hanno utilizzato i capitali depositati nel Fondo GOF per acquistare tra il 27 luglio e il 5 settembre 2018,343.799.640 azioni per un prezzo medio per azione di 0,0088 Euro, e per un investimento complessivo di 3.034.325,14 milioni di euro.

Si è trattato, con ogni evidenza, “di un acquisto unicamente funzionale al tentativo di scalata che, come detto, in quel frangente era tentato dal Gruppo Mincione e rispondente allo scopo di aumentare la quota azionaria di riferimento dello stesso Gruppo in vista della menzionata assemblea di rinnovo degli organi della banca del 20 settembre 2018”.

Già il 30 settembre 2018 il valore unitario delle azioni era sceso del 28% rispetto al prezzo medio di loro acquisto, e cioè da 0,0088 a 0,0064 euro, generando una minusvalenza per il fondo di 834.007,44 euro.

Il corso dei titoli è continuato a precipitare anche dopo tale data e nel novembre 2018 era sceso dell’83%rispetto al prezzo medio per il quale erano stati fatti acquistare dal Fondo GOF, da 0.0088 a 0,0015 euro, con una perdita complessiva di 2.518.625,68 euro.

Il 1° gennaio 2019 Banca Carige è stata commissariata dalla Banca Centrale Europea. Il valore delle azioni Carige, anche negli anni seguenti, non è più risalito.

In definitiva, dunque, “l’asservimento dei capitali versati nel Fondo GOF”, alimentato dal Vaticano, al fallito tentativo di Mincione e del suo gruppo di scalare la Banca Carige è costato alla Segreteria di Stato, in due mesi, una perdita di oltre 2.500.000 euro su in investimento di 3.000.000 di euro.

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