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Tutte le grane giudiziarie di Sarkozy

Sarkozy

Sarkozy, l’accusa chiede sei mesi di carcere nella vicenda Bygmalion. L’articolo di Enrico Martial

 

Giovedì 17 giugno, l’accusa ha chiesto un anno di detenzione di cui sei mesi con la condizionale e sei mesi di carcere da scontare per l’ex-presidente francese, Nicolas Sarkozy. Si tratta della vicenda Bygmalion, di finanziamento della campagna elettorale del 2012, in cui poi vinse il socialista François Hollande, e per la quale sono state coinvolte altre 13 persone, con richieste che vanno da 18 mesi a 4 anni con la condizionale, accompagnate da sanzioni pecuniarie.

Secondo l’accusa e come confermato da alcuni degli imputati, il limite di spesa fissato per legge a 22,5 mln di euro per un candidato al secondo turno delle presidenziali, fu largamente superato, quasi al raddoppio. Per restare nei limiti, sarebbe stato allora messo in piedi un sistema di false fatturazioni, ponendo a carico del partito UMP (che poi diventerà Les Républicains) gli importi sopra soglia, per incontri ed eventi che in gran parte non hanno avuto luogo, per un totale di 18,5 mln di euro. Sarkozy non ne sarebbe stato coinvolto, ma avrebbe beneficiato dell’insieme dell’operazione.

Per una campagna elettorale di due mesi, si trattava di una spesa enorme, sebbene da anni ci si lamentasse dei costi della politica. Già allora vi furono proteste per la dimensione e l’organizzazione degli eventi di Sarkozy: quello di Villepinte, dell’11 marzo 2012, con palco spettacolare, musiche create apposta, strumentazioni da concerto, migliaia di bandiere e di persone, sarebbe costato da solo 6 milioni di euro. Bygmalion, la società di comunicazione che fu incaricata dell’organizzazione, attraverso la sua filiale Events &C., era stata contattata inizialmente per 5-6 meeting, che divennero poi 15 per raggiungere un totale di 44, mentre Hollande ne organizzava “soltanto” 10.

In Francia, da anni si sgranano gli occhi per capire come sia potuto accadere. La vicenda è emersa dalle inchieste giornalistiche. All’inizio, il 27 febbraio 2014, fu il settimanale Le Point, che avvertì di un “affaire François Copé”, allora segretario dell’UMP, che avrebbe approfittato delle spese di campagna per costituirsi un tesoretto. Copé presentò denuncia, e avrebbe poi vinto un processo per diffamazione, ma scatenò il liberi tutti. Con Liberation e Le Parisien è poi venuto fuori l’importo totale, che servì effettivamente a finanziare la campagna. Il 26 maggio 2014, sotto pressione, Jérôme Levrilleux, vicedirettore della campagna, in una intervista difficile sur BFM TV, si assunse la sua parte di responsabilità e spiegò l’essenziale della vicenda, senza coinvolgere né Nicolas Sarkozy né François Copé. Nel processo Bygmalion di questi giorni quest’ultimo ha peraltro assistito soltanto come testimone e non come imputato.  Nell’inchiesta che seguì furono poi recuperati i conti, conservati su una chiavetta USB.

In mezzo ai fattori umani, anche positivi, alle prese di distanza ed espressioni di dignità che si comprendono nell’ambito della cultura francese della politica, ci sono anche rabbie e contrasti insanabili. Quella campagna fu un tentativo di recuperare il ritardo che Sarkozy aveva nei sondaggi rispetto a Hollande: i primi meeting davano indicazioni di ripresa, anche se poi non furono sufficienti. Sarkozy aveva scelto nella direzione della campagna uomini dello staff del segretario dell’UMP, François Copé, con cui non andasse d’accordo, che riteneva già orientato alla sconfitta e che voleva invece attivamente coinvolgere. Bygmalion era una società di comunicazione di ex-collaboratori di Copé, il vice capo della campagna Jérôme Lerilleux era il suo capo di gabinetto.

Così, nel processo è riemerso il contrasto tra i due: Sarkozy ha lasciato intendere che Copé potesse sapere, che qualcuno quei soldi li ha guadagnati, Copé che fu Sarkozy alla fine a beneficiarne. Insomma, un clima brutto-brutto, per un partito che ha poi cambiato nome e che si prepara per le presidenziali del 2022, tirato per la giacchetta verso contenuti di destra radicale oppure verso posizioni più “repubblicane” e centriste, e senza un vero candidato comune. Poteva esserlo Sarkozy, sempre amico del tycoon dei media francesi, François Bolloré, e che comunque ha ancora un posizione nel Paese, ma che è già stato condannato il 1° marzo 2021 a tre anni di cui due con la condizionale e uno da scontare (ora andrà in appello) al processo “degli ascolti” o Bismuth, altra brutta vicenda questa volta per “traffico di influenza” e “corruzione attiva”.

Di grande interesse è poi la relazione tra le altre 13 persone, che sono tutte di primo livello, hanno occupato funzioni importanti di staff, nei comuni, nel governo, nel partito. Ognuno ha provato a tirarsi fuori, “sono 14 versioni diverse” si è ascoltato in aula, con alcune coincidenze per i quattro che hanno ammesso almeno una parte dei fatti.

Poi c’è il tribunale e l’istruzione, che ha messo le mani sulla chiavetta USB in cui c’erano i conti, con il totale della campagna, quella poi posta in carico all’associazione di organizzazione vincolata alla soglia massima e quella con i costi girati all’UMP, che si sarebbe poi trovata con le casse in rosso.

E poi c’è il pubblico, e i giornali, in una Francia incerta all’uscita della crisi sanitaria, che ancora vive un clima di protesta composito, dall’eredità dei gilet gialli alle campagne di destra radicale su CNews di Eric Zemmour, a Thierry Mariani, candidato lepeniano pro-cinese e pro-Putin in testa ai sondaggi per le elezioni del 20 e 27 giugno nella Regione Sud di Marsiglia.

Pur nella necessaria ricerca della verità e nel rispetto della legalità, non giova sul breve termine neppure alla maggioranza il degradarsi dell’immagine pubblica di figure pubbliche e di un partito – ora Les Republicains – così rilevanti della storia della V Repubblica, e con cui si lavora, tra contrasti e collaborazioni. È una situazione complicata in cui prova a esercitarsi lo sforzo rassicurante e necessariamente incerto di Emmanuel Macron, l’attuale presidente della Repubblica.  Le elezioni regionali si tengono questa domenica, per il primo turno.

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