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Perché la vera minaccia alla leadership Usa viene dagli stessi Stati Uniti. L’analisi di Santangelo

di

Conversazione di Raffaele Perfetto, analista e blogger di Start Magazine, con Salvatore Santangelo, autore del saggio “Babel” (Castelvecchi) 

Di seguito, la terza e ultima parte della conversazione; la prima è qui e la seconda qui

Perfetto:

Hai parlato di finanziarizzazione e di ambiente, ultimamente il Ceo di BlackRock è intervenuto a difesa dei temi ambientali: stiamo assistendo a un nuovo trend?

Santangelo:

Rispetto al tema ambiente, riflettevo come sia diventato proprio una linea di scontro tra globalisti e sovranisti; diciamo che nella prima parte del ‘900, la cultura ecologica “ha abitato” la parte destra dello schieramento politico dove, difesa della patria era declinata anche in difesa dell’ambiente e del paesaggio.
In questo ultimo periodo, assumendo una visione di breve termine, pur di reggere l’urto delle nuove potenze emergenti, i sovranisti mettono l’ambiente in secondo piano.

Perfetto:

Differenze tra Usa e Cina sul tema?

Santangelo:

Da un lato abbiamo visto il congresso del Partito comunista cinese incoronare Xi che nel suo discorso ha utilizzato il termine ecologia svariate volte, proprio perché i cinesi vivono il problema dell’inquinamento in modo drammatico, mentre la risposta di Trump sul tema è stata assolutamente diversa. Ci sono dunque due visioni contrapposte e diciamo che una terza, intermedia, di buon senso può essere quella più appropriata.

Perfetto:

Torniamo a BlackRock…

Santangelo:

Non mi stupisce che BlackRock assuma una postura più ecologista in linea con alcuni ambienti finanziari che stanno spingendo in questa direzione. Certo qualcuno potrebbe giustamente obiettare che parlare di ambiente ma non di diritti umani può apparire un controsenso. Proprio un articolo del Financial Times ultimamente riportava della pratica insostenibile e criminale dell’utilizzo dei detenuti nelle supply chain produttive cinesi.

Perfetto:

Investimenti occidentali in Cina: potrebbero ridursi con la crescita della classe media e dei salari? Un libro di un economista cinese di una delle più grandi società di management consulting parlava dell’Africa come prossima fabbrica del mondo. Che ne pensi?

Santangelo:

Si, ritengo che il rischio della riduzione degli investimenti occidentali in Cina sia reale ma oggi sono in condizione di poter in parte auto sostenersi e continuare la loro corsa anche sul versante qualitativo e tecnologico.
Non la vedo così sul discorso – Africa prossima fabbrica del mondo – perché al di là degli aspetti infrastrutturali, di reti, di leadership, l’automazione farà si che le fabbriche così come le conosciamo non ci saranno più. L’Africa sta perdendo il suo treno. Inoltre il tema dell’automazione apre al tema del reddito di cittadinanza ma non nel modo in cui viene posto dai nostri media e dai politici italiani. Parlo di qualcosa di diverso dal puro assistenzialismo, su cui si rischia di scivolare soprattutto nel Sud Italia.

Perfetto:

Concludiamo sulla leadership. Vedi la leadership americana minacciata? Ulteriori spunti per il nostro Paese?

Santangelo:

Diciamo che l’unica vera minaccia alla leadership americana viene dagli stessi Stati Uniti. È proprio quello a cui stiamo assistendo nello scontro tra Trump e quello che viene definito il Deep State. Credo che gli Usa oggi siano un Paese profondamente smarrito, lo sono dopo la lunga guerra al terrorismo, le torture, Guantanámo, una crisi economica che ha assunto le proporzioni di un’apocalisse, il salvataggio delle banche da parte dello Stato. Abbiamo assistito alla progressiva erosione del soft power americano. Gli Stati Uniti devono riconquistare una leadership non solo muscolare, basata sulle metriche finanziarie di Wall Street o sugli asset militari.
Per quanto riguarda l’Italia ritengo che avremmo bisogno di una leadership che assecondi meno gli umori delle masse, che sia più sfidante e che faccia passare il giusto messaggio: senza rimboccarsi le maniche è difficile emergere in uno scenario così competitivo.

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