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Profumo di Salvini in Leonardo, scaricabarile governo-regioni, le forbici di Bergoglio, giallo Astrazeneca

di

arnese

La Lega di Salvini azzoppa Profumo (Leonardo), che cosa combina Astrazeneca secondo Bruxelles, come usa Papa Francesco la lima nella Santa Sede. E non solo. Fatti, nomi, numeri, polemiche e curiosità. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

IL MANCATO INCASSO DI LEONARDO CON DRS

Ecco perché l’ex Finmeccanica rottama la quotazione dell’americana Leonardo Drs

PROFUMO DI SALVINI IN LEONARDO

Leonardo, Drs e le bufale sul Pentagono. Il corsivo di Arnese e Walsingham

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU LEONARDO E DRS

Secondo autorevoli fonti finanziarie, la domanda non è stata sufficiente ad assorbire i 31,9 milioni di azioni offerte nella fascia di prezzo proposta, tra 20 e 22 dollari. Il punto di equilibrio si sarebbe trovato intorno ai 18 dollari.

Pertanto l’incasso minimo si sarebbe ridotto del 10% a 574,2 milioni di dollari, pari a 485,8 milioni di euro, ovvero 55 milioni in meno del minimo programmato. Secondo fonti vicine all’a.d., Alessandro Profumo, Leonardo non ha voluto «svendere». «Un’Ipo verrà valutata nuovamente quando le condizioni di mercato saranno favorevoli e sarà possibile ottenere un’Ipo di successo con una valutazione appropriata di questo business strategico», ha detto la società.

La debolezza della domanda sarebbe stata alimentata dalle recenti dichiarazioni del presidente americano, Joe Biden, sul taglio la spesa militare. Il bilancio 2020 di Drs, in dollari, dichiara 2.778 milioni di ricavi (il 18% del gruppo Leonardo, calcolato in euro), un utile operativo di 181 milioni e netto di 85 milioni, con 427 milioni di debiti finanziari netti.

Fonti finanziarie fanno notare che dal 9 novembre, quando si è cominciato a parlare dell’operazione Drs, i titoli della difesa negli Usa sono aumentati del 20% circa, circa 10 punti più del mercato americano e quindi non ci sarebbero condizioni avverse di mercato. Fonti vicine all’operazione rilevano però che dal 15 marzo a ieri le società «mid cap Defense», come Drs, hanno perso circa il 6 per cento. Profumo ha detto che le condizioni di mercato sono cambiate negli ultimi giorni. I proventi del collocamento sarebbero serviti a ridurre l’indebitamento finanziario netto di Leonardo, che nel 2020 è salito da 2.847 a 3.318 milioni di euro. Profumo ha detto che il gruppo potrebbe «creare liquidità con dismissioni» se si presentassero opportunità.

Negli ultimi tre mesi negli Usa sono state annunciate 520 Ipo. Di queste 260 sono già quotate, 255 sono in corso, solo 5 sono state rinviate o cancellate, inclusa Drs. La bozza di prospetto per la quotazione Drs, depositata presso la Sec, era stata emendata da Leonardo il 22 gennaio: tra i fattori di rischio era stato evidenziato un paragrafo con i «rischi reputazionali in conseguenza della condanna» in primo grado dell’a.d. Profumo per la precedente carica di presidente di Mps a sei anni di reclusione. Una lettera alla Sec era stata inviata il 16 marzo da Giuseppe Bivona di Bluebell Partners.

Leonardo ha puntualizzato che la decisione di rinviare l’Ipo è dovuta esclusivamente a considerazioni sul prezzo e che non ci sono questioni di «compliance» con la Sec sul prospetto.

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GUERRA DEI MAGISTRATI SU ENI

ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL QUOTIDIANO LA STAMPA SU ENI E MAGISTRATURA:

Dopo il caso Eni è scontro aperto all’interno del palazzo di giustizia di Milano. L’ultimo colpo lo ha sferrato il procuratore Francesco Greco che in una nota si è schierato pubblicamente «al fianco» del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e del pm Sergio Spadaro, rappresentanti dell’accusa al processo. «I quali, nonostante le intimidazioni subite, hanno svolto il loro lavoro con serenità, professionalità e trasparenza». Il riferimento è al processo sulla presunta maxi tangente da oltre un miliardo di euro che per i pm sarebbe stata pagata da Eni e Shell finito in primo grado con l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» di tutti gli imputati. Una sentenza cui ha fatto seguito una moltitudine di polemiche che hanno dato spunto anche a un velenoso botta e risposta in una chat di whatsapp interna della procura. Dove sono «volati gli stracci», finiti poi qualche giorno fa sulle pagine de Il Giornale. Qualcuno ha chiesto un’assemblea nella procura che però è stata rifiutata, ma la discussione non si è fermata ai pm. Perché nelle scorse ore è intervenuto il presidente del Tribunale, Roberto Bichi, che ha inviato una lettera «di solidarietà» al collegio giudicante del processo Eni Nigeria, al presidente Marco Tremolada e ai colleghi Mauro Gallina e Alberto Carboni, con un ringraziamento «istituzionale» per la conduzione del processo Eni. -Nigeria, nonostante «polemiche di carattere mediatico». La presa di posizione è contro chi ha sollevato dubbi sull’imparzialità del collegio, paventando una vicinanza tra i giudici del caso e le difese degli imputati.

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ASTRAZENECA NEL MIRINO DI BRUXELLES

 

SPALLANZANI SBALLOTTA ASTRAZENECA

 

NOVITA’ VACCINALI

 

SCAZZI VIRALI TRA GOVERNO E REGIONI

 

LO SCARICABARILE DI GIANI

 

VACCINAZIONI JUNIOR

 

GROVIGLI EDITORIALI

 

RINCARI D’ACCIAIO

 

COSA SUCCEDE A PALAZZO CHIGI

 

LA LIMA DI PAPA FRANCESCO

 

BOLDRINATA

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA SU ASTRAZENECA E CATALENT

Alla Commissione europea non tornavano i conti. E così ha chiesto all’Italia di andare a controllare. Così è avvenuto, e si è scoperto che effettivamente alla Catalent di Anagni, in provincia di Frosinone, sono stoccate 29 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca, che nello stabilimento laziale viene infialato.

La notizia, anticipata ieri dal quotidiano La Stampa, ha fatto il giro del mondo e creato un vespaio di polemiche e nonostante una giornata di precisazioni, resta comunque, almeno in parte, avvolta nel mistero.

Non è chiaro per esempio il luogo di produzione di queste dosi. L’azienda ieri ha precisato che sono state prodotte fuori dai confini Ue, aggiungendo che in parte sono destinate ai Paesi europei e in parte a quelli che fanno parte del programma Covax, cioè Paesi a basso reddito: «Non ci sono esportazioni attualmente pianificate se non verso i paesi del programma internazionale dell’Oms Covax. Ci sono 13 milioni di dosi di vaccino in attesa del rilascio del controllo qualità a Covax come parte del nostro impegno a fornire milioni di dosi ai paesi a basso reddito. Il vaccino — spiega ancora l’azienda — è stato prodotto al di fuori dell’Ue e portato nello stabilimento di Anagni per essere riempito in fiale». Mentre «altre 16 milioni di dosi sono in attesa del controllo di qualità per essere poi spedite in Europa».

Ma le informazioni che diffonde la Commissione europea divergono sulla provenienza dei vaccini. Per il commissario Ue, Thierry Breton, a capo della task force per la produzione dei vaccini, «si tratta di dosi prodotte principalmente nello stabilimento di AstraZeneca, Halix, situato nei Paesi Bassi che non ha ancora ottenuto l’autorizzazione dall’Agenzia europea dei medicinali. Quando ottengono il visto come laboratorio di produzione, possono essere distribuiti tra i Ventisette», ha aggiunto.

Insomma la vicenda ha anche le caratteristiche del giallo. Che non viene chiarito nemmeno dalla precisazione dello stesso Mario Draghi: «Sabato sera ho ricevuto una telefonata dalla presidente della Commissione von der Leyen» che segnalava la presenza di lotti di vaccino AstraZeneca che non tornavano nei conti della Commissione e che sarebbero stati» infialati ad Anagni, «mi si suggeriva di ordinare un’ispezione. La sera stessa ho chiesto al ministro Speranza di mandare i Nas: sono andati immediatamente e la mattina hanno identificato quei lotti in eccesso. I lotti sono stati bloccati e oggi ne sono partiti due per il Belgio, diretti alla casa madre. Dove andranno non so, intanto la sorveglianza continua per i lotti rimanenti nello stabilimento di Anagni». Tutti i lotti in uscita vengono controllati dai Nas. Ed esiste anche quello che a Bruxelles definiscono come rischio di triangolazioni poco trasparenti delle destinazioni del vaccino.

Risulta al Corriere che almeno un milione di dosi stoccate ad Anagni siano destinate alla Papua Nuova Guinea: avranno come prima tappa l’Australia, che ha avvertito la Farnesina. Sia a Roma che nella Commissione si chiedono: sicuri che alla fine questo milione di dosi non arrivi ad un terzo Paese?

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