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Tutte le promesse di Russia e Ucraina ai negoziati in Turchia

L'Ucraina ha proposto alla Russia l'assunzione di uno status di neutralità militare, ma chiede in cambio garanzie di sicurezza. Mosca, invece, dice di voler ridurre le operazioni militari a Kiev e Chernihiv, dove però stava già faticando ad avanzare. Il punto della situazione.

 

La Russia ha detto di avere intenzione di ridurre drasticamente le sue operazioni militari a Kiev e a Chernihiv, nel nord dell’Ucraina, per “aumentare la fiducia reciproca” con il governo ucraino e arrivare a una pace. L’annuncio è stato fatto dal viceministro della Difesa russo a seguito dei negoziati odierni a Istanbul, in Turchia, definiti costruttivi sia dalla delegazione russa che da quella ucraina.

PERCHÉ BISOGNA ESSERE CAUTI

L’annuncio va accolto con cautela. Finora, infatti, la Russia non ha rispettato tutti gli accordi sui corridoi umanitari, fondamentali per l’evacuazione dei civili dalle aree interessate dagli scontri. E poi, per il momento, Mosca non ha ridotto né le forze né gli attacchi in Ucraina.

L’avanzata dell’esercito russo nelle due città, inoltre, si trovava già in una fase di stallo. Un funzionario della Difesa degli Stati Uniti – l’intelligence americana ha mostrato finora di essere ben informata sui piani del Cremlino e sullo stato della campagna russa – ha detto lunedì ai giornalisti che la Russia non sta riuscendo ad avanzare nelle zone di Kiev e Chernihiv, e che anzi è stata costretta a istituire delle “posizioni difensive” per resistere alla controffensiva ucraina.

LA “NUOVA FASE” DELL’INVASIONE RUSSA

La settimana scorsa la Russia ha annunciato che la propria “operazione militare speciale” in Ucraina (è il nome dato all’invasione) stava entrando in una “nuova fase” focalizzata sulla “liberazione” (il Cremlino sostiene che in Ucraina ci sia un regime nazista: non è vero) della regione del Donbass, nell’est del paese.

Una parte di questa regione è controllata da separatisti ucraini e filorussi, a capo di due autoproclamate repubbliche, Doneck e Lugansk, entrambe riconosciute dalla Russia. Dal 2014 è in corso una guerra a (più o meno) bassa intensità tra il governo di Kiev e questi gruppi, sostenuti da Mosca.

Come spiega Axios, la Russia potrebbe sfruttare un eventuale cessate-il-fuoco con il governo ucraino per riorganizzare le proprie truppe e le proprie linee di rifornimento in un’ottica di prosecuzione della guerra. La strategia generale del conflitto potrebbe venire rimodulata visto il mancato raggiungimento degli obiettivi inizialmente prefissati (la rapida presa di Kiev e la sostituzione di Volodymyr Zelensky con un presidente vicino al Cremlino).

LE PROPOSTE DELL’UCRAINA

A Istanbul la delegazione ucraina ha proposto alla Russia una trattativa sullo status della penisola della Crimea e l’adozione di una postura di neutralità: significa che Kiev (che aderirà all’Ue) non entrerà a far parte di alleanze militari come la Nato e che non ospiterà basi straniere sul proprio territorio. In cambio, però, ha chiesto alla Russia delle garanzie sulla sicurezza.

Come riporta Reuters, tra i possibili garanti della sicurezza ucraina figurano Polonia, Israele, Turchia, Italia e Canada: sono quasi tutti membri della Nato.

I funzionari ucraini e russi torneranno a riunirsi entro le prossime due settimane. Il capo negoziatore russo ha parlato di un possibile vertice tra Zelensky e Vladimir Putin, a patto però che i ministri degli Esteri delle due parti riescano a raggiungere un accordo di pace. Finora Putin non ha accettato gli inviti di Zelensky, né ha sostenuto pubblicamente una qualche proposta di pace.

(articolo aggiornato alle ore 16,30 del 29 marzo 2022)

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