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Come la Russia arma la Serbia (e l’America s’inalbera)

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Serbia
U.S. Army and Italian Esercito soldiers do a pre-jump safety simulation during static-line training as part of a training aspect of exercise Steadfast Javelin II on Ramstein Air Base, Germany, Sept. 3, 2014. This NATO-led exercise involves more than 2,000 service members from several nations, and takes place across Estonia, Germany, Latvia, Lithuania and Poland. The exercise focuses on increasing interoperability and synchronizing complex operations between allied air and ground forces through airborne and air-assault missions. (U.S. Air Force photo/ Airman 1st Class Jordan Castelan)

La Serbia ha iniziato a investire più seriamente nella ricostruzione del suo esercito e si affida alla Russia. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Dopo non avere investito per molti anni nelle forze armate, la Serbia ha iniziato a investire più seriamente nella ricostruzione del suo esercito. La Serbia ha speso quasi 830 milioni di euro a partire da dicembre 2016 per modernizzare le sue forze armate. Nel solo budget dell’anno in corso è stato approvato una cifra record di 182,6 milioni di euro per la difesa militare.

La decisione del governo del 7 ottobre ha aumentato il bilancio per gli appalti di armi a circa 233,48 milioni di euro. Una volta calcolate tutte le spese, si stima che quest’anno verranno spesi 356,25 milioni di euro.

In altri termini è chiaro che i fondi totali per la modernizzazione supereranno il miliardo di euro, cosa che indica chiaramente che l’esercito serbo intende porre in essere una vera modernizzazione .

Tutto ciò non deve destare alcuna sorpresa poiché la collazione geopolitica della Serbia è tale che solo un forte esercito serbo può garantire la pace.

Ebbene, la Russia gioca un ruolo rilevante nella modernizzazione delle forze armate della Serbia poiché oltre a vendere armi, svolge anche l’addestramento per i membri dell’esercito serbo.

La tecnologia militare russa – secondo alcuni osservatori – è significativamente più economica di quella occidentale e in taluni casi ha una qualità tecnologica più elevata.

Sei velivoli da caccia MiG-29 dati dalla Russia alla Serbia sono stati messi in servizio e alcuni dei principali costi per attivarli finora hanno incluso il trasporto, la revisione e l’estensione della vita. Inoltre, oltre al pacchetto di modernizzazione, è inevitabile acquisire un certo numero di armi indispensabili per i Mig come il missile aria-aria R-77 dal costo di circa 1 milione di dollari .Anche la Bielorussia intende effettuare un consegna di tale natura entro il 2021.

A ottobre, tre ulteriori elicotteri Mi-17V-5 multiuso di trasporto medio sono arrivati ​​dalla Russia alla Serbia, leggermente meglio equipaggiati dei primi due acquistati nel 2016. 

Il prezzo del Mi-17V-5 varia da 14 a 22 milioni di dollari a seconda della versione e dell’intero pacchetto che contiene addestramento, equipaggiamento, armamento e logistica. La Serbia ha anche acquisito 4 elicotteri d’assalto russi, gli elicotteri d’assalto Mi-35M, che potrebbero essere consegnati entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo anno. Il prezzo di questo tipo di elicottero sul mercato varia da 20 milioni a 30 milioni di dollari e in taluni casi può superare i 30 milioni di dollari.

Oltre ai 6 caccia MiG-29, la Russia ha donato alla Serbia anche 30 carri armati T-72 e 30 veicoli corazzati da ricognizione BRDM-2.

Anche l’acquisto di sistemi missilistici terra-aria a medio raggio Panstir – S1 è stato ufficialmente confermato. Questo sistema non è affatto economico, poiché per un solo veicolo è necessario allocare circa 15 milioni di dollari ai quali vanno aggiunti i costi di addestramento, logistica, pezzi di ricambio e quindi il prezzo può essere superiore a 20 milioni di dollari.

Tutte queste armi, che provengono sia dalla Russia che dalla Bielorussia comporteranno certamente un costo di 600 milioni di dollari.

Tuttavia, l’acquisto serbo di armi dalla Russia non è passato inosservato agli Stati Uniti d’America. Infatti il Rappresentante speciale degli Stati Uniti per i Balcani occidentali Matthew Palmer davanti ai media macedoni ha espresso preoccupazione per il fatto che la Serbia potrebbe acquisire armi russe:

“Sono preoccupato non solo per lo spiegamento delle armi russe, ma anche per la possibilità che la Serbia acquisisca importanti sistemi militari russi”, ha detto il diplomatico americano ai media macedoni. E se il presidente della Serbia Aleksandar Vucic ha ripetutamente affermato che la Serbia non ha soldi per l’S-400 e che la Serbia sceglie saggiamente quali armi acquistare, Matthew Palmer “consiglia” a Belgrado di fare attenzione con tali acquisizioni. Ha chiarito infatti che “gli Stati Uniti potrebbero rivedere il regime di sanzioni contro la Serbia”.

Questa preoccupazione è ben lungi dall’essere infondata .Infatti sono state fatte esercitazioni militari congiunte serbo-russe negli ultimi cinque anni. Una recente esercitazione che ha attirato molta attenzione a causa dell’arrivo del moderno sistema missilistico terra-aria a lungo raggio S-400 e dei sistemi missilistici terra-aria a medio raggio Panstir – S1, ha rappresentato la seconda fase dello “Slavic Shield 2019”  mentre la prima fase è stata condotta a settembre vicino ad Astrachan ‘in Russia. Quindi l’esercito serbo si è allenato sul sistema S-400 Triumph, che è il più potente sistema di difesa aerea a lungo raggio del mondo. È anche importante notare che il sistema missilistico terra-aria a lungo raggio S-500 è già stato sviluppato in Russia e dovrebbe entrare in uso operativo nell’esercito russo il prossimo anno.

Le esperienze passate di aggressione contro Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia e Siria hanno dimostrato che solo i paesi con forti sistemi di difesa aerea sono stati in grado di condurre una politica indipendente o neutrale. Ma è certamente errato credere che una batteria S-400, come viene presentata da numerosi analisti serbi, sia sufficiente per proteggere il cielo della Serbia.

La Serbia ha bisogno di due batterie missilistiche S-400 che costerebbero circa un miliardo di euro. Inoltre, l’S-400 non è mai stato progettato per funzionare come sistema autonomo ed è più efficace come parte di un sistema di difesa aerea integrato molto più ampio. Un’efficace difesa aerea consiste in strati di diversi tipi di sistemi missilistici superficie-aria – dalla distanza molto breve alla distanza molto lunga. Inoltre è necessario che vi siano anche radar diversi e altri sensori per il rilevamento di diversi tipi di bersagli nemici. Per la Serbia, ciò significa che oltre all’S-400, che è un sistema a lungo raggio e al Pantsir S1, che è un sistema a corto raggio, è necessario un sistema missilistico terra-aria a medio raggio – come l’ Buk-M3 -sarebbe necessario.

Tuttavia, tenendo presente che il governo della Serbia e le istituzioni finanziarie internazionali prevedono che la Serbia avrà una crescita del PIL di circa il 4% negli anni a venire, esiste secondo alcuni analisti serbi una reale possibilità che la Serbia completi i suoi sistemi di difesa aerea acquistando dai russi missili terra-aria a medio e lungo raggio. Questa conclusione è anche la conseguenza logica del fatto che l’esercito serbo è stato addestrato per gestire il sistema S-400.

Ora, benché la Serbia abbia dichiarato la propria neutralità militare nel 2006 e abbia aderito al programma Partnership for Peace della NATO 
e si sia anche candidata per aderire all’UE, allo stato attuale non cerca una piena integrazione con l’alleanza atlantica. Non dimentichiamoci da un lato che la NATO ha mosso guerra ai serbi di Bosnia nel 1995 e alla Serbia nel 1999 in sostegno alla causa degli albanesi kosovari e dall’altro lato che né la Serbia né la Russia hanno riconosciuto la dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 2008.

Dall’altra parte la Russia sta ponendo in essere una chiara strategia geopolitica volta a collocare la Serbia all’interno della sua sfera di influenza. A tale riguardo non dobbiamo dimenticare che la Serbia, dal punto di vista strettamente energetico, dipende dalla Russia per le forniture di gas naturale e che proprio la compagnia statale petrolifera serba Naftna Industrija Srbije è di proprietà della Gazprom. Infatti proprio Gasprom svolge un ruolo geopolitico fondamentale come abbiamo già avuto modo di indicare in un articolo recente.

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