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Russia e Cina vanno a braccetto nella violazione delle libertà

Russia Cina

Cosa insegnano i casi dell’associazione Memorial e del giornale Stand News sulle pratiche di Russia e Cina. Il punto di Giuseppe Gagliano

 

Le due notizie battute dalle principali agenzie di stampa internazionali, relative una alla Russia e l’altra a Hong Kong, non possono non essere accomunate. Dimostrano come sia ancora ampia e diffusa la violazione della libertà di espressione e di associazione. Dimostrano ancora una volta come le libertà fondamentali dei cittadini siano oggetto di persecuzione da parte di sistemi autoritari. Ma dimostrano anche come la Russia e la Cina sul fronte della violazione della libertà dei diritti fondamentali procedono in modo sinergico. Stiamo naturalmente facendo riferimento alla associazione Memorial e alla chiusura definitiva di Stand News.

COSA SUCCEDE IN CINA CON STAND NEWS (HONG KONG)

La polizia di di Hong Kong ha arrestato sette persone che lavoravano presso Stand News, la nota piattaforma di notizie online, per la pubblicazione del materiale che le autorità hanno qualificato come sediziose e come strumento per incitare all’odio contro il governo. Stand News era infatti diventato il maggiore strumento di opposizione.

La polizia ha congelato 7,8 milioni di dollari del periodico. Dopo l’arresto, l’editore Patrick Lam Shiu-Tung, 34 anni, ha rassegnata subito le dimissioni insieme all’ex direttore Chung Pui-Kuen, di 52 anni. L’ex leader dell’opposizione Margaret Ng Ngoi-yee, la cantante e attivista Denise Ho Wan-Sze, lo scrittore Chow Tat-Chi e Christine Fang Meng-Sang sono stati arrestati nelle loro case. La perquisizione e l’arresto ha coinvolto più di 200 agenti di polizia, i quali hanno portato via ben 33 scatole di prove compresi i computer e il materiale giornalistico. Il sovrintendente di Hong Kong Steve Li Kwai del dipartimento di Sicurezza nazionale della forza di polizia ha dichiarato di aver individuato un conto bancario di sette milioni di euro di patrimonio. Secondo il comunicato ufficiale, l’origine di questi fondi non sarebbe né documentata né spiegabile.

Un altro elemento che ha indotto la sicurezza nazionale di Hong Kong a procedere alla chiusura del periodico online è stato il fatto che ci fosse una sede locale in UK. Complessivamente la polizia di Hong Kong, analizzando gli articoli pubblicati nell’ultimo periodo, ha constatato che questi avevano come scopo di incitare all’odio e al disprezzo per il governo e per il potere giudiziario incitando sia alla violenza che alla disubbidienza civile. Alcuni articoli avevano accusato direttamente il governo di abusare dei tribunali locali e dei poliziotti che avevano sparato sui manifestanti durante la rivolta che ci fu nel 2019 presso l’Università cinese di Hong Kong. Inoltre, in numerosi post pubblicati dalla rivista online vi sono contenuti chiaramente finalizzati a incitare alla secessione di Hong Kong dalla Cina.

Parallelamente a questa notizia, non va dimenticato che la Cina è stata – ed è – molto attiva nell’infiltrare le università straniere attraverso gli Istituti Confucio, approfittando del fatto che i sistemi democratici garantiscono la libertà di espressione e di opposizione: sono cioè sistemi politico a maglie larghe di cui la Cina si serve a suo vantaggio.

COSA SUCCEDE IN RUSSIA CON MEMORIAL

Veniamo adesso alla Russia. La Corte Suprema della Federazione russa il 28 dicembre ha comunicato la chiusura di Memorial, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani più antica in Russia, fondata durante il periodo di Gorbaciov con lo scopo di commemorare le vittime del regime sovietico accusandola di essere – al pari delle Ong legate a Soros – uno strumento di paesi stranieri. Opportunamente, sia le Nazioni Unite che l’Unione europea hanno espresso il proprio sconcerto di fronte allo smantellamento dell’organizzazione russa. La decisione naturalmente ha una natura esclusivamente politica, anche se il procuratore della corte suprema russa ha accusato la sua stazione di distorcere la storia creando una falsa immagine dell’URSS, che viene raffigurata come uno Stato terrorista durante la gestione di Stalin e viene quindi assimilato a quello hitleriano.

Entrando nel dettaglio della genesi storica di questa associazione, non dimentichiamo che Memorial fu fondata nel 1987 dal premio Nobel per la pace Andrei Sakharov per denunciare il sistema dei gulag. Il materiale d’archivio recuperato è stato fondamentale sia per gli storici russi che per gli storici occidentali allo scopo di ricostruire gli strumenti di repressione che furono posti in essere da regime russo da Lenin in avanti. Ma l’associazione Memorial è composta anche di un’altra entità di natura legale, e cioè la Memorial Human Rights Center, che si occupa di prigionieri politici nella Russia moderna. Questo centro si è battuto a favore dei prigionieri politici e in modo particolare a favore di Navalny. Esemplare, ci sembra, la risposta che l’associazione ha dato in un documento pubblicato online e che ogni uomo libero non può che sottoscrivere.

COME RUSSIA E CINA RIELABORANO IL PASSATO

Ogni regime – soprattutto se totalitario – vuole attuare una ricostruzione a suo uso e consumo del passato allo scopo di consolidare il suo consenso. Ogni regime insomma fa un uso strumentale e propagandistico della storia. La documentazione che questa associazione ha portato alla luce smentisce l’attuale narrativa di Putin. Smentisce clamorosamente la fantasiosa ricostruzione della storia russa che Putin vorrebbe imporre all’opinione pubblica russa e mondiale. Infatti grazie a questa associazione è stato possibile dimostrare che il massacro di Katyn nei confronti dei ufficiali polacchi del 1940 non fu commesso dai nazisti, ma fu invece opera dell’NKVD.

Ma ancora una volta il legame con la Cina risulta di una evidenza insieme drammatica ed esemplare: anche la Cina ha infatti da un lato cancellato il genocidio attuato da Mao negli anni Cinquanta per realizzare il Grande balzo in avanti, come dall’altro lato ha cancellato anche le vittime di piazza Tienanmen del 1989.

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