Sono perfettamente speculari: la destra, che usa le sentenze bislacche per propagandare il “sì” alla riforma della giustizia sottoposta a vaglio referendario, e la sinistra, che specula sul poliziotto presunto assassino di Rogoredo per spingere il “no” allo scudo penale per le forze dell’ordine. La sinistra che ora potrebbe utilizzare anche i poliziotti dediti a taccheggio in un centro commerciale, scendendo un pochino di livello scandalistico.
Nel frattempo, la destra poliziottesca non trova di meglio che passare da un eccesso all’altro e Ignazio La Russa, il vicepresidente della Repubblica (fa amaramente sorridere, ma è proprio così), riesuma il vecchio slogan almirantiano, condannare a morte due volte i terroristi neri per giustificare la pena capitale contro quelli rossi, applicandolo alla cocente disillusione provocata dal poliziotto giustiziere di pusher, che si è rivelato un semplice delinquente coperto dalla divisa. Anche poco furbo, a giudicare da come ha gestito la vicenda che è ulteriormente infangata dalla velocità con cui gli vengono sollevati altri addebiti da coloro che, presumiamo, finora l’avevano coperto almeno col loro silenzio.
Al fondo di questo bailamme, buono per reggere chat e chiacchiere da bar per qualche giorno, resta il desiderio che entrambe le parti politiche evitino di commentare qualunque notizia di cronaca come fosse la prova provata delle loro asserite ragioni. Lo stesso invito, peraltro, andrebbe rivolto anche ad altri apparati dello Stato, quelli che in teoria non dovrebbero neppure avere un colore politico: magistratura, sanità, istruzione, etc.
C’è solo un’espressione capace di rivaleggiare in urticanza con la “pace giusta e duratura” per l’Ucraina che, ieri nel quarto anniversario del conflitto, l’ex ambasciatore Giorgio Starace giustamente ammoniva essere una contraddizione in termini. È quella di “abbassare i toni”, che in genere viene pronunciata con un’insistenza tale da poter solo irritare le persone cui è rivolta. La soluzione per uscire dall’infodemia sarebbe semplicemente quella di parlare di meno, di tacere, di scrivere qualche bel silenzio, a prescindere dal volume. Ma anche questo, evidentissimamente, è un ossimoro: basta dirlo, “parliamo meno”, che già si è infranta la regola. Come il “sarò breve” con cui amano principiare le loro relazioni gli oratori prolissi.







