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Renzi e Salvini a lezione da Emanuele Macaluso. Il Bloc Notes di Magno

di

Macaluso

Macaluso scrive non per rimpiangere un passato che non c’è più, per lamentarsi delle proprie delusioni o per dare sfogo alle proprie inquietudini. Il Bloc Notes di Michele Magno

 

Quando un amico taglia il traguardo dei novantacinque anni, è ovviamente una bella notizia. Se poi questo amico si chiama Emanuele Macaluso, la notizia è splendida. Perché la sua vitalità intellettuale dimostra che l’età che conta è quella della mente, mentre l’età anagrafica non è di per sé indicativa di nulla. In un paese in cui la retorica del giovanilismo ha assunto talvolta aspetti grotteschi, si tratta di una verità che non andrebbe mai ignorata.

“Se non scrivo, se non comunico quello che penso, per me è come morire”, confessava  Macaluso nella prefazione al suo ultimo saggio, “La politica che non c’è” (2016). Per appagare questa indomabile passione ha trasferito ormai da tempo la sua mitica firma, “em.ma“,sul più popolare dei social network. Quasi ogni giorno ci regala così su Facebook un corsivo dalla prosa asciutta e tagliente, che nulla concede alle seduzioni della nostalgia. Il post del 4 novembre scorso che più avanti propongo al lettore, a mio avviso, lo prova inconfutabilmente.

Macaluso scrive non per rimpiangere un passato che non c’è più, per lamentarsi delle proprie delusioni o per dare sfogo alle proprie inquietudini. Egli è infatti un combattente “totus politicus” con i piedi ben piantati nella vicenda del movimento operaio novecentesco, ma con la testa costantemente rivolta a indagare il presente e a scrutare il futuro possibile della sinistra italiana ed europea. Di una sinistra ancora in cerca di risposte nuove alle domande antiche di libertà e di eguaglianza. Di una sinistra oggi in debito di consensi, anche per il suo fiacco legame con la multiforme realtà del lavoro moderno; e in crisi di identità, anche per una insensata rottamazione della sua storia.

Qui lo sguardo del più eretico dei togliattiani si fa talvolta impietoso, ma il suo stile non è certo quello del predicatore saccente. Perché la preoccupazione che più lo assilla è il cedimento degli argini democratici a un populismo aggressivo e arrembante, il venir meno delle conquiste sociali e civili a cui ha partecipato da protagonista fin dalla nascita della Repubblica.

“Il futuro ha un cuore antico”, recita il titolo del libro di Carlo Levi. Macaluso ne è stato sempre convinto, e non per caso ha posto in calce a uno dei suoi testi più maturi, “Comunisti e riformisti” (2013), un proverbio cinese che dice: “Chi prende l’acqua da un pozzo non dovrebbe dimenticare chi l’ha scavato”. Ma di una cosa deve essere sicuro: chi ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscere le sue battaglie culturali e politiche non può dimenticarlo.

“Matteo Renzi, dopo aver incontrato a Riad i governanti dell’Arabia Saudita, ha rilasciato una dichiarazione in cui si dice che quel Paese “è una superpotenza, non solo nell’economia, ma anche nella cultura, nel turismo e nella sostenibilità”. Va sottolineato il fatto che, per Renzi, l’Arabia Saudita è una “superpotenza della cultura”. Quale cultura? A dircelo c’è un piccolo particolare: il giornalista saudita che scriveva sul Washington Post, Jamal Khashoggi, oppositore del regime saudita fu assassinato nel consolato saudita di Istanbul, in Turchia, dove era andato per ottenere documenti del suo matrimonio. Il cadavere del giornalista fu segato, messo in una valigia e trasferito a Riad. Ad aspettarlo c’era il principe Mohammad bin Salman, l’uomo forte di quel paese ed erede al trono. Come superpotenza della cultura certamente non c’è male.

Ieri, sul Corriere della Sera, è stato santificato l’altro Matteo. A farlo è stato il cardinale Ruini che, per tanti anni, ha retto la CEI. L’anziano prelato ha detto che “non condivide l’immagine negativa che viene proposta da alcuni ambienti”. Gli ambienti a cui si riferisce sono di quel mondo cattolico e della Chiesa che hanno disapprovato, a volte anche aspramente, l’opera di Salvini contro gli immigrati, spesso lasciati sulle navi, all’addiaccio, e con motivazioni razziste. Il cardinale dice che agitare e baciare nei comizi il rosario, come fa Salvini, “può essere anche una reazione al politicamente corretto, ed una maniera, pur poco felice, di affermare il ruolo di fede nello spazio pubblico”. Infatti, la profonda fede di Salvini è nota a tutti i cattolici ed egli la mostra soprattutto nei confronti dei diseredati e dei profughi.

La verità è che la lunga intervista cardinalizia rappresenta un segnale polemico nei confronti della Chiesa di Papa Bergoglio e di quei cattolici, come l’attuale capo della CEI, Gualtiero Bassetti, che pensano ed operano per un impegno politico organizzato dei cattolici, autonomo rispetto alla sinistra ed in netto contrasto alla destra razzista. Ruini, come a voler chiarire il suo pensiero, ha esaltato l’appoggio aperto dato in passato alla destra berlusconiana.

Insomma, i due Matteo sono amati da musulmani o da cattolici, con diverso ma chiaro dna culturale contro la modernità e, soprattutto, la sinistra”.

(Emanuele Macaluso, Facebook, 4 novembre 2019)

 

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