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Lo Stato finanzierà la pizza nel Regno Unito?

Regno Unito Private Equity

Come il Regno Unito cerca di salvare le imprese (anche di pizze) senza scontrarsi con l’Europa. Tutti i dettagli sui casi delle catene di ristoranti Prezzo e PizzaExpress

 

Il governo del Regno Unito sta cercando un modo per offrire dei prestiti garantiti dallo Stato ad alcune imprese di proprietà di gruppi di private equity e pesantemente indebitate. Il tutto senza infrangere le regole dell’Unione europea sugli aiuti di Stato, alle quali Londra è ancora legata fino alla fine del periodo di transizione post-Brexit.

Il Financial Times scrive che il dipartimento per le imprese, l’energia e la strategia industriale del governo britannico vorrebbe aiutare quelle aziende (con alle spalle gruppi di private equity) che danno lavoro a un gran numero di persone e che ora si trovano in difficoltà a causa della crisi provocata dal coronavirus.

Il quotidiano menziona esplicitamente le catene di ristoranti Prezzo e PizzaExpress. Quest’ultima, in particolare, ha recentemente fatto sapere che potrebbe chiudere il 15 per cento dei suoi locali nel Regno Unito (sono 449 in tutto) per cercare di ridurre il suo debito da 812 milioni di euro a circa 352. La mossa però metterebbe a rischio oltre un migliaio di posti di lavoro.

Il governo di Londra vorrebbe evitarlo, anche perché l’economia britannica si è contratta del 20,4 per cento nel secondo trimestre del 2020, più di qualsiasi altra grande economia europea. Dall’inizio della crisi sono andati perduti quasi 750mila posti di lavoro. E secondo le previsioni della Banca d’Inghilterra, il tasso di disoccupazione arriverà al 7,5 per cento per la fine dell’anno.

I PROBLEMI CON L’UNIONE EUROPEA

Ma non è detto che Londra riuscirà a trovare una soluzione. Le regole dell’Unione europea – sottolinea Ft – vietano infatti ai governi di sostenere quelle aziende le cui perdite superano del 50 per cento il capitale sociale. E le imprese di proprietà di gruppi di private equity hanno di solito alti livelli di debito per ridurre la pressione fiscale: non hanno quindi potuto richiedere i prestiti legati all’emergenza coronavirus. Questi gruppi chiedono ora al governo di intervenire – e in fretta –, fornendo indicazioni chiare alle banche in modo da poter accedere ai prestiti garantiti dallo stato e a qualche forma di ristrutturazione dei debiti.

La questione è estremamente complicata per il governo britannico. Uno dei punti principali dei negoziati tra Regno Unito ed Unione europea – iniziati dopo la data formale di Brexit, il 1° febbraio scorso – riguarda infatti proprio la questione degli aiuti di Stato. Perché si possa arrivare ad un accordo commerciale tra le due parti, evitando così lo scenario no-deal e l’imposizione di dazi reciproci, Bruxelles vuole che Londra rispetti le regole europee in modo da non poter fare concorrenza sleale alle aziende dell’Unione.

Per il Regno Unito la fase di transizione post-Brexit si concluderà il 31 dicembre. I tempi per trovare un accordo con l’Europa sono dunque stretti, e non sembra che i negoziati stiano procedendo bene.

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