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Regno Unito, perché Johnson ha tagliato il budget degli aiuti internazionali

Sunak

Boris Johnson deve fare i conti con una nuova polemica. Questa volta sul budget per gli aiuti internazionali. Il punto di Daniele Meloni

 

Dopo avere annunciato la tregua di Natale per 5 giorni, dal 24 al 28 dicembre, e invitato i cittadini britannici a restare comunque allerta per evitare nuovi contagi, Boris Johnson si è trovato a fare i conti con una nuova polemica. Questa volta sul budget per gli aiuti internazionali.

Giovedì in Aula alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri Raab dovrebbe annunciare – secondo quanto riporta la Bbc – un taglio agli aiuti internazionali riguardanti le attività di cooperazione e sviluppo per i Paesi più poveri che, attualmente, secondo l’International Development Act sono fissati allo 0,7% del Pil. Una cifra che restò tale anche durante gli anni dell’austerity del Governo di Coalizione su esplicita volontà dell’allora premier David Cameron.

Proprio David Cameron è stato con Tony Blair uno dei più critici nei confronti della possibile riduzione del budget, insieme all’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che ha definito la riforma “uno schiaffo in faccia a tutti i Paesi bisognosi e più in cerca di aiuto del mondo”. Per i due ex Premier invece si tratterebbe di una diminuzione dell’influenza britannica nel mondo e di un colpo – etico e morale – alla politica estera britannica. Già durante l’illustrazione delle nuove politiche di investimento della spesa pubblica lo stesso Cancelliere Sunak dovrebbe annunciare la quota di fondi che spetteranno al Foreign Aid.

Per cambiare la cifra comunque serve una legge che modifiche l’Act che la fissa allo 0,7% del Pil e anche se il Governo ha una maggioranza parlamentare di 79 deputati, non è escluso che alcuni Tories dissidenti possano votare con il Labour e gli altri partiti a Westminster, tutti contrari al taglio.

Già in precedenza il governo Johnson era entrato a piedi uniti sulla cooperazione internazionale, annunciando l’accorpamento del ministero dedicato a essa con il ministero degli Esteri perché “gli interessi britannici nel mondo possano essere perseguiti con maggiore coerenza”, disse il premier ai Comuni. Duecento tra fondazioni e charity, filantropi ed ex capi delle Forze Armate si sono aggiunti a Welby, Cameron e Blair per opporsi al taglio. Ora la parola spetterà a Sunak e Raab. Quello che è certo è che il Governo Conservatore ha un’idea della cooperazione internazionale strettamente integrata al progetto di Global Britain del suo leader, e che l’epoca dei soldi a pioggia a organizzazione e movimenti che non rientrano nell’interesse nazionale britannico sembra volgere al termine.

 

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