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Regno Unito, come la Chiesa anglicana sta affrontando la pandemia Covid

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Johnson lockdown

L’aspetto finanziario non è secondario nelle preoccupazioni dei vertici della Church of England (CoE). Il punto di Daniele Meloni

 

Un tempo si diceva che la Chiesa Anglicana fosse il Partito Conservatore in preghiera. Così, si evidenziava come i Tories vedessero l’Inghilterra poggiare su due pilastri: la monarchia e la Church of England (CoE). Quei tempi però sono irrimediabilmente passati, e già con l’epoca di Margaret Thatcher gli anglicani si sono staccati sempre più dal conservatorismo free-market della Lady di Ferro, cui imputavano una scarsa attenzione per i più deboli.

Anche con l’attuale pandemia le tensioni tra la Chiesa Anglicana e il Governo Tory si sono fatte sentire. Johnson ha chiuso e riaperto i luoghi di culto a seconda dell’andamento della curva dei contagi e questo ha fatto molto discutere nelle diocesi anglicane. I vertici della CoE hanno saputo fare fronte al calo dei fedeli nelle chiese – fenomeno diffuso in tutte le società secolarizzate, e per nulla recente – trasformando le cattedrali in luoghi utili a fronteggiare l’emergenza Covid. La maestosa cattedrale di Salisbury nel Wiltshire, per esempio, uno dei più meravigliosi esempi di gotico inglese, si è trasformata in un centro di vaccinazioni. Accanto alla copia della Magna Charta, i cittadini si fanno iniettare il vaccino di Pfizer/BioNtech nella speranza che la vita torni alla normalità e le libertà che la Magna Charta ha stabilito, seppure in forma embrionale, nel 1215, tornino a essere tali.

Il leader spirituale della CoE, l’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha fatto di necessità virtù. La Messa di Natale si è tenuta in via telematica dopo che lo stesso Welby aveva invitato i fedeli a “fare la cosa giusta” e a “non seguire la Messa dal vivo per evitare assembramenti”. Nella sua orazione Welby ha parlato dell’anno del Covid – il 2020 – come di “un anno tetro e pieno di ansie”, e ha affermato che “solo la luce di Cristo farà uscire il mondo dalla pandemia”.

Nel frattempo però la pandemia ha iniziato a colpire anche nel 2021, e in modo per certi versi anche peggiore rispetto al 2020. Domenica scorsa più della metà delle diocesi anglicane sono rimaste chiuse ai fedeli. La diocesi più grande della CoE, quella di Lincoln, ha stabilito di officiare le funzioni solamente online. Una scelta – quella di chiudere – che è stata seguita anche dalla Chiesa Cattolica e dai musulmani: le Moschee di Londra sono rimaste infatti chiuse il venerdì.

Il timore è che manchi alle persone quel sostegno spirituale che la Chiesa può fornire nei momenti più bui. Se i casi di depressione e di devianza sociale sono in aumento a causa del lockdown, allora la necessità di trovare conforto presso le strutture religiose si fa più pressante per i credenti. Alcune diocesi temono che tutti coloro che in questo momento stanno alla larga dalle funzioni per paura di contrarre il Covid possano allontanarsi per sempre. Negli ultimi 10 anni i churchgoers, cioè i fedeli che vanno a Messa, sono calati di oltre 200mila unità, assestandosi in media a 870mila a settimana. Il numero degli inglesi che dice di credere in Dio è al 28%: nel 1983 era di due terzi degli abitanti nel Regno Unito.

L’aspetto finanziario non è secondario nelle preoccupazioni dei vertici della CoE. I luoghi di culto contano molto sulla generosità delle offerte dei credenti. Le donazioni settimanali sono ovviamente calate dall’inizio della pandemia e molti programmi per aumentare le entrate si sono fermati dalla primavera scorsa: l’affitto delle chiese, le visite a pagamento dei turisti nelle cattedrali più antiche e così via.

La sensazione è che molto del futuro della Chiesa Anglicana del Paese si stia giocando proprio durante questa emergenza. Sarah Mullally, reverenda della diocesi di Londra, lo ha ammesso esplicitamente: “Il nostro futuro sarà diverso per un bel po’ di tempo. Ci sono questioni che penetrano al cuore della nostra attività religiosa come il divieto di cantare a Messa e la distribuzione della Santa Comunione”. Il ritorno alla normalità sembra lontano anche per le funzioni religiose.

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