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Regioni flop sulla vaccinazione, scelte e ire di Draghi, gli sms Arcuri-Benotti

di

arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su regioni, vaccini, Draghi, Arcuri e Benotti

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUI VACCINI:

L’Italia dopo un iniziale sprint nella primissima fase – quella delle somministrazioni a medici e infermieri dentro i 300 ospedali – ora all’alba delle vaccinazioni di massa sta frenando e infatti dopo aver guidato la classifica Ue nelle prime settimane di gennaio ora per numero di dosi somministrate per 100 abitanti è dietro Polonia, Slovacchia, Spagna, Francia e Germania.

La colpa non è solo dei tagli nelle consegne delle aziende, fatto che riguarda tutti i Paesi europei e che ieri ha visto cadere una nuova pesante tegola: secondo fonti Ue AstraZeneca dimezzerebbe di metà le forniture alla Ue del secondo trimestre portando le dosi da 180 milioni a 90.

Il problema in realtà è anche nelle difficoltà organizzative delle Regioni che per vaccinare al di fuori degli ospedali – over80, docenti, personale scolastico e forze dell’ordine – va troppo a rilento con territori già avanti e altri che partono in forte ritardo tra l’altro con un effetto caos generato dal fatto che le regole su prenotazioni e punti di somministrazione sono spesso molto diverse da Regione a Regione.

E così al momento più di una dose su quattro (il 30%) rimane nei frigoriferi visto che su 5,2 milioni di dosi disponibili le somministrazioni sono quasi 3,7 milioni: inutilizzate dunque 1,5 milioni di dosi, numeri troppo alti e non giustificati dalla necessità di accantonare i flaconi per le seconde somministrazioni. Con differenze regionali enormi: se la Valle d’Aosta ha somministrato oltre il 90% delle dosi disponibili Calabria, Sardegna e Liguria ne lascia quasi la metà inutilizzate.

Ma il ritardo più evidente è quello che riguarda il vaccino di AstraZeneca che da ieri – dopo una circolare del ministero della Salute attesa da tempo – non è solo utilizzabile per gli under 55 ma fino ai 65 anni. Qui lo “spreco” è molto più alto: finora è stata impiegata solo una dose su dieci.

La struttura commissariale guidata da Arcuri ha infatti consegnato 1 milione e 48mila dosi, ma quelle somministrate sono meno di un decimo. Il siero prodotto dall’azienda anglo-svedese è stato indicato prioritariamente per l’impiego delle vaccinazioni delle categorie lavorative più esposte, ma secondo i dati di ieri i vaccinati con la prima dose sono pochissimi: finora sono solo 51mila i vaccinati con la prima dose del personale scolastico e 33mila quelli che appartengono alle forze armate.

Poco più di 80mila dosi impiegate a cui vanno aggiunte qualche altro migliaio per le vaccinazioni di medici privati under 55.

A pesare sul forte rallentamento è il fatto che dopo aver varato un piano nazionale sui vaccini abbastanza generico l’attuazione è passata alle Regioni che stanno partorendo 21 piani regionali. Con regole diverse e tempi diversi: c’è chi a esempio è molto avanti nelle vaccinazioni degli over 80 – come il Lazio che ha già raggiunto il 20% dei grandi anziani- e chi sta partendo solo in questi giorni.

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