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Arcuri, Merlino e la premiata coppia Draghi & Giavazzi

di

arnese

Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. I tweet di Michele Arnese, direttore di Start, non solo su Arcuri, Merlino, Draghi e Giavazzi

 

 

GENTILONI ROTTAMA FELICEMENTE CONTE

 

2 FOTO, 2 STILI

 

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LA PREMIATA COPPIA DRAGHI & GIAVAZZI

 

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TUTTI PAZZI PER SPUTNIK?

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DEL FATTO QUOTIDIANO SU DRAGHI E GIAVAZZI:

Anche quelli bravi a volte copiano. In questo caso, nella parte sul Fisco del discorso programmatico di Mario Draghi, la copiatura è più precisamente un copia-incolla di un articolo di Francesco Giavazzi, bandiera della Bocconi, editorialista del Corriere della Sera, liberal-liberista che da anni sostiene che l’economia si fa ripartire riducendo le tasse. A scoprire la coincidenza tra i due testi è stato Carlo Clericetti, competente giornalista economico, che oggi cura il blog Soldi e Potere sul sito di Repubblica (che però non ci pare abbia dato risalto a questa notizia). L’articolo del professore bocconiano risale al 30 giugno 2020 ed è intitolato “I passaggi necessari sul fisco” con la prospettiva di una riforma del sistema.

Scriveva Giavazzi: “Questa osservazione ha due conseguenze. Innanzitutto non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”.

Dice Draghi: “Non bisogna dimenticare che il sistema tributario è un meccanismo complesso, le cui parti si legano una all’altra. Non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”.

Scriveva Giavazzi: “La seconda lezione è che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, persone che conoscono bene che cosa può accadere se si cambia un’imposta”.

Dice Draghi: “Inoltre, le esperienze di altri Paesi insegnano che le riforme della tassazione dovrebbero essere affidate a esperti, che conoscono bene cosa può accadere se si cambia un’imposta”.

Scriveva Giavazzi: “La Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e dopo un anno presentò la sua relazione al Parlamento in una seduta trasmessa in diretta tv. Il progetto della Commissione prevedeva un taglio significativo della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta di 5,5 punti percentuali, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”.

Dice Draghi: “Ad esempio la Danimarca, nel 2008, nominò una Commissione di esperti in materia fiscale. La Commissione incontrò i partiti politici e le parti sociali e solo dopo presentò la sua relazione al Parlamento. Il progetto prevedeva un taglio della pressione fiscale pari a 2 punti di Pil. L’aliquota marginale massima dell’imposta sul reddito veniva ridotta, mentre la soglia di esenzione veniva alzata”. Draghi omette l’importo della riduzione, in effetti molto alto.

Scriveva Giavazzi: “Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò a una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”.

Dice Draghi: “Un metodo simile fu seguito in Italia all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso quando il governo affidò a una commissione di esperti, fra i quali Bruno Visentini e Cesare Cosciani, il compito di ridisegnare il nostro sistema tributario, che non era stato più modificato dai tempi della riforma Vanoni del 1951. Si deve a quella commissione l’introduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e del sostituto d’imposta per i redditi da lavoro dipendente. Una riforma fiscale segna in ogni Paese un passaggio decisivo. Indica priorità, dà certezze, offre opportunità, è l’architrave della politica di bilancio”.

La copiatura è eclatante e, anche se può essere comprensibile recuperare idee di studiosi di cui si ha grande stima, perché non dichiararlo pubblicamente? E soprattutto, perché incollare integralmente interi paragrafi?

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ESTRATTO DELL’INTERVISTA DE LA STAMPA AL COMMISSARIO GENTILONI:

Questo è “l’effetto Draghi”, per la Commissione Ue?

«L’effetto Draghi conta molto. E l’azione del suo governo, che va esattamente in questa direzione, è fondamentale perché ricrea fiducia nel Paese e aiuta a superare le eventuali resistenze degli altri Stati membri sui meccanismi di riforma del Patto. Questo è un fattore importantissimo a Bruxelles, ma se mi permette lo è anche a Roma».

Non vi fidavate più del governo Conte?

«Il governo Draghi è fortemente atlantista ed europeista, dentro una Ue rafforzata…».

Vuol dire che quello di prima non lo era.

«Lo era. Diciamo che con il governo ancora precedente avevamo avuto alcune gravi sbandate. Dopo l’insediamento di Draghi e il suo discorso programmatico, il nuovo governo ha ora le carte in regola non solo per farsi accettare, ma anche per farsi valere in Europa. È una differenza notevole».

A proposito di Recovery Plan, lei a fine dicembre aveva lanciato un allarme serio sui ritardi italiani. È ancora preoccupato o anche qui bastano Draghi e Franco a farla stare più sereno?

«Con le correzioni e le integrazioni fatte al Recovery nelle ultime settimane abbiamo già una buona base, coerente con le priorità Ue. Ma restano ancora parecchi passi avanti da fare, sia sugli impegni di riforma sia sulle procedure di attuazione. Il tempo stringe, ma anche in questo caso il governo Draghi ha il profilo giusto e una base parlamentare adeguata a compiere questi sforzi ulteriori».

Con Conte c’erano dissidi anche sulla task force per la gestione del Piano. Draghi affida tutto al Mef: va bene così?

«La scelta del Mef è razionale e facilita il lavoro di Bruxelles. Già da questa settimana riprenderemo i contatti tecnici con Roma: ci aspettiamo versioni via via più avanzate del Piano. Teniamo conto che nessun Paese ha ancora presentato versioni definitive, e che l’Italia è uno dei 20 Stati membri su 27 che hanno proposto bozze provvisorie».

Ma quando staccherete il primo assegno, in acconto dei 209 miliardi che ci spettano?

«La road map è sempre la stessa: approvare i piani e poi andare sui mercati per garantire, prima della pausa estiva, il finanziamento del 13% dei fondi complessivi e l’erogazione della prima tranche. Sarà un impegno duro, ma ne vale la pena sotto tutti i punti di vista. Dopo l’antipasto del fondo Sure sul fronte dei Social Bond, con il Next Generation diventeremo il principale emittente di Green Bond. Grazie all’Europa cambiano anche i mercati finanziari».

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