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Quando il diavolo mette la coda anche al festival di Sanremo

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Il Bloc Notes di Michele Magno

Strano Paese il nostro. Se oltre tre giovani su dieci sono disoccupati, a maghi, santoni, fattucchieri, astrologi, paragnosti e sensitivi il lavoro certo non manca. Al contrario, si espande a macchia d’olio. Così come quello degli esorcisti. Secondo padre Francesco Bamonte, che ne presiede l’Associazione internazionale, le possessioni demoniache sono in aumento per colpa del crescente ricorso a pratiche occultistiche.

Un fenomeno che ha indotto don Aldo Bonaiuto, sacerdote della Comunità Giovanni XXIII, a lamentarsi con Virginia Raffaele per aver invocato Satana in una gag (ovviamente scherzosa) andata in scena al festival di Sanremo (dove la conduttrice intonava la canzone “Mamma” di Beniamino Gigli fingendosi un grammofono rotto). Il commento critico del coordinatore nazionale del servizio Antisette è stato condiviso da numerosi esponenti del mondo politico: con il maligno non si scherza, hanno detto più o meno tutti.

Confesso di non essere un esperto della materia. Tuttavia, mi chiedo: o la venerazione del maligno -nelle sue molteplici forme- è il sintomo di un disturbo della personalità dai risvolti talvolta criminali, e allora è affare di psichiatri e forze dell’ordine; oppure è il segno di una sempre più attiva intrusione di Belzebù nelle vicende umane, come vuole la prospettiva storiografica già presente nella più antica letteratura apocalittica, e in tal caso c’è poco da stare allegri.

Beninteso, me lo chiedo con il massimo rispetto per quel mezzo milione di italiani che, secondo l’Associazione degli psicologi cattolici, ogni anno si rivolge a un esorcista. Se però si rivolgesse a un logico, scoprirebbe che il demonio -che è il mentitore per eccellenza- non dice sempre il falso.

Dante l’aveva intuito nel Canto XXVII dell’Inferno. L’episodio è noto. L’anima del frate Guido da Montefeltro viene contesa da san Francesco e da un diavolo. Quest’ultimo ha la meglio perché si avvale del principio di non contraddizione. Guido aveva ucciso un uomo su mandato papale, ricevendo da Bonifacio VIII un’assoluzione preventiva per il suo delitto. Ma, per essere valida, un’assoluzione richiede il pentimento del peccatore, mentre non si può essere sinceramente pentiti di un delitto che si deve ancora commettere. “Forse tu non pensavi ch’io löico fossi”, esclama trionfante il diavolo trascinando con sé l’anima di Guido. Come dargli torto?

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