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Qual è lo stato di salute delle leadership di Usa e Cina?

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Spunti, analisi e scenari da un dibattito su Cina e Usa tra gli analisti Aresu, Romano e Taino

“Ci sono dei focolai di violenza e conflitto, ma non siamo come negli Anni Trenta”. Per Alessandro Aresu, il Covid-19 non sarà benzina del fuoco dei nazionalismi come accadde per la Spagnola di 100 anni fa. Ospite nella ‘War Room’ quotidiana di Enrico Cisnetto, l’autore de “Le potenze del capitalismo politico. Stati Uniti e Cina” (La Nave di Teseo) si è confrontato con altri due esperti di questioni internazionali: l’ambasciatore Sergio Romano (che ha scritto con Longanesi “L’epidemia sovranista”) e l’inviato del Corriere Danilo Taino (che ha invece appena pubblicato “Scacco all’Europa” con Solferino). E i tre esperti convergono nel descrivere un mondo in cui manca una chiara leadership, ma in cui due potenze in crisi, Usa e Cina, si andranno a fronteggiare principalmente in campo tecnologico.

Per Aresu, capo della segreteria tecnica del Ministro per il Sud e consigliere scientifico di Limes, “con la pandemia la credibilità internazionale della Cina è crollata, soprattutto nel rapporto con paesi vicini come India, Giappone, Corea del Sud e Vietnam. Mentre in Europa il sentimento anticinese non attecchisce più di tanto, in quell’area la diffidenza verso Pechino è esplosa. E attualmente, ancora più di Hong Kong, la principale incognita riguarda Taiwan”. Della stessa opinione Taino, per il quale dopo questa emergenza “la Cina è meno credibile, più aggressiva, e soprattutto non ha amici. Tutto il Sud-Est asiatico ha capito benissimo quale è politica di Pechino e nessuno vorrà alleanze troppe strette”. Tuttavia anche gli Stati Uniti ne escono indeboliti, visto che “hanno rinunciato a essere leader, come invece accadde in occasione dell’epidemia di Ebola”. Speculare l’opinione di Sergio Romano: “negli Usa c’è voglia di unilateralismo, di deresponsabilizzarsi. Washington si sta ripiegando su sé stessa”.

Insomma, c’è una diffusa e generale perdita di autorevolezza. D’altra parte, spiega l’ex ambasciatore a Mosca e alla Nato “sapevamo da tempo che le democrazie erano in crisi. Hanno funzionato fino a quando hanno rappresentato modelli credibili, ma già prima della pandemia il sistema era già in disordine. Il Covid ha solo accelerato questo processo – sostiene Romano – con le opinioni pubbliche dei vari paesi che hanno accettato che i parlamenti fossero svuotati dei loro poteri”. Per cui adesso è il momento dello scontro in campo economico. Per questo Aresu usa nel titolo del suo libro il concetto di “capitalismo politico”, che Max Weber usava per descrivere gli stretti rapporti di interrelazione tra economia e politica. “Lo scontro tra Usa e Cina – spiega – avviene oggi sul terreno del commercio, delle sanzioni, dell’industria, della tecnologia. In particolare per il dominio del digitale del 5G, come abbiamo visto sul caso di Huawei.

Non a caso, dopo che il ministro tedesco Altmaier ha difeso le scelte di avvalersi di tecnologia cinese, Trump ha ordinato il ritiro di circa 9.500 soldati americani dalla Germania. Racconta Aresu che “l’ex ambasciatore statunitense in Germania, amico e grande sostenitore di Trump, aveva deciso di usare la clava della presenza militare in Germana per condizionare Berlino sul tema Huawei. Ma ora bisogna vedere come questo si concretizzerà. Se Trump e soprattutto Biden porterà avanti porterà avanti questo progetto, che prevede lo spostamento verso Oriente degli attuali presidi. Tuttavia – conclude Aresu – la competizione, anche quella interna alle istituzioni sovranazionali, avviene oggi tutta sul campo della tecnologia”.

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