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Presidente della Repubblica: garante o monarca?

Draghi Berlusconi Quirinale

“Il Presidente” di Marco Damilano (La nave di Teseo) letto da Tullio Fazzolari

 

Finalmente ci siamo. Manca ormai soltanto un giorno all’inizio delle votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. E, comunque vada, viene quasi da tirare un sospiro di sollievo. Mai come questa volta la scelta del capo dello Stato ha avuto un prologo così lungo. Mario Draghi si era appena insediato a palazzo Chigi e già si discuteva sull’opportunità o meno che si trasferisse al Quirinale. E da quel momento, per ben undici mesi, s’è parlato di tutto: dalla necessità che Sergio Mattarella rimanesse in carica per un secondo mandato alla improponibilità di Silvio Berlusconi fino all’estemporanea proposta di arruolare fra i grandi elettori anche i rappresentanti dei sindaci, il che non è previsto dalla Costituzione.

E’ vero che il dibattito fa parte del gioco. Però alla lunga può essere logorante e rischia di far perdere di vista qual è la vera importanza della scelta che verrà compiuta nei prossimi giorni. Per non smarrirsi nel labirinto delle polemiche e delle alleanze più o meno possibili, conviene leggere “Il Presidente” di Marco Damilano (La nave di Teseo, 349 pagine, 19 euro) e ripercorrere senza fatica settantacinque anni  di storia repubblicana. L’originalità del libro, fra i tanti che sono usciti di recente sull’argomento, sta nel fatto di non essere una cronistoria né tanto meno una sequenza di medaglioni biografici delle dodici personalità che si sono succedute al Quirinale. E’ invece la ricostruzione analitica e dettagliata di un numero pressoché infinito di episodi decisivi che hanno caratterizzato sia l’elezione del capo dello Stato sia il suo modo di interpretare il ruolo di presidente. E se da un lato il racconto di Damilano scorre veloce come un reportage giornalistico dall’altro s’intuisce subito che è strutturato secondo una rigorosa analisi storica.

Pregio ulteriore del libro è riportare all’attenzione fatti che nel corso degli anni sono stati un po’ dimenticati. Pochi, per esempio, ricordano la sera di novembre del 1980 in cui Sandro Pertini convocò le telecamere della Rai per un inatteso messaggio alla nazione denunciando i ritardi e la disorganizzazione dei soccorsi per il terremoto dell’Irpinia. Fu in assoluto la prima volta che la più alta carica dello Stato metteva pubblicamente sotto accusa altre istituzioni. Altro esempio: Damilano ricostruisce in maniera più approfondita la fine del governo di Enrico Letta che molti hanno semplicisticamente hanno attribuito a Matteo Renzi e al PD mentre altrettanto decisivo è stato il ruolo del presidente Giorgio Napolitano.

E si torna a oggi aspettando l’elezione del tredicesimo capo dello Stato. Quelli che lo hanno preceduto sono stati tutti notai della politica e garanti della Costituzione ma, come sottolinea Damilano, anche un po’ monarchi dovendo intervenire su vicende per le quali i loro compiti non sono definiti. E questo nel tempo ha amplificato sempre di più il peso del presidente della Repubblica. A questo punto non resta che sperare che il prossimo sia un punto d’equilibrio come è stato Mattarella.

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