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Che cosa succede tra Usa e Colombia?

Colombia sotto inchiesta Usa. Il presidente colombiano Gustavo Petro è sotto indagine da parte di procure federali americane e della Dea per presunti legami con il narcotraffico.

Le relazioni tra Gustavo Petro e Donald Trump hanno vissuto di tutto: insulti pubblici, minacce di dazi, revoca del visto, fino a un improvviso disgelo con strette di mano alla Casa Bianca.

Ora, però, un’ombra pesante si allunga sul fragile riavvicinamento: il presidente colombiano è finito nel radar di procure federali americane per presunti legami con il narcotraffico.

Le indagini, ancora preliminari, sono coordinate dalle procure di Manhattan e Brooklyn e coinvolgono la DEA, che avrebbe classificato Petro come “target prioritario”. Bogotá smentisce con forza, Washington tace.

Il caso arriva in un momento delicatissimo per la Colombia, alla vigilia delle presidenziali di maggio e a pochi mesi dalla fine del mandato di Petro.

Cosa dicono le procure di New York

Da almeno il 2022 il nome di Gustavo Petro compare in diversi fascicoli della DEA, spesso sulla base di testimonianze di informatori confidenziali.

Come riporta l’Associated Press, si parla di possibili contatti con il cartello di Sinaloa, di un presunto uso del piano di “pace totale” per favorire trafficanti che avrebbero finanziato la sua campagna del 2022 e persino di connivenze per far passare cocaina e fentanyl attraverso i porti colombiani.

La DEA avrebbe bollato Petro come “priority target”, categoria riservata a chi ha un impatto rilevante sul traffico internazionale di droga.

Negli ultimi mesi i procuratori di Brooklyn e Manhattan hanno interrogato trafficanti detenuti, chiedendo conto di presunte tangenti chieste da emissari di Petro per bloccare estradizioni verso gli Stati Uniti.

Secondo l’Associated Press, uno dei filoni più concreti riguarda trattative avvenute nel carcere di La Picota.

Il New York Times aggiunge che le indagini – due procedimenti distinti – esplorano anche eventuali incontri diretti tra Petro e narcotrafficanti e donazioni alla sua campagna elettorale.

Bloomberg, però, sottolinea che si tratta di accertamenti collaterali emersi nel corso di indagini più ampie sul narco-terrorismo: non ci sono, per ora, procedimenti che puntano esclusivamente su di lui.

La replica di Petro

Il presidente colombiano ha risposto con un post su X tagliente e categorico: “Non ho mai parlato con un trafficante di droga in vita mia”.

Ha ricordato di aver sempre vietato ai suoi collaboratori di accettare soldi da banchieri o narcos e di aver dedicato gran parte della sua carriera parlamentare a smascherare i legami tra politici e criminalità organizzata.

L’ambasciata a Washington ha definito le notizie «insinuazioni anonime prive di fondamento legale o fattuale», come riporta France 24.

Petro ha usato lo stesso tono anche dopo le sanzioni del Tesoro Usa del 2025, quando Trump lo aveva chiamato “leader del narcotraffico illegale” senza mostrare prove. Il presidente ha insistito: un’indagine approfondita sulla sua campagna non ha trovato “un solo peso” proveniente da fonti illecite.

Un rapporto altalenante

Il rapporto tra i due presidenti è partito malissimo. Petro ha accusato gli Usa di “omicidi” per i raid sulle barche dei trafficanti nel Caribe, ha paragonato la politica migratoria trumpiana a metodi “nazisti” e ha partecipato a una manifestazione pro-Palestina a New York invitando i militari americani a disobbedire.

Trump ha reagito togliendogli il visto, imponendo dazi temporanei quando Bogotá bloccava i voli di rimpatrio e arrivando a minacciare operazioni militari contro i cartelli colombiani.

Il punto più basso è arrivato a fine 2025: Trump ha detto che Petro doveva “guardarsi le spalle” e lo ha accusato di inondare gli Stati Uniti di cocaina. Poi, dopo il blitz a Caracas che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro, in molti temevano che la Colombia fosse la prossima.

A sorpresa, a gennaio è arrivata la svolta. Un colloquio telefonico – favorito dall’ambasciatore colombiano e dal senatore Rand Paul – ha sbloccato la situazione. Pochi giorni dopo Petro è stato ricevuto alla Casa Bianca. Trump lo ha definito “terrific”.

Petro ha parlato di incontro “storico” e ha chiesto a Washington di colpire i veri “capibanda” del narcotraffico. Da allora i toni si sono ammorbiditi e il visto di Petro è stato ripristinato.

Il peso della storia familiare e del passato colombiano

Le accuse americane arrivano mentre in Colombia da anni si indaga sulla cerchia familiare di Petro.

Il figlio Nicolás è stato rinviato a giudizio nel 2023 per aver incassato fondi illeciti da un trafficante condannato; il fratello Juan Fernando è finito sotto inchiesta per presunte trattative con detenuti per evitare estradizioni in cambio di disarmo. Petro ha sempre negato che quei soldi siano finiti nella sua campagna.

Il contesto storico non aiuta: la Colombia è il primo produttore mondiale di cocaina e la politica del Paese è segnata da decenni di infiltrazioni del narcotraffico, dal seggio parlamentare di Pablo Escobar alla campagna di Ernesto Samper finanziata dal Cartello di Cali.

Persino il vecchio M-19, il gruppo guerrigliero di cui Petro faceva parte, è stato a lungo sospettato di legami con i narcos di Medellín, pur senza prove definitive.

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