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Pratichiamo anche in Italia il matrimonio postumo?

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matrimonio postumo

La Nota diplomatica di James Hansen

L’estero è per definizione un posto strano. In qualche modo però si tollera meglio l’eccentricità dei paesi lontani rispetto a quelli vicini. Può essere curioso che i cinesi facciano una zuppa con i nidi di rondine, ma sono fatti loro. La Francia però… È l’unico paese occidentale dove si pratica il matrimonio postumo, noto tecnicamente con il termine sgradevole di “necrogamia”. Appena aldilà delle Alpi ci si può sposare — ai sensi dell’Articolo 171 del Code civil des Français — con i morti.

L’usanza non è antica e neppure sconosciuta. Figura sempre nelle liste delle “stranezze” dei francesi. Nasce da una famosa tragedia, il disastro del Fréjus — il crollo di una diga che nel 1959 spazzò via un intero paese, uccidendo oltre 42o persone, uno choc profondo per la Francia. Sull’onda emotiva, il Paese si commosse per la storia di Irène Jodart, che aveva perso il fidanzato, André Capra — il padre del figlio che portava in grembo — con il quale si sarebbe dovuta sposare di lì a pochi giorni. Lei si appellò al Presidente De Gaulle perché le fosse concesso di convolare comunque a nozze con il defunto. Lo sposalizio fu approvato e la circostanza si regolarizzò con un intervento legislativo, creando l’articolo di legge che governa la pratica. Tuttora il permesso di sposare una persona deceduta è una concessione nel potere del Presidente francese, invocata più spesso di quanto si potrebbe pensare: oltre venti volte l’anno. Mancano dati precisi, ma l’utilizzo più comune pare sia quello di rendere legittimi i figli già in arrivo. Non manca comunque la semplice motivazione di un grande e duraturo amore.

Negli ultimi tempi, il caso più seguito dal pubblico francese è stato quello di un capitano di polizia, Xavier Jugelé, ucciso in un attacco terroristico sugli Champs-Elysées. Il suo fidanzato, Etienne Cardiles, agente anche lui, ha chiesto di sposare il compagno morto. È stato accontentato. La cerimonia è stata celebrata nel maggio del 2017 dal Sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, alla presenza dell’ex Presidente della Francia, François Hollande.

Proprio perché i possibili abusi della pratica sono evidenti, non basta una storia triste e una semplice dichiarazione che il defunto o la defunta aveva l’intenzione di sposarsi. Il richiedente deve presentare “motifs graves” perché il matrimonio debba svolgersi. Inoltre, bisogna dimostrare l’esistenza di un rapporto solido, esistente da tempo e riconosciuto dai congiunti e da altri testimoni.

I vantaggi del matrimonio postumo sono limitati, ma ci sono. Non dà il diritto all’eredità, può però comportare benefici pensionistici e assicurativi. C’è comunque il problema del rito, più spesso celebrato alla presenza del coniuge sopravvissuto e di una foto del partner defunto. L’officiante, al posto del “sì” di chi non è più presente, legge a voce il relativo decreto presidenziale. Il matrimonio è registrato alla data del giorno prima dell’effettivo decesso del coniuge mancante.

Infine, come nel rito convenzionale, il matrimonio postumo francese ha il suo equivalente all’invito al pubblico di “parlare ora o tacere per sempre…” Ci vuole poco per bloccare gli sposalizi se una persona che conosce bene i rapporti all’interno della coppia ha da ridire — se non altro perché Monsieur le Président de la République ha facoltà di autorizzare il matrimonio, ma non l’obbligo…

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