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Pierluigi Battista inchioda Conte e Speranza, ecco perché

di

Covid 19

 

Che cosa ha scritto oggi Pierluigi Battista (non sulla prima pagina del Corriere della Sera, su Covid e governo.

 

C’è una firma del giornalismo che da tempo merita raramente la prima pagina del quotidiano. Evidentemente le sue opinioni non sono molto apprezzate dalla direzione del giornale in questione, ossia il Corriere della Sera (gruppo Rcs) diretto da Luciano Fontana.

D’altronde la firma da tempo si è caratterizzata per una lettura non appiattita al politically correct che tanto piace ai giornaloni.

La firma di Pierluigi Battista, giornalista, saggista ed editorialista politico di lungo corso, la si può notare nella sua rubrica affogata tra lettere e altre amenità.

Eppure il testo odierno, a ridosso delle nuove misure in cantiere da parte del governo per limitare i contagi da Sars-Cov-2 e i dati dibattuti (spesso senza confronti e con pochi riferimenti a rianimazioni e terapie intensive, si fonda sulla stretta attualità e pone domande per nulla banali: ma in prima pagina si preferiscono sulfurei editoriali sulle primarie del Pd o corsivetti al sapor di fuffa.

Ecco un estratto di quello che ha scritto oggi Battista e in fondo alcuni suoi recenti tweet:

Nella guerra contro il virus a noi cittadini spetta l’osservanza delle regole che quotidianamente ci vengono indicate: indossare la mascherina, mantenere le distanze di sicurezza, lavarsi spesso le mani o detergerle con gel igienizzante. Bene, facciamolo, stiamo attenti.

Ma a chi ha le redini della politica e chiede per sé la gestione di un’emergenza l’appellarsi alla sensibilità civile dei cittadini non basta: non può assolversi e sperare solo nella disciplina di tutti noi. Non ci sono tamponi sufficienti e per ottenerli occorre sottoporsi a code apocalittiche: il destino non c’entra, hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, e non l’hanno fatto.

I bus, le metropolitane, i treni regionali e dei pendolari sono zeppi di persone non distanziate, costrette a rischiare il contagio per andare al lavoro o a scuola, bisognava avere un piano di rafforzamento e incremento del trasporto pubblico: hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto.

Mancano le strutture per chi deve stare in isolamento ma non abita in una casa spaziosa dove non contagiare famiglie e conviventi: hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto.

Scarseggiano i test rapidi: hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto.

Mancano le dosi del vaccino anti-influenzale fortemente consigliato per non stressare il sistema sanitario: hanno avuto tre mesi per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto.

Occorrono più medici e infermieri, ma i bandi partono solo adesso: hanno avuto tre mesi per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto.

Mascherine sempre, distanziamento necessario e lavarsi le mani spesso, spessissimo: facciamolo, è urgente e necessario. Abbiamo avuto mesi per pensarci e provvedere, lo abbiamo fatto. Tutto il resto, no. E si permettono pure di fantasticare sul nostro «modello italiano». Pensateci, e provvedete.

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