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Perché Macron per rilanciare la Francia si affida a Bayrou

Francia

Tutte le prossime mosse di Macron in Francia tra timori di nuovi lockdown e idee per il rilancio economico

Superando le preoccupazioni del primo ministro Jean Castex sui dati epidemiologici, con una conferma della propria leadership, il presidente francese Emmanuel Macron ha largamente anticipato i contenuti del Consiglio dei ministri del 3 settembre, quello del piano di rilancio, nel corso di una conferenza stampa tenuta il 28 agosto, con i giornalisti che seguono l’Eliseo.

COSA HA DETTO MACRON

Ha colto l’occasione per dare messaggi di tipo internazionale nel dibattito europeo e occidentale: un intervento russo in Bielorussia sarebbe lo scenario peggiore, la Turchia ha comportamenti che non corrispondono a quelli di un membro della Nato e bisogna farglielo ragionevolmente capire, il Libano in difficoltà anche per la sua classe dirigente deve essere aiutato per la stabilità dell’intera area.

IL PIANO DI MACRON PER IL RILANCIO DELLA FRANCIA

A livello interno, però, ha soprattutto ricollocato l’agenda governativa al futuro e quindi alla ripresa. Pur confermando che bisogna convivere con il virus, che sono pronti piani di lockdown mirati, che sono necessarie misure di contenimento diffuse, come l’impiego delle mascherine, ha spostato l’agenda al rilancio economico.

Si deve recuperare per quanto possibile la normalità, tornare alle attività lavorative, educative e sociali, anche se la cassa integrazione è stata prorogata fino al 1° novembre. Ha svelato il nome del piano, dal titolo evocatore, come è di moda in Italia, e cioè “France Relance”. Si tratta di 100 miliardi di euro, di cui 40 di provenienza europea, con una trentina di misura che comprendono 15 miliardi per innovazione e rilocalizzazioni (produzioni globalizzate che tornano in Francia e in Europa), di cui 1 miliardo di incentivi diretti per riportare i siti produttivi in Francia.

IL RUOLO DI BAYROU

Al Consiglio dei ministri del 3 settembre, François Bayrou, a capo del partito alleato del Modem, sarà nominato alla guida del Commissariat au Plan, un organismo nato nel dopoguerra e rimodellato a centro di analisi pubblica negli anni Novanta, quando l’idea dei piani quinquennali ricordavano l’epoca sovietica e mal si accompagnavano con la globalizzazione e la progressiva apertura dei mercati.

Bayrou, che occuperà il ruolo che in origine, nel 1946, fu di Jean Monnet, dovrebbe ragionare sul medio-lungo termine, secondo scenari di cambiamento più volte tratteggiati da Macron nel mondo del dopo Covid, per esempio sulla sovranità produttiva francese ed europea: su energia e ambiente, come per pannelli solari e batterie, su 5G con aziende europee, su produzioni da mettere in sicurezza, come quelle sanitarie, nella logica della de-globalizzazione regionale.

Bayrou svolgerà una funzione che in parte è ora del primo ministro Castex, che sarà ancora più circoscritto alla gestione del quotidiano, malgrado diversi suoi uffici si occupino di prospettiva, anche per la formulazione legislativa – come l’ex-Datar, che sia chiama ora Commissariato generale per l’eguaglianza dei territori. Lo stesso piano di rilancio del 3 settembre è una questione di prospettiva: pur affidato al governo e al ministro dell’economia Bruno Le Maire, dovrà ora confrontarsi con un soggetto politico e tecnico di peso come Bayrou con il suo Commissariat, che riferirà direttamente all’Eliseo.

Per Macron, che l’aveva spesso annunciato, questo rafforzamento politico e tecnico della strategia per gli ultimi due anni di mandato rimane dunque fondamentale, malgrado gli attriti inevitabili con il governo e malgrado Bayrou conviva con l’inchiesta sull’impiego fittizio di propri assistenti al Parlamento europeo che l’aveva fatto dimettere da ministro della giustizia, nel 2017.

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