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Piani e problemi per la Difesa. L’audizione di Crosetto

Nato, guerra Ucraina-Russia, investimenti e non solo. Che cosa ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso dell'audizione sulle linee programmatiche del dicastero alle commissioni riunite Esteri e Difesa.

 

“Noi saremo i ‘Pierini’ della Nato, gli unici a non raggiungere l’obiettivo del 2% quando altri parlano già di 3% o 4%” di Pil nella Difesa, ha avvertito il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

La maggioranza dei Paesi della Nato ha chiesto che si raggiunga l’obiettivo del 2% del Pil destinato alla difesa nel 2024, ha spiegato Crosetto in audizione davanti alle commissioni riunite Difesa della Camera ed Esteri e Difesa del Senato in merito alle linee programmatiche del suo dicastero. “Io sono stato l’unico ad aver detto alla riunione Nato di ieri che il 2% è un obiettivo difficile da raggiungere, stante le condizioni finanziarie”, ha aggiunto Crosetto.

Il ministro della Difesa ha anche parlato dello stato della guerra in corso in Ucraina e delle condizioni delle nostre forze armate. Inoltre, Crosetto ha anche dissipato i dubbi sulla reintroduzione della leva: “non è in agenda”.

Ecco tutti i dettagli sull’audizione odierna del ministro della Difesa, Guido Crosetto.

CROSETTO: SCELTA DI DESTINARE 2% DEL PIL IN DIFESA RISALE AL 2014

“La richiesta ieri è stata di raggiungerlo nel 2024 e di considerarlo un punto di partenza e non di arrivo. Alcuni Paesi, come la Polonia, sono arrivati al 4%. Solo un Paese ha detto che non ci sarebbe arrivato: il Lussemburgo”, ha precisato Crosetto. Per quanto riguarda l’Italia, “nel 2023 raggiungeremo l’1,48%” e “l’impegno dei governi precedenti è per il raggiungimento del 2% nel 2028”, ha ricordato il ministro.

La scelta di destinare il 2% del Pil alle spese per la Difesa “non è stata fatta da me, risale al 2014 ed è stata ribadita da tutti i Governi che sono seguiti”.

PERCHÉ PER L’ITALIA SARÀ UN IMPEGNO DIFFICILE DA RAGGIUNGERE

“Io ieri per la prima volta, in un consenso come quello della riunione dei ministri della Nato, ho detto che stante le condizioni finanziarie e i vincoli di bilancio europei, per noi sarà un impegno difficile da mantenere” ha affermato il ministro della Difesa davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa.

“Noi siamo all’1,38%, da qui la proposta di scorporare le spese per la Difesa dai vincoli di bilancio” ha rilanciato Crosetto.

SCORPORARE SPESE MILITARI DA PATTO DI STABILITÀ

Quindi “la mia proposta di scorporo delle spese militari dal patto di Stabilità nasce perché l’unico modo per non togliere risorse da destinare ad interventi sociali è proprio quello di escludere le spese vincoli di bilancio”. È quanto ha ribadito il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel seguito dell’audizione come già spiegato durante il primo incontro lo scorso 25 gennaio.

PERCHÉ C’È LA NECESSITÀ DELLA CRESCITA DELLE SPESE MILITARI

Inoltre, la crescita delle spese militari “non significa che la Nato è guerrafondaia – ha proseguito il ministro – La percezione è che quel che succede nel mondo incide sulla sua sicurezza. Lo scenario geopolitico internazionale è molto problematico, non solo sul fronte Est che è quello che attualmente concentra tutte le attenzioni: a preoccupare dovrebbe essere anche il fronte Sud, dove il terrorismo sta crescendo e i cambiamenti climatici fanno aumentare la povertà. Il destino dell’Europa – ha chiosato Crosetto – è strettamente legato a quello dell’Africa e della sua crescita”. “Non solo per il problema dell’immigrazione” ha sottolineato il ministro della Difesa. “O il continente cresce economicamente o la sua espansione demografica sarà un problema nel medio lungo termine. Per non parlare dell’Indo-pacifico”, ha aggiunto Crosetto.

CESSATE IL FUOCO NON È FINE GUERRA IN UCRAINA

Dopodiché, il ministro ha fatto il punto sullo status della guerra in Ucraina, scoppiata ormai un anno fa.

“Ho parlato di tempi lunghi per la guerra in Ucraina auspicando di sbagliarmi” ha precisato Crosetto. “Guardo quello che succede. Vedo che la Russia ha reclutato 300 mila persone e le butta al fronte. L’Ucraina non può consentire che le aree occupate restino russe, né la Russia può permettersi di perderle”, ha detto il ministro.

“Auspico un cessate il fuoco, che non significa la fine della guerra. Solo dopo si potrà iniziare un ragionamento” ha spiegato Crosetto.

I NUOVI PREOCCUPANTI AIUTI CHIESTI DA KIEV

“Ad ogni riunione Kiev chiede rinforzi perché ogni giorno cadono bombe e ci sono truppe che cercano di occupare città. Tutti i giorni suona una sirena che ti dice di andare nei rifugi”, ha continuato il ministro della Difesa, segnalando che “si parla sempre di armi ma sono arrivate richieste anche più preoccupanti”, ossia per “attrezzature di difesa da attacchi di tipo nucleare, radioattivi, batteriologici e chimici”.

“Probabilmente come Italia le daremo” ha annunciato Crosetto specificando che “fanno meno notizia dei tank ma sono anche più preoccupanti” .

REINTRODUZIONE LEVA NON È IN AGENDA

Ancora, il ministro è passato al tema della reintroduzione della leva.

“Il ripristino della leva è una scelta politica, che richiede una legge e una copertura finanziaria. Non fa parte della mia agenda e di quella del governo” ha asserito Crosetto. “Reintrodurre la leva – ha ricordato il ministro rispondendo ad una domanda sulle carenze di organico dei Carabinieri – significherebbe cambiare completamente l’organizzazione delle nostre forze armate, oggi incentrata sui volontari”.

CONSIDERAZIONE ALTA DELLE NOSTRE FORZE ARMATE DALLA NATO

Dopodiché, il ministro ha riferito che la considerazione dell’Italia e delle sue Forze armate da parte dei ministri della Difesa dei Paesi della Nato è straordinaria. “Non ci sono problemi e una considerazione molto forte arriva anche dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg”, ha proseguito Crosetto.

Il risultato non può essere solo che “i nostri militari sono stati bravi”, ha detto Crosetto. Ad esempio, “adesso abbiamo una missione in Niger. Il presidente ci ha ringraziato per l’aumento della cornice di sicurezza ma questo aumento va misurato e poi non basta. Quando ce ne andiamo la cornice si abbassa”, ha spiegato il ministro. “Ci vuole una parte militare” ma anche una “di cooperazione”, con interventi “in istruzione, agricoltura, crescita economica”, ha proseguito.

CAMBIARE APPROCCIO NEL PROSSIMO DECRETO MISSIONI E NON SOLO

Infine, “Vorremmo nel prossimo Decreto missioni un approccio diverso, che misuri il risultato. Spendiamo ingenti risorse per le missioni. Occorre misurare l’impatto sul Paese in cui la missione avviene. Il tema non è quanto è andata bene per noi”, ha spiegato il ministro.

” Destiniamo 1,3-1,5 miliardi di euro, dobbiamo misurare quanto è servita la missione. È un cambio a 360 gradi” ha sottolineato Crosetto.

Ma quello sulle missioni internazionali non è l’unico cambiamento di approccio che il titolare della Difesa ha intenzione di perseguire.

Va ricordato infatti che già nella precedente audizione di gennaio il ministro aveva annunciato la volontà di intervenire sulle “duplicazioni al vertice delle forze armate”.  Serve “una profonda evoluzione in chiave interforze dello strumento militare sul piano ordinativo, logistico, tecnologico e normativo. Sono molte le iniziative da avviare per una simile condizione, a partire da una revisione delle strutture di vertice, che elimini le duplicazioni non dettate da esigenze di ridondanze operative e che consenta il miglioramento della qualità e del contenimento dei tempi nei processi di lavoro. Occorre poi unificare i settori e i servizi comuni alle diverse forze armate”, aveva evidenziato Crosetto.

Secondo il ministro della Difesa “la sinergia delle componenti delle forze militari deve essere un elemento intrinseco e non solo qualcosa da perseguire nelle operazioni”.

Inoltre, “si dovrà assicurare la piena flessibilità di impiego delle Forze armate in tutti gli scenari in cui è messo a repentaglio l’ordine democratico”, ha detto. “Il dicastero si impegna a rivedere strutture e scenari ma anche a un’evoluzione del modo di pensare della Difesa, sinergico nelle sue componenti”, aveva continuato il ministro.

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