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Pestaggi in Bonafede, assicurazioni furbette, Ivass sibillino, Del Vecchio azzanna Nagel (e Donnet?)

Arnese

Non solo Bonafede, Rc auto, Ivass, Del Vecchio e Mediobanca. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

MATTANZE IN BONAFEDE

 

PERCHE’ SI GASANO LE BOLLETTE

 

BARRIERE USA AGLI EUROPEI

LE ASSICURAZIONI BRINDANO CON I LOCKDOWN

IVASS DICE I PECCATI MA NON I PECCATORI…

COMPAGNIE FURBETTE

IL BUSINESS CRESCENTE DELLE CARNI SINTETICHE

TRAVERSIE TRUMPIANE

AMNESIE PENTASTELLATE

GLI EFFETTI DEI TRAVAGLI A 5 STELLE

DEL VECCHIO INCALZA NAGEL E DONNET

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU DEL VECCHIO, MEDIOBANCA E GENERALI:

Il mese prossimo probabilmente Leonardo Del Vecchio arriverà alla meta in Piazzetta Cuccia. Con un colpo di reni impostato da metà giugno, Delfin, la holding lussemburghese dell’imprenditore degli occhiali si è portato a ridosso del 19% di Mediobanca, aggiungendo altri 31 milioni di titoli, un pacchetto pari al 3,5% del capitale, a quelli che aveva già in portafoglio.

L’acquisto è avvenuto tramite un contratto derivato, con scadenza 8 luglio 2024, denominato “Initial share forward transaction and collar share forward transaction”, avente come sottostante appunto 31 milioni di azioni ordinarie Mediobanca.

Parrebbe uno schema di operazione, utilizzato per costruire posizioni azionarie, con l’utilizzo di opzioni put (a vendere) e opzioni call (a comprare), entro una determinata forchetta di prezzo. In questo caso il prezzo medio per azione è di 9,9214 euro, ma alla scadenza – l’8 luglio 2024 – se il prezzo di mercato sarà inferiore al “corridoio” di prezzo definito Delfin avrà diritto di vendere le azioni e ricomprarsele al prezzo di mercato inferiore, viceversa, se le quotazioni di mercato saranno più elevate, dovrà aggiungere la differenza in contanti per tenersi le azioni. Il derivato dovrebbe essere stato costruito con l’aiuto di Natixis, in ogni caso la titolarità delle azioni, con connessi diritti economici e di voto, è di Delfin.

Nel giro di un anno, dunque, Del Vecchio avrà raddoppiato la quota in Mediobanca, arrivando a sfiorare il 20% come aveva chiesto alla Bce che aveva concesso disco verde a settembre dell’anno scorso all’aumento dell’investimento dichiarato di natura finanziaria. E in effetti le modalità della costruzione della quota, prestando attenzione al prezzo di carico e con ricorso al debito, farebbero pensare a una posizione finanziaria.

Solo che su Piazzetta Cuccia Delfin si è esposta per una cifra dell’ordine di 2 miliardi ed è difficile credere che Del Vecchio non abbia altre pretese se non quella di incassare un buon dividendo che compensi gli interessi di finanziamento. Tanto più che il patron di Luxottica, con una quota del 5%, è già uno dei principali azionisti di Generali, che ha in Mediobanca il primo socio al 13%. Finora però Del Vecchio non ha chiesto nulla, nè di avere posti in consiglio, nè di avere voce in capitolo sulle strategie della banca e nemmeno ha chiarito quali siano in generale le sue intenzioni, in linea del resto con l’autorizzazione della Bce. Nulla vieta che Del Vecchio possa chiedere un’ulteriore autorizzazione all’Autorità di vigilanza per salire ulteriormente oltre la soglia del 20% (al 30% scatterebbe l’Opa), ma al momento non ci sono indicazioni in tal senso.

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