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Perché Ursula von der Leyen mi ha deluso (temi troppo gretini)

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Il discorso di Ursula von der Leyen all’Europarlamento commentato da Daniele Capezzone per il quotidiano La Verità

Ursula von der Leyen ha gettato la maschera. Nel suo speech all’Europarlamento (pomposamente ribattezzato, sul modello Usa, discorso sullo stato dell’Unione), la presidente della Commissione Ue ha adottato un’agenda fortemente spostata a sinistra, provocatoria per tutti i gruppi a destra del Ppe, e apertamente ostile verso i governi sgraditi. Al contrario, non sono mancati assist e carezze per gli esecutivi allineati a Bruxelles (a partire dall’attuale maggioranza italiana), ma a un prezzo sempre più chiaro: il progressivo commissariamento politico di molti paesi, ben al di là delle condizionalità economiche previste dal Recovery Fund.

Ecco il passaggio cruciale, quello in cui la von der Leyen ha preannunciato la prossima arma di Bruxelles: “Prima di fine mese, la Commissione presenterà un rapporto sullo stato di diritto per tutti gli stati membri”. E il primo a capire dove la tedesca intendesse andare a parere è stato – non a caso – un polacco, espressione di uno dei governi sotto tiro, e cioè Ryszard Legutko, presidente del gruppo conservatore.

Il tema aveva già fatto capolino nelle discussioni sul nuovo bilancio Ue, anche in quel caso attraverso una sottolineatura del rapporto tra finanziamenti Ue e stato di diritto. A prima vista, si tratta di un richiamo nobile e di principio: chi potrebbe essere contrario? Ma, a un esame meno ingenuo, il punto è che non esistono atti normativi inequivoci che possano fungere da parametro di riferimento. Morale: è fortissimo il rischio di valutazioni politiche, arbitrarie e discrezionali. Di recente, ad esempio, proprio la Polonia è stata sottoposta a misure punitive (addirittura fino alla minaccia di privarla del diritto di voto) per una riforma giudiziaria nazionale che subordina per alcuni profili la magistratura all’esecutivo.

Ma la von der Leyen non si è fermata qui, anzi. Ci sono stati almeno altri cinque passaggi del suo discorso che vanno interpretati.

Il primo è stato il preannuncio della volontà di costruire “un’unione della sanità”: “Con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte organizzeremo un vertice globale sulla sanità, in Italia, per dimostrare che l’Europa c’è”. Ed è abbastanza intuitivo che su questa base il pressing per spingere l’Italia nel Mes si farà di nuovo martellante.

Il secondo è stato il passaggio sull’ambiente, ad altissima densità “gretina”, con obiettivi sempre più impegnativi: adesso la von der Leyen vorrebbe un “taglio delle emissioni del 55% entro il 2030”, e non solo del 40%. Il che rischia di creare una bomba fiscale e regolatoria a danno delle imprese europee, con relativa perdita di competitività.

Il terzo passaggio è stato quello sull’immigrazione: “Aboliremo il regolamento di Dublino. Lo rimpiazzeremo con un nuovo sistema europeo di governance delle migrazioni. Avrà strutture comuni per l’asilo e i rimpatri”, insieme a “un forte meccanismo di solidarietà”. Ma qui la tedesca è rimasta nel vago, né si vede come potrà superare quel regime di volontarietà che in sostanza, fino a oggi, ha consentito a molti paesi di disimpegnarsi, lasciando il fardello sulle spalle dell’Italia.

Il quarto passaggio delicato è stato quello sui temi etici, come se Bruxelles volesse imporre normative uniche in tutta l’Ue: “Chiederò il riconoscimento mutuo dello status familiare in tutta Europa. Se si è genitore in un paese, lo si è in tutti i paesi”.

Il quinto passaggio significativo della tedesca è stato infine quello per preannunciare “una proposta per sostenere gli stati nel creare uno schema per i salari minimi”. Progetto che è un obiettivo esplicito del ministro Nunzia Catalfo.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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