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Perché Trump ha stracciato il trattato Open Skies

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Open Skies out: Trump vuole  limitare e ostacolare la proiezione di potenza russa e cinese. L’analisi di Giuseppe Gagliano

Il presidente Donald Trump ha annunciato l’abbandono da parte americana del trattato sui cieli aperti chiamato Open Skies.

Firmato il 24 marzo 1992, il Trattato sui cieli aperti consente a ciascuno Stato di condurre voli di ricognizione a breve termine, disarmati, su tutti gli altri territori per raccogliere dati su forze e attività militari. Gli aeromobili di osservazione utilizzati per pilotare le missioni devono essere dotati di sensori che consentano di identificare equipaggiamenti militari significativi, come artiglieria, aerei da combattimento e veicoli da combattimento corazzati.

Sebbene i satelliti possano fornire le stesse informazioni, e persino più dettagliate, non tutti i 34 firmatari dispongono di tali capacità. Il trattato mira inoltre a rafforzare la fiducia e la familiarità tra gli Stati attraverso la loro partecipazione ai sorvoli.

Fu il presidente Dwight Eisenhower che propose per la prima volta che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica consentissero voli di ricognizione aerea sui rispettivi territori nel luglio del 1955.

Tuttavia, l’Urss sostenne che questa iniziativa sarebbe stata utilizzata per porre in essere un vero e proprio spionaggio estensivo e per questo respinse la proposta di Eisenhower.

Il presidente George H.W. Bush riprese l’idea nel maggio 1989. Come noto il trattato è entrato in vigore il 1° gennaio 2002 e attualmente 34 Stati sono parte del trattato mentre un 35esimo, il Kirghizistan, lo ha firmato ma non ratificato.

Per quanto riguarda la Russia questa ha condotto il primo volo di osservazione ai sensi del trattato nell’agosto 2002, mentre gli Stati Uniti hanno effettuato il loro primo volo ufficiale nel dicembre 2002. Tra il 2002 e il 2019, sono stati effettuati oltre 1.500 voli.

Una delle motivazioni addotte dagli Usa per il ritiro dal trattato Open Skies dipende dal fatto che la Russia avrebbe limitato i sorvoli degli Stati Uniti per esempio sull’enclave militare russa a Kaliningrad, sulla costa del Mar Baltico.

Inoltre, gli analisti americani hanno affermato che la Russia avrebbe utilizzato i propri sorvoli del territorio americano ed europeo per identificare le infrastrutture critiche degli Stati Uniti per potenziali attacchi in tempo di guerra.

Abbastanza prevedibile che a seguito di questa decisione da parte americana anche la Russia si ritiri dal Trattato.

Gli ambasciatori della Nato si sono incontrati il 22 maggio scorso per discutere del ritiro degli Stati Uniti, che entrerà in vigore tra 6 mesi.

Durante il vertice Francia, Germania, Belgio, Spagna, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Svezia hanno redatto una dichiarazione congiunta di dissenso per la decisione americana di uscire dal trattato, a causa della presunta non conformità della Russia.

Tuttavia questa decisione da parte americana costituisce non solo una scelta speculare a quella dell’INF come indicato in un articolo precedente ma anche una precisa e non casuale scelta dettata dalla volontà di Trump di non indebolire l’egemonia americana a livello globale e nel contempo di limitare e ostacolare la proiezione di potenza russa e cinese.

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