I colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran previsti per ieri a Islamabad, in Pakistan, sono naufragati in poche ore a causa di una doppia defezione: Donald Trump ha annullato all’ultimo momento la missione dei suoi principali inviati, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha lasciato la capitale pakistana prima dell’arrivo degli americani.
Come scrive il New York Times, Trump ha dichiarato che “possono chiamarmi” e che “abbiamo tutte le carte in mano. Abbiamo vinto tutto”.
Sottolinea la BBC che, nonostante l’estensione indefinita del cessate-il-fuoco decisa da Trump stesso pochi giorni fa, le distanze tra le due parti restano enormi su nucleare, stock di uranio arricchito e controllo dello Stretto di Hormuz.
CANCELLAZIONE IMPROVVISA DEI COLLOQUI A ISLAMABAD
I negoziati diretti, già programmati per sabato, sono saltati quando Trump ha ordinato al suo inviato speciale Steve Witkoff e al suo genero Jared Kushner di non partire.
Come riporta il Financial Times, Trump ha scritto sulla sua piattaforma Truth Social: “Ho appena cancellato il viaggio dei miei rappresentanti a Islamabad per incontrare gli iraniani. Troppo tempo sprecato in viaggi, troppo lavoro!”.
Pochi minuti dopo la cancellazione, secondo Trump stesso, l’Iran ha inviato una nuova proposta “molto migliore” ma ancora “non sufficiente”.
Il presidente ha aggiunto che gli interlocutori iraniani previsti non erano di rango adeguato: “Non viaggeremo 15-16 ore per incontrare gente di cui nessuno ha mai sentito parlare”.
Nello stesso giorno il ministro Araghchi, dopo due ore di colloqui con il premier pakistano Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir, ha lasciato Islamabad alla volta dell’Oman, come riferisce l’Associated Press. In un post su X ha definito la visita “molto fruttuosa” ma ha aggiunto: “Abbiamo condiviso la posizione dell’Iran su un quadro praticabile per porre fine permanentemente alla guerra all’Iran. Restiamo in attesa di vedere se gli Usa sono davvero seri sulla diplomazia”.
Secondo Iranian state media citato dal Guardian, Araghchi tornerà a Islamabad oggi con altri delegati dopo consultazioni a Teheran.
LA POSIZIONE DEGLI STATI UNITI
Trump ha ribadito più volte la linea dura americana. Come scrive il New York Times, il presidente ha dichiarato: “Abbiamo vinto tutto” e l’Iran, ha aggiunto, deve cedere sul suo intero programma nucleare, consegnare lo stock di uranio arricchito e rinunciare al controllo dello Stretto di Hormuz.
In un post su Truth Social riportato da CNBC ha sottolineato “l’enorme lotta interna e la confusione all’interno della loro ‘leadership’. Nessuno sa chi comanda, nemmeno loro”. Trump ha anche criticato i costi del viaggio e ha invitato gli iraniani a “chiamare” direttamente.
La Casa Bianca mantiene il blocco navale sui porti iraniani e ha ordinato alla Marina di “sparare e uccidere” qualsiasi imbarcazione che posi mine nello Stretto. Come sottolinea il Financial Times, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che non saranno rinnovate le deroghe per l’acquisto di petrolio iraniano e che la produzione iraniana rischia di fermarsi entro pochi giorni.
L’amministrazione Trump calcola che l’economia iraniana non reggerà a lungo il blocco, mentre gli Usa possono permettersi di attendere fino alle elezioni di midterm.
LA POSIZIONE DELL’IRAN
Teheran ha risposto con fermezza alle posizioni americane. Il presidente Masoud Pezeshkian, in una telefonata con il premier pakistano citata da Reuters ha affermato che l’Iran “non entrerà in negoziati imposti sotto pressione, minacce e blocco”. Ha aggiunto che il blocco navale statunitense “ha seminato sfiducia” e contraddice la disponibilità americana al dialogo.
Araghchi ha ribadito le “linee rosse” iraniane e ha escluso incontri diretti finché il blocco persiste. Gli iraniani hanno anche smentito divisioni interne: come riportato dalla BBC, Pezeshkian, Qalibaf e Araghchi hanno rilasciato dichiarazioni congiunte per smentire le accuse di Trump di “scontri interni”.
Teheran insiste che qualsiasi accordo deve prevedere la rimozione immediata del blocco navale e il riconoscimento del diritto iraniano all’arricchimento per scopi civili.
IL RUOLO DELLA MEDIAZIONE PAKISTANA
Il Pakistan ha svolto un ruolo centrale di facilitatore. Islamabad ha ospitato il primo round di colloqui diretti due settimane fa, allora guidati dal vicepresidente JD Vance, e ha continuato a trasmettere messaggi.
Come scrive l’Associated Press, il premier Sharif e il capo dell’esercito Munir hanno incontrato Araghchi per due ore. Tuttavia, l’Iran ha chiarito fin dall’inizio che i colloqui sarebbero rimasti indiretti, con il Pakistan come tramite. La BBC nota che Islamabad aveva chiesto l’estensione del cessate-il-fuoco proprio per favorire questo nuovo round, ma il doppio abbandono di sabato ha vanificato gli sforzi.
LA SITUAZIONE MILITARE ATTUALE
Dal punto di vista militare il conflitto è in una fase di stallo armato. Come sintetizza il New York Times, gli Stati Uniti hanno dimostrato una superiorità schiacciante; tuttavia il regime teocratico è rimasto al potere e mantiene il controllo operativo sullo Stretto di Hormuz, limitando drasticamente il traffico.
L’Iran ha attaccato tre navi la scorsa settimana, mentre gli Usa hanno intercettato 37 imbarcazioni della flotta ombra iraniana e reindirizzato il traffico.
Il cessate-il-fuoco, esteso unilateralmente da Trump questa settimana, ha fermato i combattimenti più intensi, ma il blocco navale persiste. L’Iranian joint military command ha avvertito che qualsiasi “azione aggressiva” americana riceverà una “risposta forte”.
L’Iran intanto ha ripreso i voli commerciali da Teheran verso Istanbul, Muscat e Medina, segnale di parziale normalizzazione.
LE QUESTIONI IRRISOLTE
I nodi centrali restano invariati da decenni, rimarca il New York Times: entità del programma di arricchimento dell’uranio, destino dello stock di uranio già arricchito, controllo dello Stretto di Hormuz e programma missilistico iraniano insieme al sostegno ai proxy regionali.
Gli Usa pretendono la completa denuclearizzazione; l’Iran rifiuta di rinunciare al proprio diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare.
Il blocco dello Stretto ha causato il più grande shock di offerta petrolifera della storia secondo l’IEA citata da Bloomberg. Come conclude la BBC, il confronto si è trasformato in una prova di resistenza: gli Usa puntano sull’economia iraniana al collasso, Teheran scommette sulla resistenza interna e sulla pressione internazionale sui prezzi energetici.
Per ora, il cessate-il-fuoco tiene, ma la diplomazia è in stand-by.




