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Perché sono davvero troppe le putinate di Razov

Governo

Mosse e obiettivi dell’ambasciatore russo in Italia. Il commento di Gianfranco Polillo

 

Attenti a non far vincere Putin. Non nella lotta contro il popolo ucraino, la cui eroica resistenza sta dando filo da torcere all’orso siberiano. Ma nel ventre molle dell’Europa, dove il confronto rischia di essere tra una democrazia imbelle ed un feroce dispotismo. Da questo punto di vista, non basta esaltare il pluralismo delle posizioni politiche, come elemento di superiorità rispetto al monolitismo russo. Poter liberamente parlare e discutere é ovviamente un bene prezioso da preservare. Ma la difesa di questo principio richiede grande senso di responsabilità. Diritti inviolabili e doveri inderogabili, ai sensi dell’articolo 2 della nostra Costituzione, hanno una loro simmetrica declinazione.

Le elezioni politiche francesi sono state un segnale preoccupante. Non tanto per la perdita di consensi di Ensamble, il movimento che fa capo a Emmanuel Macron, ma per lo sfrangiamento del sistema politico. Un tuffo indietro verso quella IV Repubblica che De Gaulle aveva archiviato. Al momento nulla di preoccupante. Esistono margini per recuperare una maggioranza in grado di governare. Ma anche in questo caso occorre far leva sul senso di responsabilità di coloro che si oppongono agli inutili estremismi: i veri grandi alleati, più o meno consapevoli, di Vladimir Putin.

In Italia non siamo messi meglio. Ad agitare le acque sono ovviamente i 5 stelle. O meglio la componente contiana di quel MoVimento, alla ricerca di un’identità perduta. Quel grande balzo all’indietro, come più volte denunciato da Luigi Di Maio, che vorrebbe riportare le lancette dell’orologio a prima del “conticidio”. Come continua a ripetere Marco Travaglio, grande ispiratore delle mosse dell’”avvocato del popolo”. Con l’unica differenza che, in quel lontano periodo, Putin non aveva compiuto il grande azzardo. Il prezzo del petrolio era ancora sotto i 70 dollari il barile. L’epidemia di Covid divampava, alimentando sacche di malcontento sotto la bandiera dei No vax.

Ignorando lo stato d’emergenza in cui vive non solo l’Italia, ma l’intera Europa, Giuseppe Conte sembra, invece, deciso ad utilizzare la carta dello spariglio. Vorrebbe, in vista delle prossime elezioni, intercettare i voti degli scontenti. Che, come mostrano i risultati delle ultime amministrative, sono una fetta larghissima degli aventi diritti al voto. Per questo, attacca Mario Draghi e vorrebbe porre un freno alla fornitura di armi a favore dei patrioti ucraini. Che poi non abbia il coraggio di dirlo apertamente è solo un piccolo espediente tattico, che qualifica il personaggio. Difficile poter valutare il realismo di una simile strategia. I dubbi sono tanti. Le certezze evidenti: così si fa, intanto, il gioco di Putin.

Basta vedere, in proposito, l’insolito attivismo dell’ambasciata russa a Roma. Quel tentativo di destabilizzare il quadro politico italiano, operando sia a destra, che a sinistra. Ovviamente con tecniche diverse, per ottenere il miglior risultato. Nei confronti della Lega di Salvini, la spy story era inizia il 10 giugno con un articolo di Giacomo Amadori, dalle colonne de La Verità. In quell’articolo si descrivevano le multiformi attività di Antonio Capuano, l’uomo di Mosca che doveva organizzare il viaggio del “capitano”. Destinazione: il Cremlino. I biglietti, racconta La Verità, citando The Insider, sarebbero stati acquistati da un addetto dell’ambasciata russa: Oleg Kustyukov. Figlio del potente direttore del GRU: il servizio di intelligence delle Forze armate.

Poteva finire li. Ed invece, il giorno dopo, ecco l’ambigua conferma da parte dell’ambasciata russa di Roma. “Il viaggio di Salvini – si è letto in una dichiarazione ufficiale – era programmato per il 29 maggio scorso. Ma poiché, a causa delle sanzioni dell’Ue, sono stati sospesi i voli diretti sulla rotta Roma-Mosca, si è reso necessario per la delegazione italiana l’acquisto di biglietti aerei per un volo Aeroflot da Istanbul a Mosca. A causa delle sanzioni in vigore nei confronti di questa compagnia aerea, è difficoltoso acquistare i biglietti per i suoi voli dal territorio dell’Unione Europea. L’ambasciata ha assistito Salvini e le persone che lo accompagnavano nell’acquisto dei biglietti aerei di cui avevano bisogno in rubli tramite un’agenzia di viaggi russa”. Insomma: i biglietti erano stati acquistati dai russi e poi rimborsati.

Sul fronte opposto, quello dei 5 stelle, una manovra aggirante più sofisticata. Questa volta a scendere direttamente in campo è l’ambasciatore Sergey Razov, nella sua recente intervista a Scenari Internazionali “La logica secondo cui la massiccia fornitura di armi all’Ucraina sarebbe un mezzo per arrivare alla pace – ha detto – mi sembra quantomeno bizzarra. In sostanza si tratta di alimentare all’infinito la situazione di conflitto, di prolungarla e di moltiplicare le vittime e le distruzioni.” Parole che dovrebbero ricordare altre prese di posizione, come quelle di Alessandro Orsini, da sempre teorico di una pace ingiusta e, quindi, almeno al momento, del tutto impraticabile. Con un’aggravante tuttavia: a chi spetta il copyright originale?

Razov, non si fa distrarre, preferendo andare al sodo “Questa logica, – ha aggiunto – a quanto mi risulta, è lungi dall’essere condivisa da tutti, anche in Italia». Il che è come dire: ci sto lavorando. Ed i risultati, in termini di sputtanamento generale, grazie alla strategia di Giuseppe Conte, benché ex Presidente del consiglio, purtroppo, si vedono.

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