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Perché Lse ha venduto Borsa Italiana a Euronext?

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Il London Stock Exchange ed Euronext hanno raggiunto l’accordo su Borsa Italiana. Piazza Affari così passa al consorzio paneuropeo Euronext di cui fanno parte anche Cdp e Intesa Sanpaolo. La spiegazioni dei vertici e le domande di alcuni osservatori e politici

Il London Stock Exchange ed Euronext raggiungono l’accordo su Borsa Italiana. Piazza Affari così passa al consorzio paneuropeo Euronext di cui fanno parte anche Cdp Equity e Intesa Sanpaolo.

Lse conferma in una nota di aver accettato di vendere l’intera partecipazione in Borsa Italiana a Euronext per un valore patrimoniale di 4,325 miliardi di euro, più un importo aggiuntivo che riflette la generazione di cassa da completare.

Il corrispettivo verrà liquidato per cassa alla chiusura. Il finanziamento è pienamente garantito da un prestito ponte sottoscritto da un gruppo di banche quali Bank of America, Merrill Lynch International Designated Activity Company, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank, HSBC France and J.P. Morgan Securities plc).

Il finanziamento definitivo dell’Aggregazione Proposta comprende: 0,3 miliardi di utilizzo di liquidità esistente, 1,8 miliardi di emissione di nuovo debito, 2,4 miliardi di nuove azioni da emettere, tra cui un private placement (0.7 miliardi) a Cdp Equity e Intesa Sanpaolo, due investitori italiani di primo livello e un aumento di capitale riservato agli attuali azionisti di Euronext (tra cui Cdp Equity e Intesa Sanpaolo).

Per London Stock Exchange Group la cessione di Borsa Italiana per 4,325 miliardi di euro è funzionale all’ottenimento del via libera da parte delle antitrust europee sull’acquisto, per 27 miliardi di dollari, di Refinitiv, che porta con sé la piattaforma Tradeweb (la decisione dell’antitrust attesa per il 16 dicembre).

“Continuiamo a fare buoni progressi sulla transazione altamente attraente con Refinitiv e riteniamo che questa sia una pietra miliare. Crediamo che la vendita di Borsa Italiana contribuira’ in modo significativo ad attenuare le preoccupazioni della Ue sulla concorrenza. Borsa Italiana ha giocato un ruolo importante nella storia di Lse e siamo sicuri che continuera’ a svilupparsi con successo a vantaggio dell’economia italiana, dei mercati europei e dei suoi soci”, ha detto David Schwimmer, Ceo di Lseg.

Il 31 luglio scorso Lseg aveva detto che la cessione di Mts o dell’intera Borsa Italiana avrebbero potuto spianare la strada nell’ambito della revisione dell’operazione Refinitiv da parte delle autorità europee. Sebbene la revisione sull’operazione Rifinitiv sia ancora in corso, Lseg ritiene che la cessione di Borsa Italiana sia una condizione per l’autorizzazione dell’antitrust europea.

L’intenzione di Lseg è usare i proventi netti della cessione di Borsa Italiana per rimborsare l’indebitamento relativo all’operazione Refinitiv e per scopi societari generali. Questo consentirà a Lseg di ridurre la leva finanziaria dopo il completamento dell’operazione Refinitiv, portando il gruppo più vicino al suo obiettivo di indebitamento netto al rapporto Ebitda rettificato di 1-2 volte entro un periodo di tempo auspicabile.

Dopo il giro di offerte non vincolanti riguardanti Mts, Lse ha concesso l’esclusiva a Euronext per l’offerta complessiva che è stata preferita a quella avanzata da Deutsche Börse e da Six, la Borsa di Zurigo che ha recentemente rilevato la Borsa di Madrid battendo proprio la società-mercato guidata da Stéphane Boujnah.

C’è però chi si chiede: come mai Lse ha preferito Euronext e non l’offerta di Deutsche Borse e quella della borsa svizzera che avrebbero messo sul piatto importi più sostanziosi

“Quanto è lunga la lista della spesa concordata con Macron? Avevo scritto questo tweet il 5 giugno quando il governo francese ci diede il suo supporto sul Recovery fund. Allora evidenziai, innanzitutto, proprio Borsa italiana, poi aggiunsi Mediobanca e ovviamente Assicurazioni generali. A pensar male ci si azzecca…”. L’ha scritto su Facebook il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir. “Mi chiedo – ha aggiunto – perché il governo abbia subito escluso ogni altra ipotesi, indirizzando CdP solo a supporto dell’offerta francese che di fatto è stata finanziata dall’Italia e se davvero il piano industriale sia quello migliore per lo sviluppo del nostro sistema produttivo, che per sua natura è competitivo proprio con quello francese. Giudicheremo meglio la ‘governance’ ipotizzata quando sarà realizzata, che però sembra sin d’ora troppo rispondente al modello già più volte riproposto in partnership finanziarie e industriali franco-italiane, in prospettiva sempre sbilanciate nei confronti di Parigi”.

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