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Perché lo strappo di Putin nel Donbass è una sfida a Usa, Francia e Germania

Russia Angola

Mire, effetti e scenari dello strappo di Putin nel Donbass. Il commento di Giuseppe Gagliano

 

Nella conferenza stampa di martedì, Olaf Scholz ha detto che “la situazione oggi è fondamentalmente diversa e quindi, alla luce dei recenti eventi, dobbiamo anche rivalutare questa situazione… anche per quanto riguarda Nord Stream 2”.

Cosa significa concretamente questo?

Significa in buona sostanza ritirare l’autorizzazione amministrativa che consente alla gasdotto di funzionare. Fermare infatti il processo di certificazione del gasdotto significa fermare di fatto il funzionamento del gasdotto stesso. La ritorsione posta in essere dal Cancelliere tedesco è la conseguenza inevitabile della dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin relativa alla necessità che le truppe russe devono difendere la sovranità di Donetsk e Luhansk nell’Ucraina orientale.

Al di là delle reazioni positive — quanto assolutamente scontate e prevedibili — da parte del ministro degli Esteri dell’Ucraina Dmytro Kuleba e del premier britannico Boris Johnson — la realtà effettuale — direbbe Machiavelli — è un ‘altra: in primo luogo l’Europa dipende fortemente dal gas russo (rappresenta infatti il 42% dell’importazione dell’Unione Europea); in secondo luogo non esiste un’alternativa concreta al gas russo soprattutto per la Germania ma complessivamente per l’Europa in tempi brevi e questo significa che i prezzi del gas lieviteranno sempre di più.

In terzo luogo la mancata concessione da parte della Germania a Gazprom potrebbe determinare una causa legale che durerebbe molto tempo e che avrebbe un esito incerto.

Insomma la scelta tedesca — che potrebbe essere agevolmente interpretata come la conseguenza della pressione da parte degli Stati Uniti —rischia di ritorcersi contro la Germania stessa.

Se quindi la scelta posta in essere dalla Germania rischia di essere autolesionista, al contrario le scelte attuate fino a questo momento dal presidente russo sembrano avere uno scopo molto preciso e cioè quello di portare gli Stati Uniti al tavolo dei negoziati strappando concessioni che consentano alla Russia di salvaguardare la sua integrità territoriale e di impedire qualsiasi allargamento della Nato all’Ucraina.

Vediamo cosa significa ciò nel dettaglio.

In primo luogo come sappiamo il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato proprio ieri sera il riconoscimento dell’indipendenza delle due repubbliche separatiste dell’Ucraina e ha inoltre posto in essere accordi scritti per fornire alle due repubbliche la necessaria assistenza militare per salvaguardare la loro indipendenza. Questa scelta da parte di Putin può certo essere interpretata come il tentativo di gettare le premesse per un intervento armato. Ma sicuramente — al di là delle ipotesi più o meno verosimili — questa scelta dimostra il fallimento dei tentativi di conciliazione franco-tedesco.

In secondo luogo questa graduale escalation attuata dal presidente russo può anche essere interpretata come il tentativo di alzare la posta in gioco e di sapere con estrema chiarezza fino a dove gli americani intendono spingersi al di là delle dichiarazioni ufficiali. Infatti il presidente russo potrebbe attuare una guerra circoscritta e limitata col solo scopo di ridefinire a condizioni migliori il rapporto con gli Stati Uniti e la Nato senza per questo scatenare una guerra di dimensioni globali dall’esito assolutamente incerto anche per la Russia.

A dimostrazione di quanto sostenuto è significativo il fatto che Putin abbia definito prematuro un incontro con il presidente americano Joe Biden e il presidente francese Emmanuel Macron. Questo rinvio potrebbe infatti essere letto come il tentativo da parte di Mosca di vedere se gli Stati Uniti intendono fare delle concessioni e di che tipo.

Se il presidente russo riuscisse in questo tentativo — cioè riuscisse a costringere gli americani e la Nato al tavolo delle trattative imponendo le sue condizioni — avrebbe certamente ottenuto una vittoria politica.

La domanda conclusiva che dobbiamo porci allora è questa: gli Stati Uniti e la Nato sono disposti a intraprendere una guerra con la Russia per difendere l’Ucraina e per portare avanti il progetto di allargamento dell’alleanza? E’ lecito dubitarne.

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