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Le grandi aziende Usa benedicono Trump per il maxi taglio alle imposte

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L’approfondimento del New York Times sul maxi taglio dei tributi a favore dei grandi gruppi americani voluto dall’amministrazione Trump con il concorso dei colossi Usa. Fatti, numeri e commenti

Mentre il Dipartimento del Tesoro si preparava ad attuare la revisione fiscale repubblicana del 2017, i lobbisti delle imprese imperversavano e vincevano alla grande, scrive il New York Times: i lobbisti delle grandi compagnie globali sono riusciti, infatti, a ottenere una riduzione quasi totale delle tasse da pagare negli Stati Uniti. La normativa fiscale approvata dall’amministrazione Trump ha permesso alle grandi aziende di spingere l’acceleratore verso una detassazione ancora più estesa di quanto previsto dal disegno di legge, aggiunge il New York Times in un lungo articolo.

IL TAGLIO TRUMPIANO DELLE TASSE ALLE AZIENDE SECONDO IL NYT

Qual è la conseguenza di tutto ciò? Secondo il quotidiano newyorchese “il governo federale potrebbe raccogliere centinaia di miliardi di dollari in meno nel prossimo decennio rispetto a quanto precedentemente previsto. Il deficit di bilancio è salito di oltre il 50% da quando Trump è entrato in carica e si prevede che raggiungerà i 1.000 miliardi di dollari nel 2020, in parte come risultato della legge fiscale”.

COME NASCE LA REVISIONE FISCALE

La revisione della legge fiscale federale è partita nel 2017 come risultato della presidenza di Donald Trump. Si è trattato del più grande cambiamento tributario degli ultimi tre decenni negli Usa, e ha consentito un taglio delle tasse per le grandi aziende, come parte di uno sforzo per convincerle a investire di più negli Stati Uniti e scoraggiarle dal mettere i profitti nei paradisi fiscali d’oltreoceano. Naturalmente, evidenzia il Nyt, “i manager, i principali investitori e gli americani più ricchi, hanno salutato il taglio delle tasse come una manna, ma anche per l’economia degli Stati Uniti. Le grandi aziende volevano di più – e, non molto tempo dopo – l’amministrazione Trump ha iniziato a trasformare il pacchetto fiscale in una maggiore manna dal cielo per le più grandi aziende del mondo e i loro azionisti”. Finendo in sostanza per garantire tagli ancora maggiori di quanto previsto in origine.

ECCO LE AZIENDE CHE HANNO GUIDATO IL BLITZ PRO TAGLIO IMPOSTE

“I lobbisti hanno preso di mira un paio di nuove importanti tasse che avrebbero dovuto raccogliere centinaia di miliardi di dollari dalle aziende che avevano evitato le tasse, in parte sostenendo che i loro profitti erano stati guadagnati al di fuori degli Stati Uniti”, ha evidenziato il Nyt parlando della Beat e della Gilti. La prima sta per tassa sull’erosione della base e tassa antiabuso. Era rivolta in gran parte alle società straniere con importanti operazioni negli Stati Uniti, alcune delle quali per anni avevano ridotto al minimo i loro pagamenti fiscali Usa spostando il denaro tra le filiali americane e le loro società madri straniere. L’altra grande misura si chiamava Gilti: reddito intangibile globale a bassa tassazione. Per ridurre i benefici che le società ne traevano, sostenendo che i loro profitti venivano realizzati nei paradisi fiscali, la legge imponeva un’imposta aggiuntiva fino al 10,5% su alcuni guadagni offshore. “Il blitz è stato guidato dalle più grandi aziende del mondo, tra cui Anheuser-Busch, Credit Suisse, General Electric, United Technologies, Barclays, Coca-Cola, Bank of America, UBS, IBM, Kraft Heinz, Kimberly-Clark, News Corporation, Chubb, ConocoPhillips, HSBC e l’American International Group”, ha spiegato Nyt.

PERCHE’ IL TAGLIO DELLE IMPOSTE ALLE AZIENDE E’ CLAMOROSO

“Grazie anche al modo approssimativo in cui il disegno di legge è stato scritto e approvato dal Congresso – una situazione che ha dato al Dipartimento del Tesoro un margine di manovra in più per interpretare una legge – la campagna di lobbying aziendale è stata un successo clamoroso”, ha sottolineato il quotidiano americano secondo cui il Tesoro ha “ritagliato delle eccezioni alla legge” garantendo a molte delle principali società americane e straniere di dover pagare “poco o nulla in nuove tasse sui profitti offshore”.

Da qui le numerose critiche come quella di Bret Wells, professore di diritto tributario all’Università di Houston, raccolte dal Nyt: “Il Tesoro sta sventrando la nuova legge. Ne beneficeranno in modo sproporzionato le persone più ricche del mondo”. Anche un’agevolazione fiscale che avrebbe dovuto aiutare le comunità povere – un’iniziativa chiamata “opportunity zones” – viene utilizzata in parte per finanziare sviluppi di alto livello nei quartieri ricchi, a volte a beneficio di chi ha legami con l’amministrazione Trump.

Naturalmente, le aziende non hanno ottenuto tutto quello che volevano, e Brian Morgenstern, un portavoce del Tesoro, ha difeso la gestione delle norme fiscali da parte del dipartimento. “Nessun contribuente o gruppo in particolare ha avuto un’influenza indebita in nessun momento del processo”.

GOOGLE, APPLE, CISCO, PFIZER, MERCK, COCA-COLA, FACEBOOK HANNO ELABORATO METODI ALTERNATIVI PER PAGARE MENO TASSE

“Fin dalla nascita della moderna imposta federale sul reddito nel 1913, le aziende hanno inventato modi per evitarla. Alla fine degli anni Novanta, le società americane hanno accelerato i loro sforzi per assicurarsi che trilioni di dollari di profitti guadagnati in luoghi ad alta tassazione – come Stati Uniti, Giappone o Germania – fossero effettivamente guadagnati traslati in luoghi a bassa tassazione come il Lussemburgo, le Bermuda o l’Irlanda. Google, Apple, Cisco, Pfizer, Merck, Coca-Cola, Facebook e molti altri hanno realizzato tecniche elaborate che consentono alle aziende di pagare le tasse ad aliquote molto più basse del 35% dell’imposta sulle società negli Stati Uniti che esisteva prima dei cambiamenti del 2017. I loro simpatici soprannomi – come Double Irish e Dutch Sandwich – li hanno fatti sembrare benigni. L’amministrazione Obama e i parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno cercato di combattere questo spostamento dei profitti, ma i loro sforzi si sono bloccati”.

PER GLI USA LA MINOR RACCOLTA DI TASSE TRA TUTTI I PAESI OCSE

“Due anni dopo che i tagli fiscali sono diventati legge, il loro impatto sta diventando chiaro – ha spiegato il Nyt -. Le aziende continuano a spostare centinaia di miliardi di dollari nei paradisi fiscali d’oltremare, assicurando che enormi profitti aziendali rimangano fuori dalla portata del governo degli Stati Uniti. L’Internal Revenue Service sta raccogliendo decine di miliardi di dollari in meno di imposte societarie rispetto alle proiezioni del Congresso. Questo mese, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha calcolato che gli Stati Uniti nel 2018 hanno registrato il più grande calo delle entrate fiscali di tutti i 36 paesi membri del gruppo. Gli Stati Uniti hanno anche il deficit di bilancio di gran lunga maggiore di tutti questi paesi. Nei prossimi giorni, inoltre, è probabile che il Tesoro completi la sua ultima tornata di regole per la riduzione delle imposte” per dare alle grandi aziende” ancora più tagli.

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