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La caccia a Trump favorirà Trump. Il pensiero di Ocone

di

“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista

Fare delle similitudini fra eventi diversi e lontani nello spazio è sempre rischioso, ma è indubbio che la messa in stato di accusa di Donald Trump, il presidente americano in carica, e l’offensiva giudiziaria contro Matteo Salvini, il leader dell’opposizione e del primo partito italiano, sono ascrivibili ad un unico e identico processo che ha luogo ormai da decenni nelle democrazie occidentali (e non solo).

È successo infatti che il potere giudiziario abbia intensificato così tanto la sua attività di “controllo della legalità” da finire con l’intervenire e con il “falsare”, volente o nolente, lo stesso gioco politico. E dico “falsare” perché i partiti politici, lungi dal fare muro tutti insieme contro questa “ingerenza”, hanno cercato di sfruttarla ognuno a proprio vantaggio: assecondando le spinte dei magistrati, e facendosi “giustizialisti’, quando queste colpivano i propri avversari politici; e, al contrario, diventando di colpo “garantisti” quando ad essere colpiti erano i propri alleati o compagni.

Quella separazione dialettica dei poteri su cui si era fondata la sintesi liberaldemocratica si è pertanto erosa, con il risultato che proprio l’elemento che doveva rendere “giusto” e “imparziale” il gioco politico, il diritto, ha finito per avallare il più sporco e cinico dei comportamenti politici. Che la depoliticizzazione per via giudiziaria si converta in una iperpoliticizzazione di fatto è solo apparentemente un paradosso: i conflitti non possono essere neutralizzati perché sono intrinseci alla vita umana e la politica, fatta uscire dalla porta, non può che rientrare dalla finestra.

A ben vedere, il grande equivoco del nostro tempo è proprio questo: pensare che la “buona politica” sia quella fondata su regole, pratiche etiche, buoni sentimenti, idee o teorie della giustizia, “trasparenza”, “correttezza”, perseguimento di un mai ben definito “bene comune”. Una politica così concepita non è tale, cozza con la democrazia, non raggiunge nemmeno gli obiettivi che si propone (vigente nelle cose umane la regola della inintenzionalità delle conseguenze di azioni intenzionalmente orientate).

Solo comprendendo la politica nella nuda e cruda sua effettualità, solo dandole libero corso, da una parte è possibile comporre un possibile equilibrio che nasca dall’azione di contrapposti interessi, dall’altra è possibile anche affermare in modo più concreto quei sentimenti positivi che muovono le persone perbene.

È per questi motivi che la “caccia” a Trump e a Salvini si risolverà, credo, in un nulla di fatto che finirà per rafforzare politicamente i due protagonisti. I quali se mai saranno sconfitti lo saranno politicamente, non per mano dei giudici o dei pubblici “guardiani” di una presunta etica pubblica.

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