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Perché Laschet annaspa in Germania

Laschet

Il punto sulla campagna elettorale in Germania dopo il secondo dibattito tv fra i tre candidati. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

Il piglio incalzante con cui il candidato dell’Unione Armin Laschet ha attaccato nel dibattito televisivo il suo avversario Olaf Scholz nel secondo dibattito televisivo (il triello) ha prodotto quella svolta sperata nella campagna elettorale? A dar retta alle reazioni dei telespettatori, monitorate fino al dettaglio dai sondaggi post triello, sembrerebbe di no.

In ritardo di diversi punti percentuali (fra i 3 e i 6 a seconda degli istituti demoscopici), a Laschet non restava che puntare sul secondo contraddittorio per provare a invertire la tendenza che ormai da settimane vede l’Spd consolidare la propria rimonta. E il panico che si va diffondendo tra le fila dei conservatori ha consigliato gli strateghi della campagna elettorale di virare su toni più aggressivi: cercare il conflitto con gli avversari, drammatizzare il confronto, attaccare frontalmente il candidato socialdemocratico.

Di colpo i politici di punta dell’Unione hanno riesumato gli slogan contro il pericolo  rosso (lo spauracchio di un governo Spd-Verdi-Linke), disegnando scenari funesti in cui tasse e spesa pubblica fuori controllo devasteranno il benessere dei cittadini tedeschi. È il tentativo di riagganciare il ceto medio, elettoralmente sfuggito un po’ in tutte le direzioni e soprattutto verso l’Spd di Olaf Scholz, cui è riuscita la mossa di accreditarsi come il candidato più autorevole e istituzionale fra quelli in corsa.

E su Scholz, in quanto ministro delle Finanze, si sono indirizzati gli attacchi diretti di Armin Laschet nel secondo dibattito televisivo: nel mirino le presunte negligenze sue e del suo ministero sui casi Wirecard e del centro antiriciclaggio Fui e su vicende legate agli ex cum quando era sindaco di Amburgo. Tra l’insolita aggressività di Laschet e la ferma difesa di Scholz i cittadini son sembrati preferire la seconda, segno che nonostante gli argomenti scivolosi e complessi per il pubblico medio, al candidato dell’Unione non è riuscito il colpo del Ko. E forse neppure la possibilità di imprimere un’inversione di tendenza per le ultime due settimane di campagna elettorale.

Chi è uscita meglio dal dibattito a tre è stata Annalena Baerbock, ormai probabilmente tagliata fuori dalla corsa per la cancelleria, e per questo apparsa più rilassata e vivace, in grado di concentrare i propri interventi sui temi centrali della campagna ecologista: difesa ambientale e transizione verso un’economia a neutralità climatica.

Alla fine, secondo il sondaggio veloce realizzato dalla Zdf a fine trasmissione, il 41% degli spettatori ha giudicato Olaf Scholz il più convincente, seguito da Laschet con il 27% e da Baerbock con il 25. Scholz primeggia anche nella classifica sulla competenza, Baerbock in quella sulla simpatia. In nessuna delle classifiche Laschet si è piazzato al primo posto.

Corsa finita per il candidato dell’Unione? Ancora troppo presto per dirlo, ma di sicuro il vestito che gli strateghi della campagna elettorale gli hanno cucito addosso per l’ultimo miglio della corsa non sembra calzare perfettamente alla sua personalità. Un Laschet d’attacco, aggressivo, quasi cattivo risulta artefatto, tradisce insicurezza se non disperazione ed è ben lontano dall’immagine inclusiva e gioviale che egli stesso aveva voluto trasmettere all’inizio della campagna. Laschet non è Markus Söder e neppure Friedrich Merz. Questa strategia lo spinge verso un ruolo d’outsider che non gli si addice, che interpreta in maniera artificiale e che lo obbliga a giocare una partita in panni non suoi. Forse, arrivati a questo punto, è l’unica tattica  possibile. Ma è improbabile che sia anche quella vincente.

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