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Intelligence

Perché la Russia di Putin non potrà fare a meno della Brigata Wagner. Parla il generale Jean

Il futuro della Russia e di Putin dopo il quasi golpe della Brigata Wagner. Il ruolo di Prigozhin. La lotta di potere ai vertici dei militari di Mosca. E la questione nucleare. Conversazione con il generale Carlo Jean

 

Che cosa è successo veramente in Russia due giorni fa con il colpo di mano di Prigozhin? È stato un golpe in piena regola o qualcos’altro? E in caso di vuoto di potere, cosa sarebbe accaduto al più grande arsenale nucleare del mondo?

Ecco alcune delle domande poste al generale Carlo Jean, stimato analista di politica internazionale e autore di saggi come “Geopolitica del XXI secolo” e “Guerra, strategia e sicurezza”.

Che cosa è successo in Russia tra il 23 e il 24 giugno?

Molto verosimilmente la mossa di Prigozhin era stata preparata già prima, tanto che l’intelligence Usa ne era a conoscenza e una settimana fa aveva avvertito i vari governi occidentali. Si tratta di un colpo di forza a sostegno delle tesi di Prigozhin secondo cui il Ministro della Difesa Shoigu e il Capo di Stato maggiore Gerasimov sono i responsabili dei fallimenti della guerra in Ucraina.

Non dunque un vero e proprio colpo di stato, ma un’azione mirata agli apparati della Difesa?

Questo è difficile dirlo, perché se Prigozhin si è mosso, sicuramente doveva avere degli appoggi. Tra l’altro tra i vertici militari ci sono grosse divisioni e contrasti tra le varie personalità di cui presumibilmente Prigozhin voleva approfittare. E poi verosimilmente ci saranno stati degli appoggi esterni da parte di attori che speravano di poter sostituire l’attuale regime di Putin. Il profilo di questi soggetti si può immaginare indirettamente a partire dalle dichiarazioni di Prigozhin che critica le ragioni e i motivi per cui la Russia ha attaccato l’Ucraina, sostenendo che l’operazione militare speciale era finalizzata soprattutto a soddisfare l’interesse materiale di alcuni oligarchi e membri del cerchio magico di Putin.

Nei media sia nazionali che internazionali vi è stato più di qualcuno che ha celebrato la fine del regime di Putin. Trova giustificata questa enfasi?

Direi proprio di no. Putin cercherà di ricostruire il sistema di comando e di controllo che aveva prima. Molto probabilmente si appoggerà ai servizi di sicurezza e in particolare a quello interno, che sembra aver giocato un ruolo determinante insieme a quello militare, ossia il Gru, nel tagliare l’erba sotto i piedi di Prigozhin.

Anche se il golpe fosse riuscito solo a metà, e ne fosse risultato un vuoto di potere, ci si chiede che cosa sarebbe accaduto alle famose valigette nucleari.

Si tratta dell’aspetto più delicato della questione. È presumibile che in quelle circostanze gli Usa, l’intero Occidente e anche la Cina interverrebbero a sostegno della parte che risulterà prevalere affinché prenda rapidamente il potere e dunque il controllo delle armi nucleari. Diciamo che lo scenario da scongiurare è quello di una guerra civile che renderebbe praticamente impossibile tale controllo.

Prigozhin è finito secondo lei?

Non credo affatto. Prigozhin si trova in una botte di ferro, in quanto la Wagner è essenziale per la politica estera russa in Medio Oriente, Africa e America latina. Putin non ne può fare a meno, in quanto senza la Wagner collasserebbe l’influenza internazionale della Russia. Si tenga conto inoltre che la compagnia è l’unica che in Ucraina ha ottenuto dei successi strategici anche dal punto di vista della comunicazione. Si spiega così il fatto che a Rostov sul Don, in Russia, i mercenari siano stati accolti tra le acclamazioni dei residenti.

Più di qualcuno sostiene ora che operazioni militari russe in Ucraina sono compromesse. È vero?

Personalmente adotterei maggiore cautela. Gli ucraini, che verosimilmente sono stati presi di sorpresa, hanno approfittato della situazione per condurre alcuni attacchi. Credo però che, dopo la ricomposizione del quadro politico in Russia, si ritornerà da un punto di vista militare alla situazione di prima, cioè a una serie di attacchi inconcludenti da parte ucraina che incontreranno una resistenza molto forte da parte dei russi.

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