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Perché la Corte dei conti Ue (e non solo) va all’attacco di Frontex

Frontex

L’articolo di Tino Oldani

Frontex, l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne, detiene un record che ha dell’incredibile: tutte le istituzioni dell’Unione europea, dalla Commissione al Parlamento, fino alla Corte dei conti e all’Olaf (l’Ufficio antifrode), giudicano in modo negativo il suo operato. Eppure, Frontex, con sede a Varsavia, è l’agenzia Ue più ricca, dotata di un budget da poco raddoppiato a 900 milioni l’anno, con facoltà di assumere ben 10mila dipendenti entro il 2027, contro i 750 guarda-frontiere che aveva appena due anni fa, nel 2019.

Provare per credere: se digitate su Google «Frontex sotto accusa», scoprirete centinaia di files pieni di critiche di ogni tipo. Il più recente è dell’altro ieri, quando la Corte dei conti Ue ha pubblicato una relazione speciale, in cui afferma che Frontex «non svolge con efficacia le sue mansioni”.In particolare, la Corte dei conti europea sostiene che Frontex «non ha aiutato con sufficiente efficacia gli Stati membri e i paesi associati Schengen a gestire i loro confini», ragion per cui «non sarebbe idonea a contrastare l’immigrazione illegale e la criminalità transfrontaliera». Concetto ribadito nella conclusione: «Lacune e incoerenze sollevano dubbi sulla sua capacità di svolgere efficacemente il nuovo ruolo operativo che le è stato assegnato per sostenere gli Stati membri nella lotta all’immigrazione illegale e alla criminalità transfrontaliera».

Non è tutto. Per la Corte dei conti Ue, nella contabilità di Frontex manca una rendicontazione sull’efficienza dei costi, in quanto l’agenzia, pur comunicando le attività svolte, raramente analizza la performance o la redditività delle sue azioni, né fornisce informazioni sul costo reale delle operazioni. «L’ultimo audit è del 2015, mentre siamo nel 2021», ha osservato Leo Brincat, uno dei membri della Corte. In pratica, la dotazione finanziaria di 900 milioni l’anno è stata decisa dalla Commissione Ue senza accertare di cosa abbia bisogno Frontex per espletare il nuovo mandato, ampliato rispetto al passato sotto la spinta dell’emergenza migranti, ma con una evidente confusione politica sugli obiettivi da raggiungere.

A Bruxelles vi sono, di fatto, due scuole di pensiero su Frontex. C’è chi, specie a sinistra, sostiene che possa essere uno strumento utile per compiere i salvataggi in mare, obbligatori per legge, e portare i migranti sulle sponde europee in modo sicuro. Un compito, però, largamente disatteso. E c’è chi ritiene, non solo tra i sovranisti, che la difesa delle frontiere esterne debba essere meno buonista verso le Ong, e prevedere anche interventi di respingimento dei barconi gestiti dai mercanti di carne umana. Una contraddizione palese tra le due scuole, che rende bene l’ipocrisia di fondo che caratterizza l’Ue nella politica sui migranti, favorevole ai diritti umani e ai ricollocamenti volontari a parole, ma ferma al trattato di Dublino nei fatti, ovvero zero ricollocamenti.

Tra i critici più severi di Frontex è certamente il Parlamento Ue, che non più tardi del febbraio scorso ha istituito una commissione speciale e messo l’agenzia sotto indagine «per molestie, cattiva condotta e respingimenti illegali dei migranti al fine di impedire loro di raggiungere le coste europee attraverso le acque greche». Il tutto con riferimento a 13 episodi di presunti respingimenti attuati da Frontex nel Mar Egeo.

A questa accusa Frontex ha risposto con un’indagine interna, archiviando otto casi per mancanza di prove sulla violazione dei diritti fondamentali, e riservandosi approfondimenti sui restanti cinque casi. Da parte sua, il Parlamento europeo ha rifiutato di approvare il bilancio 2019 di Frontex, mentre gli eurodeputati socialisti hanno chiesto le dimissioni di Fabrice Leggeri, direttore dell’agenzia, colpevole a loro dire di non avere fornito sufficienti chiarimenti.

Contro Frontex e il suo direttore generale si è schierata anche la Commissione Ue, che tramite la svedese Ylva Johansson, commissaria per gli Affari interni Ue, ha preso le distanze da Leggeri dopo i respingimenti nell’Egeo: «Gli abbiamo scritto una lettera perché alcune cose dette da lui durante l’audizione non sono vere». Non solo. Johansson ha accusato l’agenzia di «ostacolare e ritardare» la piena attuazione del regolamento del 2019, in base al quale avrebbe dovuto assumere 40 agenti entro il dicembre 2020 per monitorare il rispetto dei diritti fondamentali nelle sue operazioni. «Ma a oggi, l’agenzia è riuscita a non assumerne neppure uno».

Anche l’Olaf, l’ufficio europeo che si occupa di frodi e corruzione, ha aperto un’indagine su Frontex, dopo che il sito di informazioni EuObserver ha documentato che, tra le spese sostenute dall’agenzia negli ultimi anni, vi sarebbero anche 360 mila euro per un evento di gala del 2015, somma superiore a quella stanziata per tutto il 2020 da Frontex per l’ufficio dei diritti fondamentali. Nemici giurati di Frontex sono infine le Ong che battono con le loro navi il Mediterraneo meridionale e l’Egeo, e più volte hanno accusato l’agenzia di azioni illegali: un gruppo di avvocati per i diritti umani ha avviato un’azione legale contro Frontex per i respingimenti nell’Egeo e si prepara a convocare Leggeri di fronte alla Corte di giustizia europea.

Giusto per dare un’idea di quanto siano distanti tra loro accusatori e accusato, e quanto la politica migratoria Ue assomigli a una torre di Babele, il sito «frontex.europa.eu» dice di sé: «Frontex è ormai riconosciuta come una delle pietre angolari dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell’Ue. Anche i servizi di ricerca e salvataggio sono diventati ufficialmente parte integrante del suo mandato ogniqualvolta si verifichino circostanze di questo tipo nel contesto della sorveglianza delle frontiere marittime». L’Oscar per la faccia di bronzo è suo.

 

Articolo pubblicato su italiaoggi.it

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