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Perché Grillo e Di Battista discutono a colpi di Vaffa

di

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Che cosa succede tra Beppe Grillo e Alessandro Di Battista?

 

Ci voleva l’intervento del Dibba, al secolo Alessandro Di Battista, ma soprattutto la risposta risentita di Beppe Grillo, per far capire ciò che bolle effettivamente nel pentolone di Villa Pamphili. Altro che convocazione degli Stati generali, come al tempo della Rivoluzione francese. Semplice teatro, come direbbe Andrea Camilleri per bocca di Salvo Montalbano. Ma una messinscena con qualche finalità. Come del resto intuito fin da subito dal Pd, che ha più che protestato, borbottato per tutto il tempo. Salvo poi cedere alle lusinghe mediatiche del momento.

Alla provocazione di Lucia Annunziata: Giuseppe Conte leader? Il Dibba ha risposto: ”Non sto facendo un paragone, ma vorrei ricordare i sondaggi che facevano su Mario Monti. Stiamo diventando una sondaggiocrazia. Ho fiducia in Conte e anzi ne approfitto per dirgli che non deve temere picconature da parte del sottoscritto. Ma se vuole guidare il M5S, si deve iscrivere al Movimento e al prossimo congresso, chiamiamolo così: deve farsi eleggere”.

Doppio mal di pancia da parte dell’Elevato. La sostanziale sfiducia lanciata nei confronti di Giuseppe Conte. Non rappresenti il Movimento. Ma sei solo il figlio di una congiuntura particolare, che per uno strano caso del destino, ti ha aperto le porte di Palazzo Chigi. Dove sei rimasto mentre intorno a tè cambiava il mondo. Nel senso della trasformazione da una maggioranza giallo-verde ad una giallo-rossa. E poi la bestemmia del congresso. Quasi un ritorno ad una precedente era geologica, in cui esistevano quei partiti veri che il Dibba vorrebbe scimmiottare.

Ed allora ecco la risposta. Tranchant come al solito, ma meno luciferina. “Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto… ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film “Il giorno della marmotta””. Vecchia pellicola del 1993, più nota ai cinefili che non ai politici. Soprattutto ai comici, per dovere di status. Molte delle trovate del film faranno scuola. Per Beppe Grillo, quindi, quasi un ritorno alle origini.

Sarà stato un messaggio immediatamente comprensibile? Il dubbio è lecito e quasi tutti i giornali hanno fatto a gara nel tentativo di decrittarlo. Beppe Grillo, questo il senso delle spiegazioni, considera il suo giovane amico un specie di imbambolato, come Phil Connors, il protagonista del film. Un meteorologo che si avviluppa in un loop ripetitivo, fino a perdere di vista il senso della realtà. Vive lo stesso giorno decine di volte, in una crescente frenesia che lo spinge addirittura verso il suicidio, finché il rapporto con la donna amata non lo spinge ad un gesto di cambiamento e di riconciliazione con se stesso.

Ci vuole quindi una bella fantasia per capire che la tesi di un congresso è una proposta fuori dal tempo. Nel tentativo di distruggere, con una battuta, quanto Di Battista aveva cercato di spiegare nel salotto di Lucia Annunziata. Finora il MoVimento ha fatto delle cose che, in Italia, nessuno o aveva mai realizzato. Dal salario di cittadinanza allo spazza corrotti. Più in generale ha avuto la funzione storica di costituzionalizzare il dissenso. Evitando che le tensioni sociali raggiungessero punti di rottura. Più o meno il miracolo del PCI – aggiungiamo noi – all’indomani del 1948.

Ma quel tempo si è ormai consumato – riprende il Dibba – vi sono nuove sfide da affrontare in una situazione del Paese, che è ben peggiore di quanto si vorrebbe rappresentare. Il pericolo maggiore è che il trionfo del doppio petto, come terreno di approdo del MoVimento, lasci scoperto un fianco, che altri potrebbero tentare di coprire. Con quali esiti non è possibile dire. Ed ecco allora la necessità di un “congresso” o di una “grande assemblea” dove poter fare il punto della situazione per individuare le necessarie strategie ed il conseguente gruppo dirigente. L’ABC della politica. Della vecchia politica, se si vuole. Ma sempre politica rimane.

Ed ecco, allora, il piccolo effetto valanga. Lo schierarsi dei vari leader e leaderini. E le preoccupazioni degli alleati. Lo scossone c’è stato. Grillo avrebbe preferito un’altra strada. Più europea, si potrebbe dire. Una politica dei piccoli passi, in cui l’intendance – ossia la soluzione di governo – suivra. Garantendo così ad un Giuseppe Conte, sulla cresta dell’onda, dopo la Kermesse con gli Stati generali, un atterraggio morbido. Soluzione sempre possibile. Ma da oggi molto più incerta.

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