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Perché governo Johnson e Bbc guerreggiano

Protocollo Nordirlandese

Che cosa succede nel Regno Unito fra governo Johnson e Bbc. Il punto di Daniele Meloni

 

Che tra il governo Tory e la Bbc non scorresse buon sangue era cosa nota a tutti. Ma la recente offensiva dell’esecutivo contro la corporation ha colpito, non tanto per la tempistica, ma per la durezza.

Nei giorni scorsi il Ministro per la Cultura del Governo Johnson, Nadine Norries, ha annunciato il congelamento del pagamento del canone (159 sterline l’anno) per i prossimi due anni e la possibilità, in futuro, di azzerarlo. È la prima mossa dei Tories per tentare di contenere il carovita e l’esplosione dell’inflazione che, secondo la Bank of England, potrà raggiungere il 7% nel 2022.

L’approssimarsi della scadenza della Royal Charter nel 2027 e la concorrenza sempre più spietata dei nuovi media come Netflix e Amazon Prime stava già mettendo il futuro della Auntie al centro dell’interesse del Dipartimento Media, Cultura, Comunicazione e Digitale del governo. Il cambio al vertice del dipartimento durante il rimpasto di settembre con Oliver Dowden che ha lasciato il posto a Nadine Dorries ha portato a un cambio di passo quasi in simultanea con l’arrivo ai vertici della Bbc di Tim Davie come direttore generale, e dell’ex banchiere Richard Sharp come chairman (si dice sponsorizzato dall’ex collega in JP Morgan, il Cancelliere Rishi Sunak). Entrambi i nuovi dirigenti vantano, in passato, un’affiliazione al partito Conservatore.

Così, l’esplosione del Partygate che riguarda da vicino Johnson mettendone a repentaglio la permanenza a Downing Street ha fatto riesplodere la lotta tra il governo e l’emittente. I Tories accusano la Bbc di liberal bias e di essere governata da logiche conformiste, adagiate sulla prevalenza degli interessi dei centri urbani e dei ceti medi e medio-alti progressisti. La copertura dei drink post-lavoro a Downing Street durante il lockdown è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La Beeb ha mandato in breaking news qualsiasi dichiarazione dell’ex consigliere del Premier, Dominic Cummings e qualunque fonte anonima rivelasse la presenza di Johnson alle feste. Perdippiù, ha esitato diversi giorni prima di rendere conto al leader dell’Opposizione, Sir Keir Starmer, del suo drink, al chiuso, a Durham quando vigevano altre restrizioni. Ecco perché l’occasione è stata propizia per Dorries e per il governo per attaccare, facendo breccia, tra le altre cose, anche nell’antipatia che la base dei Tories prova per la corporation. Cosa di non secondaria importanza visto che Johnson sta lottando per salvare la sua carriera politica e, proprio ieri, è emerso che, secondo un sondaggio Redfield&Wilton, oltre il 60% degli iscritti al partito vuole che il Premier vada avanti, respingendo così l’idea delle sue dimissioni.

Sin dall’inizio il Partygate si è mostrato più come un confronto tra il governo e i media che non tra il governo e i laburisti, pronti comunque ad approfittare di eventuali scossoni. Bbc e Sky News hanno dato ampio spazio alle rivelazioni sui drink, ITV ha mostrato la mail di invito alla festa del segretario di Johnson, Reynolds, sul suo sito, e i capi delle sezioni politiche del Mirror (Pippa Crerar) e dello stesso quotidiano conservatore Daily Telegraph, hanno pubblicato tutte le notizie – anche le più inattendibili – sulla vicenda. L’accerchiamento nei confronti di Johnson è pressoché totale ma è nei confronti della Bbc che il governo si sta muovendo per ottenere i classici due piccioni con una fava: punirla per la copertura della vicenda e mostrare al suo elettorato – specie tra i più anziani – che si sta muovendo per porre un freno al carovita. Settimana decisiva: per Johnson e per il futuro della Bbc.

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