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Perché Emirati Arabi e Bahrein hanno firmato un accordo con Israele

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Bahrein

Fatti, analisi e scenari sugli accordi di normalizzazione delle relazioni dello Stato ebraico con Emirati Arabi e Bahrein firmati alla Casa Bianca

I FATTI

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha firmato alla Casa Bianca gli accordi di normalizzazione delle relazioni dello Stato ebraico con Emirati Arabi e Bahrein, rappresentati dai rispettivi ministri degli Esteri, Abdullah bin Zayed Al-Nahyan e Abdullatif Al Zayani. Dopo Egitto e Giordania anche i due Paesi del Golfo inaugurano quindi relazioni diplomatiche con Israele, aprendo la strada alla cooperazione economica, ha sottolineato il New York Times.

LE REAZIONI

“È l’alba di un nuovo Medio Oriente”, ha proclamato Donald Trump, assicurando che “tra 7 e 9 altre nazioni sono pronte a seguire questi passi” e che anche i palestinesi torneranno a negoziare, secondo la Bbc. Il presidente statunitense ha poi promesso un’intesa con l’Iran se sarà rieletto. Ma i leader dell’Anp e di Hamas hanno denunciato ribadito che “la nostra causa non si svende”, mentre dalla Striscia di Gaza sono partiti nuovi razzi contro le città del Sud di Israele.

IL FOCUS DELL’ISPI

“L’accordo sancisce così l’avvio di relazioni diplomatiche ufficiali portando a 4 gli stati del Medio Oriente che riconoscono Israele, dopo l’Egitto (1979) e la Giordania (1994)”, ha sottolineato in un focus l’Ispi.

SOSTEGNO A ISRAELE ANTI IRAN

Oltre alle ricadute commerciali, l’accordo porterà in dote un aiuto a Israele a diminuire il suo isolamento nella regione. Per il premier Benjamin Netanyahu si tratta di una doppia vittoria, secondo gli analisti dell’Istituto per gli studi di politica internazionale: “Mentre il suo paese si avvia – primo caso al mondo – a un secondo lockdown per combattere la pandemia da coronavirus, e con l’avvicinarsi del processo che lo vede accusato di corruzione, l’astro del premier israeliano brilla in politica estera, grazie all’allargamento dell’asse regionale contro l’Iran. Un nemico comune ad Abu Dhabi, e al Bahrein, paese retto da una monarchia sunnita ma dalla popolazione a maggioranza sciita, che Manama teme possa rivelarsi una quinta colonna di Teheran”.

L’ANALISI DI BIANCO

“Facilitare la posizione regionale di Israele è un obiettivo che risale agli inizi del mandato di Trump – ha scritto su Limes l’analista Cinzia Bianco – Già nel 2017, il presidente e il suo genero, Jared Kushner, avevano cercato di coinvolgere Emirati Arabi Uniti (Eau) e Arabia Saudita nella strategia dietro al cosiddetto Deal of the Century Trump ha poi cambiato strategia, passando direttamente a chiedere una normalizzazione bilaterale. Con gli Eau è stato facile: i sauditi invece hanno potuto offrire la normalizzazione tra Israele e il piccolo Bahrein, legato a doppio filo a Riyad. Adesso, il Bahrein potrà fungere da piattaforma neutra per incontri non ufficiali tra sauditi e israeliani”.

LO SCENARIO

Che cosa succederà ora? Secondo l’analista Bianco, la normalizzazione molto probabilmente s’interromperà qui: “Lo suggeriscono le reazioni a questi accordi negli altri paesi del Golfo. In Kuwait e in Oman la società civile e i gruppi pseudo-politici hanno opposto nettissimi rifiuti. Il Qatar, oramai in tutto e per tutto dipendente dalla Turchia, non ha potuto che accodarsi alla retorica ipocrita di Ankara, la quale ha rapporti diplomatici consolidati con Gerusalemme ma che, dato il coinvolgimento strategico dell’arcinemico emiratino, vede questi accordi come il tentativo di rafforzare il fronte anti-turco”.

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