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Bono Fincantieri

Perché Bono azzoppa Giordo in Fincanteri

Fincantieri ha rimosso dall'incarico di responsabile della Divisione Navi Militari, Giuseppe Giordo. A pesare sul manager la vicenda D'Alema-Colombia. Tutti i dettagli

 

La vicenda colombiana si abbatte su Fincantieri, con una prima testa a cadere.

Il gruppo della cantieristica navale di Trieste guidato da Giuseppe Bono ha deciso di sospendere temporaneamente Giuseppe Giordo dall’incarico di responsabile della Divisione Navi Militari.

Su Giordo pesa la vicenda Colombiagate, il caso che vede protagonista l’ex premier Massimo D’Alema in qualità di mediatore nella vendita da 4 miliardi di euro di mezzi militari alla Colombia da parte di Fincantieri e Leonardo.

Nel frattempo, si attendono i risultati degli audit interni avviati dalle due aziende partecipate dello stato. Come ha annunciato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in Aula alla Camera rispondendo a un’interrogazione Fdi nel corso del question time il 23 marzo. “I risultati saranno oggetto di approfondimento e valutazione dagli organi societari e dalla istituzioni preposte” fa sapere il ministro.

Ma l’ad Bono non ha perso tempo. Quindi ha sollevato il manager da ogni incarico operativo. Pare che egli stesso abbia assunto temporaneamente la responsabilità della Divisione Navi Militari del gruppo.

“Il 5 aprile, intanto, il numero uno di Leonardo, Alessandro Profumo, è atteso in audizione alla commissione Difesa del Senato”, segnala oggi il Corriere.

Ma oltre all’impegno di facilitazione svolto lo scorso anno dall’ex premier D’Alema per tentare di realizzare la compravendita, tanti passaggi risultano intricati e da capire. Come la provvigione evocata – secondo le ricostruzioni giornalistiche sulla base anche di un audio – da 80 milioni nell’affare e il ruolo di due mediatori.

“Tant’è che, una volta emerso il ruolo di D’Alema, la trattativa è saltata e la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta” riportava la scorsa settimana il Corriere della sera.

Tutti i dettagli.

IL COLOMBIAGATE

A inizio marzo è scoppiato il caso del presunto tentativo di vendita al Governo colombiano di forniture militari prodotte da Fincantieri e Leonardo.

Nello specifico, La Verità — primo a riportare la vicenda in maniera dettagliata — parla di “vendita al ministero della Difesa colombiano di 4 corvette Fcx30 e due sommergibili classe Trachinus prodotti da Fincantieri e di alcuni aerei M346 di Leonardo”.

Secondo D’Alema, intervistato da Repubblica, inizialmente “non c’erano stati contatti a livello governativo. Per questo ho fatto due cose: ho parlato con l’ambasciatrice della Colombia, Non ne sapeva nulla. Ne sono rimasto sorpreso. E ho provveduto a informare il vice ministro alla Difesa, Giorgio Mulè, dell’attività in corso”.

Dunque interpellato in prima persona, “Il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè (Forza Italia) ha raccontato di essere stato informato del ruolo dell’ex premier dall’ambasciatrice colombiana a Roma e di aver chiesto chiarimenti a Leonardo” ricorda il Corriere.

IL PRESUNTO COINVOLGIMENTO DI GIORDO PER FINCANTIERI

Nel frattempo, D’Alema, interpellato dai giornali, spiega che della possibile vendita colombiana ha informato le due aziende. “In Fincantieri aveva contattato proprio Giordo” riporta oggi il Corriere.

A inizio mese D’Alema rivelava a Repubblica che “si sono conseguiti risultati: per Fincantieri, si è arrivati anche a un memorandum of understanting”.

“Le trattative portano a un memorandum of understanding tra due militari colombiani e Fincantieri, firmato a Bogotà a fine gennaio dal direttore generale Navi Militari Giuseppe Giordo e il direttore commerciale Achille Furfaro. Per Leonardo si svolge a Bogotà una riunione con Carlo Bassani”, scriveva il 2 marzo il Fatto Quotidiano.

Ma del memorandum siglato da Fincantieri con la Colombia ad oggi l’azienda non ha mai fatto menzione, anzi a La Verità il gruppo di Giuseppe Bono ha smentito la stipula di un accordo con la Colombia.

LE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI

Nel frattempo, il caso ha scosso la politica. Lega, Forza Italia, Leu, Italia Viva e Fratelli d’Italia hanno presentato interrogazioni al governo per chiarire i contorni della vicenda.

LA POSIZIONE DEL MINISTRO DELLA DIFESA

E proprio la scorsa settimana ha risposto alla Camera il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, annunciando che Leonardo e Fincantieri avevano avviato “indagini interne per chiarire le questioni aperte, i cui risultati saranno oggetto di approfondimento e valutazione degli organi societari e delle istituzioni”.

Il ministro ha precisato che “nessun aspetto della vicenda in questione è riconducibile all’utilizzo dello strumento del ‘G to G’ tra il Governo italiano e il Governo della Colombia”, e che “le interlocuzioni istituzionali intrattenute siano configurabili come normali rapporti tra Paesi e che nulla hanno avuto a che fare con eventuali collaborazioni tra aziende e società mediatrici, consulenti o professionisti esterni”.

Infine, Guerini ha sottolineato che “il dicastero della Difesa non svolge né funzioni di controllo e sorveglianza nei confronti delle aziende del settore che competono ad altri ministeri né ha competenza sulla procedura di vendita di materiale bellico all’estero”.

Nel frattempo, “Il governo aspetta gli audit e poi il ministero dell’Economia, che vigila sui due gruppi, valuterà il da farsi”, ha dichiarato il sottosegretario alla Difesa Mulè.

LE CONSEGUENZE PER FINCANTIERI E GIORDO

Ma in attesa dei risultati degli audit interni di Leonardo e Fincantieri, quest’ultima è corsa ai ripari.

Ed ecco che il vertice di Fincantieri ha rimosso Giordo dall’incarico.

IL TEMPISMO DELLE NOMINE

Infine, la vicenda si colora di un tempismo amaro del giro di nomine per i vertici delle partecipate di Stato.

Come ricorda il Corriere “nelle prossime settimane il governo dovrà procedere al rinnovo del vertice di Fincantieri e tra i possibili candidati per l’incarico di amministratore delegato figurava proprio il nome di Giordo. Un’ipotesi ormai tramontata. In pista, invece, resta l’opzione che Bono ottenga una riconferma come amministratore delegato o, eventualmente, come presidente di Fincantieri, sebbene ne sia alla guida dal 2002. Tra le possibilità anche la nomina del direttore generale, Fabio Gallia, al posto di Bono”.

Tra l’altro Giordo – secondo le recenti cronache – era considerato in corsa per il posto di Bono, destinato alla presidenza al posto di Giampiero Massolo, che sarà presidente di Atlantia.

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