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Perché Apple, Facebook e Google sono di nuovo nel mirino delle autorità Usa

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Google

Facebook, Google e Apple sono tornate di nuovo nel mirino delle autorità statunitensi per questioni di privacy e ragioni antitrust.

 

La tregua nei confronti delle aziende tecnologiche è terminata: malgrado lo scenario di tensioni razziali, provocazioni presidenziali e pandemie, Facebook, Google e Apple sono tornate di nuovo nel mirino delle autorità statunitensi per questioni di privacy e ragioni antitrust.

E questo nonostante il miglioramento della loro reputazione con l’inizio del coronavirus che ha mostrato l’utilità dei social, dell’e-commerce, degli strumenti per le videoconferenze grazie ai quali è stato possibile mantenere i contatti tra persone.

UN MESSAGGIO VINCENTE A DESTRA E SINISTRA

In realtà, come racconta Margaret Harding McGill di Axios, “parlare del potere dei colossi della tecnologia è un messaggio sempre più vincente tra gli americani sia della destra populista che della sinistra progressista. Può anche presentare vantaggi competitivi e politici per coloro che si esprimono” con il “più grande giocatore” rappresentato “dallo stesso presidente Donald Trump”.

L’ARENA SI SCALDA

Ma come si sta scaldando l’arena politica americana? Semplice: le aziende che competono con o si affidano alle grandi aziende tecnologiche sono sempre più apertamente criticate e questo, in alcuni casi, ha portato a preoccupazioni sia tra le autorità sia tra i componenti dell’antitrust.

Oracle, ad esempio, è bloccata in una lunga battaglia sul copyright con Google, e ha fatto pressioni contro l’azienda su questioni di privacy sostenendo le modifiche all’immunità legale delle piattaforme online per i contenuti inseriti dagli utenti. L’amministratore delegato di Oracle, Ken Glueck, ha sottolineato che non c’è un ampio ‘techlash’, cioè un sentimento negativo, ma un’azione più ristretta contro le aziende il cui modello di business si basa sulla raccolta dei dati dei consumatori.

YELP CONTRO GOOGLE

Yelp si è fatta sentire nelle sue richieste di azione antitrust contro Google, accusando l’azienda di favorire ingiustamente i propri prodotti nei risultati di ricerca. L’anno scorso ha addirittura ospitato un evento intitolato “Vanguard of the Techlash”.

NEWS CORP IN PRIMA LINEA

Anche News Corp è in prima linea nelle critiche rivolte dall’industria dell’informazione nei confronti dei giganti della tecnologia che, a loro dire, raccolgono ingiustamente gli introiti pubblicitari degli editori.

LE CRITICHE DEI REPUBBLICANI

Gran parte delle critiche tecnologiche dei Repubblicani “si concentra sulle rivendicazioni di pregiudizi anticonservatori e sui rapporti delle aziende della Silicon Valley in Cina”, sottolinea Harding McGill.

Il senatore Josh Hawley “si è rapidamente fatto un nome” come uno dei più attivi: ha richiesto indagini antitrust, riforme della legge sulla privacy online dei bambini e ha introdotto un disegno di legge per creare un processo di audit governativo per garantire che le piattaforme moderino i contenuti in modo politicamente neutrale.

Un altro senatore repubblicano Marsha Blackburn si è schierata contro il mancato rispetto della privacy nella tecnologia suggerendo che ci dovrebbe essere una politica federale uniforme che tenga le aziende tecnologiche e di telecomunicazioni agli stessi standard di privacy. Ha anche esortato la Federal Trade Commission a prendere provvedimenti contro Facebook e Google per potenziali violazioni della privacy, della sicurezza dei dati e dell’antitrust.

Stesso discorso per Lindsay Graham che in qualità di presidente della Commissione giudiziaria, ha introdotto una legislazione bipartisan che richiede alle piattaforme online di “guadagnarsi” l’immunità legale di cui godono attualmente per i contenuti inseriti dagli utenti ai sensi della Sezione 230 del Communications Decency Act.

COSA DICONO I DEMOCRATICI

Di tenore simile il discorso per i democratici: a sinistra il discorso sul ‘techlash’ ha toccato la privacy, la disinformazione e i modi in cui le aziende tecnologiche possono esacerbare le disuguaglianze sociali. Ma l’applicazione dell’antitrust è stato forse il tema più importante. Il senatore Richard Blumenthal, un ex procuratore generale dello Stato coinvolto nel caso antitrust di Microsoft, ha sostenuto un cambiamento nella legge Section 230 relativa al traffico sessuale, ha co-sponsorizzato il disegno di legge di Graham e si è unito ad Hawley in una lettera al Dipartimento di Giustizia per sollecitare un’ampia revisione delle pratiche di Google nella sua indagine antitrust.

Il senatore Elizabeth Warren ha fatto della separazione di Amazon, Facebook e Google una parte importante della sua campagna per la presidenza, e ha definito Facebook una “macchina della disinformazione a scopo di lucro” nel criticare la sua politica di pubblicità politica.Il rappresentante David Cicilline, presidente del sottocomitato antitrust della Camera dei giudici, sta conducendo un’indagine bipartisan sul potere di mercato di Amazon, Apple, Facebook e Google.

COSA FANNO LE ORGANIZZAZIONI SOCIALI

Anche le organizzazioni che spingono per un’azione antitrust o per cambiamenti legislativi sono rimaste in contatto durante la pandemia. Due gruppi di recente si sono fatti largo: il primo è l’American Economic Liberties Project che è stato lanciato quest’anno con il finanziamento della rete Omidyar del fondatore di eBay, Pierre Omidyar, ed è guidato da Sarah Miller, che è anche co-presidente della coalizione Freedom From Facebook e Google. Il progetto ha pubblicato un documento che delinea i rimedi antitrust e normativi per limitare il potere di Facebook e Google. L’altro è The Internet Accountability Project, un gruppo di difesa conservatrice che ha ricevuto finanziamenti da Oracle e ha concentrato i suoi sforzi su pregiudizi anticonservatori, violazioni della privacy, pratiche anticoncorrenziali e altre questioni.

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