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Perché a Bruxelles la Commissione von der Leyen si è già ingrippata. Il commento di Capezzone

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Che cosa succederà alla Commissione von der Leyen dopo il clamoroso doppio schiaffo che l’Europarlamento ha rifilato prima a Goulard (la commissaria designata dalla Francia) e poi a chi l’aveva fortemente voluta, cioè Macron. Il commento di Daniele Capezzone (estratto di un articolo pubblicato su La Verità)

 

Un problema istituzionale, tre enormi questioni politiche. E’ questo ciò che resta sul terreno dopo il clamoroso doppio schiaffo che l’Europarlamento ha rifilato prima a Sylvie Goulard (la commissaria designata dalla Francia) e poi a chi l’aveva fortemente voluta, cioè Emmanuel Macron.

Il problema istituzionale è presto riassumibile. Il voto finale di convalida dell’intera Commissione doveva esserci tra il 23 e il 24 ottobre prossimi, con la prospettiva di un ingresso formale in carica dal 1° novembre. Ma di tutta evidenza, ora, il calendario dovrà essere modificato. Infatti, non solo la Francia, ma pure l’Ungheria e la Romania, gli altri paesi che hanno assistito alla bocciatura dei loro commissari, dovranno procedere a nuove nomine. Ammesso che il convoglio riparta a velocità accettabile, e considerando il nuovo round di audizioni parlamentari da calendarizzare dopo le ulteriori designazioni, tutto rischia di slittare di almeno un mese: voto in Aula a fine novembre e entrata in carica a dicembre.

E nel frattempo che si fa? Prorogatio della Commissione Juncker. E non è certamente un segno di buona salute per l’Ue: perché saranno le settimane decisive per il dialogo con i singoli paesi sulle manovre di bilancio, oltre che per il dossier Brexit.

Veniamo ai problemi politici. Primo: ci avevano raccontato, dopo le Europee, che gli eurolirici avevano vinto, e che i sovranisti erano stati ricacciati nell’angolo. E invece? E invece la stessa Ursula von der Leyen, come si ricorderà, la scampò per appena 9 voti (con il concorso decisivo della stampella grillina: ridotta a ruota di scorta dell’establishment francotedesco), e adesso la supercommissaria francese è stata abbattuta senza pietà. Cosa emerge, dunque? Che la maggioranza raccogliticcia formatasi in Parlamento (Ppe, più Pse, più Renew Europe) non ha un programma politico e non ha un’intesa politica solida.

Secondo. Inutile derubricare tutto, come cercano di fare alcuni, spiegando gli eventi dell’altro giorno come una vendetta del tedesco Manfred Weber (Ppe), stoppato nei mesi scorsi da Macron nella sua corsa al vertice della Commissione. Non è solo una questione personale, ma c’è una precisa volontà tedesca di ‘transennare’ un Macron che si era convinto di essere il dominus del nuovo assetto europeo. Da questo punto di vista, anche dopo la sberla ricevuta, Macron ha peggiorato le cose, proclamando subito di voler difendere l’integrità del mega portafoglio che era stato attribuito alla Goulard: una sbavatura sul piano delle regole (il portafoglio non spetta a un paese, ma al singolo commissario designato), e una prova di debolezza, nel senso che è chiaro a tutti che altri paesi e altri gruppi puntano ora a smembrare le molte competenze che erano state attribuite alla Goulard.

Terzo problema. La Commissione è fragilissima. Immaginate se e come sarà capace di portare avanti programmi ambiziosi, dalla riforma di Dublino alla revisione degli altri Trattati. La prospettiva sarà quella di un modesto galleggiamento, con un continuo mercanteggiamento parlamentare.

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