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Io, generale, vi dico: il patto dei Nove sulla difesa europea alla Macron non mi convince. Ecco perché

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Il commento del generale Mario Arpino, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, su obiettivi e problemi dell’accordo a Nove in Europa (senza l’Italia) sulla difesa comune

Eccoli i magnifici nove della difesa: sono Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda, Danimarca, Lussemburgo, Spagna, Portogallo ed Estonia. Non la Nato dei 29, non la Pesco dei 25, non le cooperazioni rinforzate di Lisbona: saranno loro, almeno per quanto si riesce a comprendere dalla vaghezza di quest’idea d’Oltralpe, i paladini che ci difenderanno in caso di guai. C’è tutto, perfino le bombe atomiche anglo-francesi ed un paio di seggi al Consiglio di Sicurezza. Meglio di così….

I NOVE, LA GRANDEUR FRANCESE E L’INTRAPRENDENTE MACRON

Anche questa brillante iniziativa, solo l’ultima di una serie di fughe in avanti lanciate dai cugini d’oltralpe che, sotto ben tre differenti presidenze, ci hanno immancabilmente danneggiato, sembrerebbe destinata ad riaffermare il mai sopito sentimento di grandeur dei francesi. Che, sotto questo aspetto, sono senz’altro da ammirare. Ma non da assecondare. Pare che in quest’opera, sbandierando l’Europa ma senza riuscire a camuffare la ferma determinazione di diventarne il Capo politico e militare, sia lo sport preferito dell’intraprendente Macron. In questo ha già doppiato il più modesto Hollande e, in brevissimo tempo, sta raggiungendo, in termini di capacità di combinare guai, il pur abile Sarkosy.

L’ITALIA NON HA ABBOCCATO

Ma l’Italia, onore al merito, a differenza di tante altre volte (Libia 2011, accordi Fincantieri, “accordi del Quirinale”, Niger, Haftar, ecc.). questa volta non ha abboccato. Per lo meno, non subito. Apprese alcune lezioni si è giustamente concessa una pausa di riflessione. Pur sapendo che, quando non ci si siede a un tavolo, è più difficile far giungere la propria voce. Ma stiamo imparando che c’è modo e modo di stare seduti al tavolo: aggregandosi senza idee, o presentandosi con un proprio pacchetto. Da discutere, certo, ma senza pigri atteggiamenti di rinuncia: se prima ci pensiamo, lo confezioniamo bene, stabiliamo alcuni obiettivi non rinunciabili e ci prepariamo in mano le carte per conseguirli, poi possiamo anche aderire. E può darsi dovremo farlo.

IL FUTURO DI SICUREZZA E DIFESA

La questione posta così a grandi linee e con tanta soavità dal bravo Macron non è affatto banale: si tratta del futuro della nostra sicurezza e difesa, e bisogna pensarci bene. L’European defense iniziative (Edi) macroniana (qualora, com’è accaduto altre volte, non si tratti del solito lancio pubblicitario della grandeur) si pone come un terza via, in verità atipica, per conseguire una autonoma e credibile capacità expeditionary europea (ma non dell’Unione), dotata di proprie forze, proprio Stato Maggiore e proprio sistema di comando e controllo.

IL DOSSIER INTELLIGENCE

Obbligatoria, a questo punto, diventa anche la disponibilità di un proprio sistema di intelligence, non solo operativa. La domanda che viene subito spontanea è: perché questa novità, e in favore di chi? Dei magnifici nove e del loro nuovo leader (Macron, ovviamente, nella veste di ”americano” d’Europa), o di tutto l’Occidente?

VANTAGGI E SOVRAPPOSIZIONI

Questa struttura, se avrebbe il vantaggio di agevolare il processo decisionale (dimezzare e più il numero delle teste cui spetta un apporto decisionale e mantenere nel gioco le forze del Regno Unito dopo la Brexit, compreso il link con gli Usa), può anche portare a costose sovrapposizioni. E tutto il lavoro, sostenuto dall’Italia, per la Pesco, le incentivazioni per lo sviluppo della ricerca nell’industria duale, l’Edf, sarebbe destinato a rimanere nel limbo dei 25 firmatari della Ue? La Nato, poi, possiede già tutte le capacità che si vorrebbero sviluppare con la Edi.

IL RUOLO DELLA NATO

Ricordiamo che, in tutta questa girandola di idee, le forze in campo (Usa e Canada a parte) sono sempre le stesse. Non varrebbe allora la pena, se il problema è semplificare risparmiando, lavorare per potenziare in termini militari e decisionali la posizione europea nella Nato, acquisendo così maggiore voce in capitolo (anche in termini di dottrina e di impiego) nel dialogo con gli stati Uniti? Finché lasciamo che siano loro, e sempre loro, i maggiori contribuenti, non cambieranno né la politica, né la volontà di indirizzo.

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