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Scholz

Tutte le delusioni e le umiliazioni di Scholz in Cina

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz torna a Berlino dopo un lungo ma infruttuoso viaggio in Cina: il presidente Xi e il premier Li non hanno accolto le sue richieste, contestandolo apertamente.

 

Il più lungo viaggio mai effettuato in Cina da quando è cancelliere non ha portato fortuna a Olaf Scholz, che torna a casa a mani vuote e con la doppia umiliazione infertagli dal presidente Xi e dal premier Li che non solo non hanno accolto le sue rimostranze sulla concorrenza non equa, sulla sovrapproduzione industriale cinese e sul dumping ma hanno tentato di spiegargli che lui i suoi amici americani hanno torto su tutto.

La visita

Un tour di quattro giorni in Cina per Scholz scortato dal Gotha dell’industria tedesca come il Ceo di Siemens Roland Busch, quello di Mercedes Benz Ola Kallenius, quello di Merck Belen Garijo, i boss di Bmw e Bayer Olivers Zipse e Bill Anderson, e l’elenco potrebbe continuare.

E sono stati proprio dirigenti e imprenditori a dettare l’agenda di questa visita con dichiarazioni inequivocabili sulla necessità di mantenere molto stretti i legami economici tra Germania e Dragone malgrado le avversità del momento e il contesto internazionale più che sfavorevole.

“Ritirarsi da un simile ampio mercato non è un’alternativa”, ha detto Kallenius da Pechino parlando con l’emittente tedesca ARD. “Vediamo più opportunità che rischi” gli ha fatto eco Zipse con parole riportate da Reuters.

Ma, come osserva la stessa agenzia di stampa, era stata la stessa durata del viaggio di Scholz, in quella che è stata la più prolungata visita bilaterale da quando è diventato cancelliere, a segnalare che “la Germania non fa sul serio quando si tratta di diversificare i commerci e continuerà a dare la priorità a vantaggi finanziari di breve termine sulla sicurezza di lungo termine”.

Il tweet del portavoce

La cruda verità la spiega direttamente l’assistente ministro degli Esteri nonché portavoce del governo cinese Hua Chuenying in un tweet eloquente sui numeri della cooperazione sino-tedesca da lui definita una “win-win partnership”: il 91% delle aziende tedesche non avrebbe secondo un sondaggio cinese piani di uscire dal Paese; gli investimenti esteri diretti tedeschi in Cina nel 2023 hanno raggiunto il livello record di 11,9 miliardi di euro con un incremento del 4.3% rispetto all’anno precedente; il totale degli investimenti tedeschi in Cina rappresenta più del 10% di tutti gli investimenti esteri tedeschi.

Le tensioni tra Scholz e Xi

A fronte di questi dati eclatanti e della natura tutto sommato benevola della visita, quando si è trovato a tu per tu con il presidente Xi il cancelliere ha avuto il suo momento verità.

È successo quando Scholz ha tentato di spiegare al collega il problema per la Germania, l’Europa e non solo rappresentato dalla sovrapproduzione cinese nei settori dell’economia green e in particolare dell’elettrico che, anche alla luce dei generosissimi sussidi di cui beneficiano, pongono una seria minaccia all’industria e alla stessa sovranità dei Paesi importatori.

Ma la risposta di Xi è stata che proprio quel primato beneficia non solo gli acquirenti di quelle tecnologie ma il mondo intero contenendo ad esempio l’inflazione.

“Le esportazioni cinesi di veicoli elettrici, batterie al litio e prodotti solari hanno arricchito l’offerta del mercato globale e allentato le pressioni inflazionistiche, offrendo anche un grosso contributo agli sforzi globali per affrontare i cambiamenti climatici e la transizione verde”, è quanto il capo del Partito unico ha detto al suo ospite secondo quanto riportato da Bloomberg.

La sferzata dal premier

Non meno umiliante per Scholz è stata la predica ricevuta dal premier cinese Li Qiang il giorno prima del colloquio con Xi.

Dopo aver segnalato al premier che le aziende tedesche vogliono sì incrementare gli investimenti in Cina ma chiedono, parole sue, “un accesso paritario al mercato, eque condizioni per la competizione, la protezione della proprietà intellettuale e un sistema giudiziario affidabile”, il cancelliere ha incassato non solo il silenzio della controparte ma un rimprovero pienamente sintonizzato con quanto Xi avrebbe spiegato a Scholz il giorno dopo.

Anziché rispondere ai punti sollevati, Li ha spiegato al cancelliere che il suo Paese tratta in modo corretto le aziende straniere ma sussidia le proprie in pieno accordo con le regole del Wto.

“I sussidi industriali”, ha detto Li con parole riportate ancora da Bloomberg, “sono una pratica comune nel mondo, e molti Paesi ne erogano di più della Cina”.

E quanto al tema che l’esecutivo tedesco era venuto fino a Pechino per sollevarlo davanti ai diretti interessati, ossia la sovrapproduzione, la replica del premier è stata che essa “serve ad assicurare una piena competizione e la sopravvivenza del più adatto”.

Tentar non nuoce

Eppure Scholz ci aveva provato in tutti i modi a recapitare il messaggio, persino con un discorso all’Università Tongji di Shangai tenuto prima di incontrare XI e Li, in cui era stato cristallino nel chiedere che “la competizione deve essere equa”, “no al dumping”, “no alla sovrapproduzione”.

Porgi l’altra guancia?

Ma i tentativi sono stati inutili e, sottolinea Politico, l’unica cosa che il cancelliere porta a casa è lo “schiaffo” ricevuto da Xi sul tema del protezionismo nel contesto di un incontro che i media cinesi hanno raccontato come amorevole e arricchito da una tazza di thè e da una passeggiata.

Pechino “non è una minaccia alla sicurezza” ha enfatizzato Xi davanti a uno Scholz attonito e costretto ad ascoltare dal suo interlocutore che la cooperazione tra i rispettivi Paesi non rappresenta affatto un rischio come lo dipingono ormai da tempo gli americani, moltissimi europei e persino esponenti di punta dello stesso governo tedesco.

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