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Nozze tv in Francia TF1-M6: Macron festeggia?

Macron

 

Il gruppo tedesco Bertelsmann cederà il controllo della seconda emittente tv francese M6 alla concorrente Tf1 (prima tv in Francia), che fa capo a Bouygues. Un’operazione che politicamente può essere gradita da Macron. Ecco perché. Il punto di Enrico Martial

 

Non si è ancora spenta l’eco dell’accordo raggiunto tra la Vivendi di Vincent Bolloré e Mediaset-Fininvest, che già trova una soluzione la seconda grande partita che si sta giocando nella comunicazione e nelle Tv in Francia.

Il gruppo tedesco Bertelsmann (giro d’affari di 18mld nel 2019, e il secondo operatore privato nei media francesi), cederà le sue partecipazioni, in particolare con la televisione M6 e con RTL, al gruppo Bouygues, e cioè alla prima rete televisiva, TF1.

L’approccio tecnico è quello della fusione. Per il gruppo Bouygues il costo sarà di 641 milioni di euro, con cui comprerà circa il 30% delle azioni del gruppo M6 di Bertelsmann, che terrà circa il 16% del capitale. La sua presenza sarà utile sia per le questioni di concentrazione, che vanno regolate con le autorità pubbliche francesi (CSA), sia per le sinergie che vanno iscritte nella costruzione di più grandi soggetti europei nel settore dei media, per contrastare l’avanzata dei grandi gruppi statunitensi, come Netflix.

Finora amministratore di M6, Nicolas de Tavernost assumerà il compito di guidare il nuovo gruppo.

Il negoziato si è svolto in modo rapido, tenuto conto che sia M6 che TF1 vedranno la scadenza della loro concessione televisiva, e quindi la necessità di un rinnovo, già nel 2023. Pesa il ruolo delle due testate nel mercato pubblicitario: TF1 et M6 raggiungono una quota del 75%, ma vogliono far valere il nuovo sviluppo di Google e Facebook nel settore, che va contabilizzato.

Il matrimonio tra M6/RTL e TF1 ha un rilievo politico, proprio rispetto alla scelta di altri concorrenti.

Anzitutto, è escluso Vincent Bolloré che forse con Mediaset ne stava preparando la scalata: in questo modo viene meno il possibile ulteriore spostamento a destra (con simpatie per l’ultradestra) dei media francesi, a un anno dalle presidenziali e in evidente contrasto con l’attuale presidente Emmanuel Macron.

Rimangono esclusi anche Bernard Arnault (LVHM), Xavier Niel (Iliad, e più vicino a Macron) nonché Daniel Kretinsky, con Marianne TV e la rete business B-Smart.

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