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Non solo Tabacci, ecco gli strepitii politici su Leonardo-Finmeccanica

Tabacci Spazio

Il figlio di Bruno Tabacci assunto dal gruppo Leonardo (notizia svelata dal quotidiano Domani) è un “caso” per il Sole 24 Ore. L’affondo della Lega, gli sbuffi anti Lega di M5s, il comunicato dell’azienda, la posizione di Simone Tabacci e quel precedente ricordato da La Stampa

 

“Un quotidiano a noi ostile ci ha fornito un assist formidabile”, si gongola in ambienti della Lega sulla notizia pubblicata due giorni fa dal quotidiano Domani che riguarda il figlio di Bruno Tabacci, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’aerospazio, assunto dal gruppo Leonardo attivo nell’aerospazio e difesa.

“Ho fatto presente” al premier Draghi che il caso “non mi sembra di buon gusto”, ha detto ieri il leader della Lega, Matteo Salvini.

IL CASO TABACCI IN LEONARDO SECONDO IL SOLE 24 ORE

“È un caso l’assunzione di Simone Tabacci, figlio di Bruno Tabacci (Centro democratico), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla politica aerospaziale. Tabacci junior, 49 anni, è stato reclutato da Leonardo, colosso italiano della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore. L’azienda ha precisato: l’assunzione «è stata effettuata a partire dallo scorso 1° luglio a conclusione di una procedura di recruiting affidata ad una società esterna a cui Leonardo aveva dato incarico di selezionare uno o più profili con esperienza internazionale nell’ambito dell’M&A».

CHE COSA DICE LA LEGA SU TABACCI E NON SOLO

Il partito di Salvini ha innescato in effetti una dirompente polemica dopo la notizia pubblicata da Domani rincarando la dose con una nota del responsabile Difesa del Carroccio: «L’assunzione del figlio del sottosegretario Tabacci nella Leonardo dell’ad Profumo è solo l’ultima provocazione di una lunga serie. Più che al mercato e alle sfide globali, Leonardo è impegnata a trovare una poltrona per gente del Pd come Minniti (presidente della Fondazione Med-Or) e Violante (presidente della Fondazione Leonardo) o per l’ex portavoce di Di Maio, Rubei. Uno scandalo dopo l’altro, un impegno costante per accontentare gli appetiti della sinistra. Profumo si dimetta», scandisce il deputato, Paolo Ferrari, responsabile dipartimento difesa della Lega e capogruppo in commissione Difesa. “Nella medesima dichiarazione – fa notare il Corriere della Sera – oltre a chiedere le dimissioni di Alessandro Profumo, alimenta nuovamente lo scontro tra la Lega e Tabacci, dopo che nei giorni scorsi Salvini aveva contestato la scelta del sottosegretario di indicare l’ex ministro Elsa Fornero per un incarico nel Consiglio d’indirizzo per la politica economica”. Inoltre sia dalla Lega che da Fratelli d’Italia si ricorda anche il caso dell’ex consigliere di Luigi Di Maio, Carmine America, nominato consigliere d’amministrazione di Leonardo già quando era presieduto da Gianni De Gennaro (lodato anni fa da Carmine America per il ruolo di presidente del Centro studi americani con cui Carmine America ha collaborato quando il Csa era diretto da Paolo Messa, editore di Formiche e Airpress, top manager di Leonardo e da sempre molto vicino a De Gennaro). Tra l’altro Messa, dopo essere stato sostituito tempo fa come direttore Relazioni Istituzionali Italia di Leonardo, si appresta ora a lavorare negli Stati Uniti per conto di Leonardo con un ruolo non ancora comunicato dall’azienda.

I TRAMESTII POLITICI

Ma da ambienti del Movimento 5 Stelle non gradiscono l’immagine di un partito con addentellati rilevanti nel gruppo ex Finmeccanica. Alcuni senatori pentastellati, primo firmatario Elio Lannutti, hanno depositato un’interrogazione parlamentare in cui si chiede conto di un contratto fra il gruppo capitanato da Alessandro Profumo e la società di comunicazione Incontra di Enrico Cisnetto. “L’amministratore delegato di Leonardo S.p.A. Alessandro Profumo è genovese come Enrico Cisnetto”, scrivono i senatori pentastellati. Inoltre dai 5 Stelle trapelano altri sbuffi. Si fa soprattutto notare come anche personalità e professionalità vicine alla Lega siano state coinvolte dal gruppo della difesa e dell’aerospazio. ad esempio il giornalista e intellettuale di destra, Pietrangelo Buttafuoco, vicedirettore della rivista Civiltà delle Macchine, edita dalla fondazione Leonardo che è emanazione del gruppo partecipato dal ministero dell’Economia, e l’analista di geopolitica, e consigliere scientifico di Limes, Germano Dottori, già collaboratore del leghista Raffaele Volpi al dicastero della Difesa quando l’ex presidente del Copasir era sottosegretario; Dottori fa parte del board della fondazione Med-Or presieduta da Minniti. Gli schizzi pentastellati, rovistando nel passato, rammentano che durante precedenti gestioni dell’ex Finmeccanica fu assunto anche un figlio dell’ex parlamentare del Pd, Nicola Latorre, già presidente della Commissione Difesa del Senato e ora direttore generale dell’Agenzia Industrie Difesa voluto dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini (Pd).

LA NOTA DI LEONARDO SU SIMONE TABACCI

Sul caso Tabacci ieri Leonardo ha messo per iscritto: “In merito alle indiscrezioni riportate oggi da alcuni media, relative all’assunzione del Dott. Simone Tabacci con la qualifica di quadro nell’ambito delle attività di Merger & Acquisition di Leonardo, l’Azienda precisa quanto segue: In data 4 novembre 2020 l’azienda ha affidato a una società di recruiting esterna la selezione di uno o più profili con esperienza internazionale nell’ambito dell’M&A. Il processo selettivo ha portato alla individuazione di sette candidature in possesso dei requisiti richiesti. I colloqui avviati il 17 novembre 2020 hanno portato, attraverso successivi passaggi di selezione, alla scelta di due risorse da inserire nella struttura di CSEO (Chief Strategic Equity Officer): nello specifico un dirigente e un quadro. Il Dirigente è stato inserito in organico in data 15 marzo 2021 e il Quadro (nella fattispecie il dott. Simone Tabacci) in data 1 luglio 2021”.

LA POSIZIONE DI SIMONE TABACCI

«Naturalmente – ha fatto sapere con una nota Simone Tabacci – mi asterrò dal partecipare a qualsiasi attività connessa alle materie concernenti la delega di governo attribuita a mio padre relativa allo Spazio e al dipartimento per la Programmazione economica».

CHE COSA HA SCRITTO LA STAMPA

“Pesa un precedente, però – ha fatto notare oggi La Stampa – Già dieci anni fa, quando Tabacci senior era assessore del Bilancio a Milano nella giunta di Giuliano Pisapia, il figlio Simone era dirigente di Alerion, società partecipata dal fondo F2i. Tabacci guidò l’operazione che portò proprio F2i ad acquistare dal Comune le quote di Sea, l’azienda che controllava gli scali di Malpensa e Linate. E di fronte al conflitto d’interessi emerso si spiegò: «Mio figlio ha una certa età e totale autonomia, io non mi sono mai occupato delle sue cose»”.

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